Dio esiste veramente

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Dio esiste veramente

Messaggioda opepo » gio giu 23, 2011 1:18 pm

Sono rapito da un pensiero di Anselmo di Aosta ...anche se...non riesco a comprenderlo appieno...leggo...rileggo ..ririleggo...mi perdo... ci ritorno ...niente da fare

Anselmo di Aosta, Opere filosofiche, a cura di Sofia Vanni Rovighi, Laterza, Bari, 1969.
II. Dio esiste veramente
Dunque, o Signore, che dai l’intelligenza della fede, concedimi di capire, per quanto sai che possa giovarmi, che tu esisti, come crediamo, e sei quello che crediamo.
Ora noi crediamo che tu sia qualche cosa di cui nulla può pensarsi più grande. O forse non esiste una tale natura, poiché lo stolto disse in cuor suo: Dio non esiste (Ps XIII,1, e LII,1)? Ma certo quel medesimo stolto, quando ode ciò che dico, e cioè la frase "qualcosa di cui nulla può pensarsi più grande", intende quello che ode; e ciò che egli intende è nel suo intelletto, anche se egli non intende che quella cosa esista. Altro infatti è che una cosa sia nell’intelletto, altro è intendere che la cosa sia. Infatti, quando il pittore si rappresenta ciò che dovrà dipingere, ha nell’intelletto l’opera sua, ma non intende ancora che esista quell’opera che egli ancora non ha fatto. Quando invece l’ha già dipinta, non solo l’ha nell’intelletto, ma intende pure che l’opera fatta esiste. Anche lo stolto, dunque, deve convincersi che vi è almeno nell’intelletto una cosa della quale nulla può pensarsi più grande, poiché egli intende questa frase quando la ode, e tutto ciò che si intende è nell’intelletto.
Ma certamente ciò di cui non si può pensare il maggiore non può esistere solo nell’intelletto. Infatti, se esistesse solo nell’intelletto, si potrebbe pensare che esistesse anche nella realtà, e questo sarebbe più grande. Se dunque ciò di cui non si può pensare il maggiore esiste solo nell’intelletto, ciò di cui non si può pensare il maggiore è ciò di cui si può pensare il maggiore. Il che è contraddittorio. Esiste dunque senza dubbio qualche cosa di cui non si può pensare il maggiore e nell’intelletto e nella realtà.

III. Dio non può essere pensato non esistente
E questo ente esiste in modo così vero che non può neppure essere pensato non esistente. Infatti, si può pensare che esista qualche cosa che non può essere pensato non esistente; e questo è maggiore di ciò che può essere pensato non esistente. Onde se ciò di cui non si può pensare il maggiore può essere pensato non esistente, esso non sarà più ciò di cui non si può pensare il maggiore, il che è contraddittorio. Dunque ciò di cui non si può pensare il maggiore esiste in modo così vero, che non può neppure essere pensato non esistente.
E questo sei tu, o Signore Dio nostro. Dunque esisti così veramente, o Signore Dio mio, che non puoi neppure essere pensato non esistente. E a ragione. Se infatti una mente potesse pensare qualcosa di meglio di te, la creatura ascenderebbe sopra al creatore, e giudicherebbe il creatore, il che è assurdo. Invero tutto ciò che è altro da te può essere pensato non esistente. Tu solo dunque hai l’essere nel modo più vero, e quindi più di ogni altra cosa, poiché ogni altra cosa non esiste in modo così vero, e perciò ha meno essere.
Perché dunque disse lo stolto in cuor suo: Dio non esiste, quando è così evidente alla mente razionale che tu sei più di ogni altra cosa? Perché, se non perché è stolto e insipiente?

IV. Come lo stolto disse in cuor suo ciò che non può essere pensato
Ma come disse in cuor suo ciò che non potè pensare? O come non potè pensare ciò che disse in cuor suo, quando è la stessa cosa dire nel proprio cuore e pensare? E se pensò veramente, anzi poiché pensò veramente ciò che disse in cuor suo, e non disse in cuor suo poiché non poteva pensarlo, vuol dire che non c’è un modo solo di dire nel proprio cuore o di pensare. In altro modo infatti si pensa una cosa quando si pensa la parola che la significa, e in altro modo quando si pensa ciò che è la cosa. Ora, nel primo modo si può pensare che Dio non esista, nel secondo modo no. Nessuno infatti che intenda ciò che è Dio può pensare che Dio non esista, anche se dice in cuor suo queste parole, o senza dar loro significato o dando loro un significato diverso. Dio infatti è ciò di cui non si può pensare il maggiore. Ora chi intende bene questo, capisce che egli esiste in tal modo da non poter neppure essere pensato non esistente. Chi dunque capisce che Dio è tale, non può pensare che egli non esista.
E ti ringrazio, buon Signore, ti ringrazio, poiché quel che prima ho creduto per tuo dono, ora lo intendo grazie al tuo lume, sì che anche se non volessi credere che tu esisti, non potrei non capirlo con l’intelligenza.


