Le armi e gli eserciti

Si suppone la conoscenza della Dottrina Cattolica in linea di massima. Qui si dà spazio al chiarimento di punti che rimanessero lacunosi per alcuni utenti.

Moderatore: berescitte

Le armi e gli eserciti

Messaggioda Mari » mer gen 16, 2013 11:06 pm

Gli eserciti armati sono cristianamente accettabili, da approvare, da benedire?

Grazie
Mari
Mari
Nuovo Utente
 
Messaggi: 42
Iscritto il: dom set 14, 2008 11:40 am

Re: Le armi e gli eserciti

Messaggioda algoritmo70 » sab gen 19, 2013 3:30 pm

Cara Mari leggi questo dal Catechismo della Chiesa Cattolica.spero sia utile.http://www.vatican.va/archive/catechism ... 2a5_it.htm. da algoritmo70.
algoritmo70
Nuovo Utente
 
Messaggi: 47
Iscritto il: dom lug 04, 2010 6:48 pm

Re: Le armi e gli eserciti

Messaggioda francocoladarci » lun gen 21, 2013 2:54 pm

Questo articolo dal Catechismo della Chiesa Cattolica risponde bene all'interrogativo.
2265 La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell'autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.

Franco
Avatar utente
francocoladarci
Nuovo Utente
 
Messaggi: 141
Iscritto il: mer giu 04, 2008 7:08 pm

Re: Le armi e gli eserciti

Messaggioda alenis » ven feb 08, 2013 1:40 pm

qui c'è una discussione simile

http://www.grisroma.org/forum_b/viewtopic.php?f=8&t=983

in più c'è da ricordare quello che Giovanni Battista diceva ai soldati:


Luca al cap.3:

10 Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». 11 Rispondeva: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». 12 Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli chiesero: «Maestro, che dobbiamo fare?». 13 Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». 14 Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi che dobbiamo fare?». Rispose: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe».
http://www.no1984.org non comprare HW o SW Trusted Computing
Avatar utente
alenis
Utente Senior
 
Messaggi: 200
Iscritto il: sab dic 22, 2007 3:50 pm

Re: Le armi e gli eserciti

Messaggioda berescitte