Chi ...per piacere...con tutto il comodo che vuole...riesce a esprimermi tutto ciò in maniera che anch'io possa dire "ti ringrazio, buon Signore, ti ringrazio, poiché quel che prima ho creduto per tuo dono, ora lo intendo grazie al tuo lume, sì che anche se non volessi credere che tu esisti, non potrei non capirlo con... l’intelligenza." Si...nel mio caso ...di qualcun altro
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Re: Dio esiste veramente

Messaggioda Trianello » gio giu 23, 2011 1:45 pm

Questa è la famosa versione anselmiana di quello che, da Kant in poi, si è soliti chiamare "argomento ontologico" a favore dell'esistenza di Dio.
Si tratta di un argomento che ha ricevuto diverse formulazioni (famose sono anche quella di Cartesio, quella di Goedel e quella, formulata pochi anni fa, da Plantinga), ma che ha ricevuto almeno altrettante critiche (a partire da quella senza appello di San Tommaso d'Aquino). L'idea di fondo dell'argomento è questa:
Una cosa che esista nella realtà è maggiore di una che esista solo nel pensiero.
Pensando a Dio, penso alla cosa maggiore di tutte.
Ora, se Dio esistesse solo nel pensiero, non sarebbe la cosa maggiore di tutte, perché la casa maggiore di tutte che esistesse anche nella realtà (e non solo nel pensiero) sarebbe maggiore di Lui.
Quindi, se Dio è la cosa maggiore che di tutte, allora necessariamente esiste, altrimenti non sarebbe la cosa maggiore di tutte.

Sto lavorando ad un testo introduttivo alla teologia razionale in cui, tra le altre cose, darò una breve illustrazione ed una breve critica anche di questo argomento.
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Re: Dio esiste veramente

Messaggioda Generale Specifico » gio giu 30, 2011 1:23 pm

Trianello ha scritto:Sto lavorando ad un testo introduttivo alla teologia razionale in cui, tra le altre cose, darò una breve illustrazione ed una breve critica anche di questo argomento.


Attenderemo con ansia di leggere questo tuo lavoro.
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Re: Dio esiste veramente

Messaggioda francocoladarci » sab lug 02, 2011 3:16 pm

In merito all'esistenza di Dio, è interessante ciò che dice San Tommaso d'Aquino nella sua Summa Theologiae.

QUESTIONE 2
TRATTATO SU DIO. L'ESISTENZA DI DIO
Che Dio esiste può essere provato attraverso cinque vie. La prima e la più evidente è quella che è desunta dal moto. È certo infatti, e consta dai sensi, che in questo mondo alcune cose si muovono. Ora, tutto ciò che si muove è mosso da altro. Nulla infatti si trasmuta che non sia in potenza rispetto al termine del movimento, mentre ciò che muove, muove in quanto è in atto. Muovere infatti non significa altro che trarre qualcosa dalla potenza all'atto; e nulla può essere ridotto dalla potenza all'atto se non da parte di un ente che è già in atto. Come il fuoco, che è caldo attualmente, rende caldo in atto il legno, che era caldo solo potenzialmente, e così lo muove e lo altera. Ora, non è possibile che una stessa cosa sia simultaneamente e sotto lo stesso aspetto in atto e in potenza, ma lo può essere soltanto sotto diversi rapporti: come ciò che è caldo in atto non può essere insieme caldo in potenza, ma è insieme freddo in potenza. È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova se stessa. È quindi necessario che tutto ciò che si muove sia mosso da altro. Se dunque l'ente che muove è anch'esso soggetto a movimento, bisogna che sia mosso da un altro, e questo da un terzo e così via. Ma non si può in questo caso procedere all'infinito, perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore, dato che i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore, come il bastone non muove se non in quanto è mosso dalla mano. Quindi è necessario arrivare a un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio.->

La seconda via parte dalla nozione di causa efficiente. Troviamo infatti che nel mondo sensibile vi è un ordine tra le cause efficienti; ma non si trova, ed è impossibile, che una cosa sia causa efficiente di se medesima: perché allora esisterebbe prima di se stessa, cosa inconcepibile. Ora, un processo all'infinito nelle cause efficienti è assurdo. Infatti in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell'intermedia, e l'intermedia è causa dell'ultima, siano molte le intermedie o una sola; ma eliminata la causa è tolto anche l'effetto: se dunque nell'ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neppure l'ultima, né l'intermedia. Ma procedere all'infinito nelle cause efficienti equivale a eliminare la prima causa efficiente: e così non avremo neppure l'effetto ultimo, né le cause intermedie, il che è evidentemente falso. Quindi bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.

La terza via è presa dal possibile [o contingente] e dal necessario, ed è questa. Tra le cose ne troviamo alcune che possono essere e non essere: infatti certe cose nascono e finiscono, il che vuol dire che possono essere e non essere. Ora, è impossibile che tutto ciò che è di tale natura esista sempre, poiché ciò che può non essere, prima o poi non è. Se dunque tutte le cose [esistenti in natura sono tali che] possono non esistere, in un dato momento nulla ci fu nella realtà. Ma se ciò è vero, anche ora non esisterebbe nulla, poiché ciò che non esiste non comincia a esistere se non in forza di qualcosa che esiste. Se dunque non c'era ente alcuno, è impossibile che qualcosa cominciasse a esistere, e così anche ora non ci sarebbe nulla, il che è evidentemente falso. Quindi non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna che nella realtà vi sia qualcosa di necessario. Ma tutto ciò che è necessario o ha la causa della sua necessità in un altro essere, oppure non l'ha. D'altra parte negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessità non si può procedere all'infinito, come neppure nelle cause efficienti, come si è dimostrato. Quindi bisogna porre l'esistenza di qualcosa che sia necessario di per sé, e non tragga da altro la propria necessità, ma sia piuttosto la causa della necessità delle altre cose. E questo essere tutti lo chiamano Dio.

La quarta via è presa dai gradi che si riscontrano nelle cose. È evidente infatti che nelle cose troviamo il bene, il vero, il nobile e altre simili perfezioni in un grado maggiore o minore. Ma il grado maggiore o minore viene attribuito alle diverse cose secondo che esse si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto: come più caldo è ciò che maggiormente si accosta a ciò che è sommamente caldo.
Vi è dunque un qualcosa che è sommamente vero, e sommamente buono, e sommamente nobile, e di conseguenza sommamente ente: poiché, come dice Aristotele [Met. 2, 1], ciò che è massimo in quanto vero è tale anche in quanto ente. Ora, ciò che è massimo in un dato genere è causa di tutte le realtà appartenenti a quel genere: come il fuoco, che è caldo al massimo grado, è la causa di ogni calore, sempre secondo Aristotele [l. cit.]. Quindi vi è qualcosa che per tutti gli enti è causa dell'essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo essere lo chiamiamo Dio.

La quinta via è desunta dal governo delle cose. Vediamo infatti che alcune cose prive di conoscenza, come i corpi naturali, agiscono per un fine, come appare dal fatto che agiscono sempre o quasi sempre allo stesso modo per conseguire la perfezione: per cui è evidente che raggiungono il loro fine non a caso, ma in seguito a una predisposizione. Ora, ciò che è privo di intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo e intelligente, come la freccia dall'arciere. Vi è dunque un qualche essere intelligente dal quale tutte le realtà naturali sono ordinate al fine: e questo essere lo chiamiamo Dio.

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Re: Dio esiste veramente

Messaggioda Trianello » mer ago 24, 2011 11:37 am

In relazione al tema della Teologia Razionale, segnalo questa discussione contenente un Video-Corso di Teologia Razionale ad opera del Prof. Cavalcoli O.P-

viewtopic.php?f=10&t=877

Presto inizierò a postare una mia breve introduzione alla teodicea.
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Re: Dio esiste veramente

Messaggioda Trianello » dom nov 20, 2011 4:09 pm

Siccome il tempo a mia disposizione è sempre molto poco, non sono riuscito ancora a completare l'introduzione alla teologia razionale che avevo promesso ormai molto tempo fa in questa discussione.

Ho però trovato in rete le interessantissime dispense di due corsi del Servo di Dio Padre Tomas Tyn (uno dei massimi filosofi tomisti del Novecento) sull'argomento:

Il problema di Dio nella storia della filosofia

http://www.studiodomenicano.com/testi/d ... di_Dio.pdf


Teodicea

http://www.studiodomenicano.com/testi/d ... odicea.pdf

Si tratterà sicuramente di letture un po' impegnative per chi è completamente digiuno di filosofia, ma, come si suol dire in questi casi, il gioco vale la candela e, pertanto, vale davvero la pena spendere un po' di tempo per studiarli in modo approfondito.
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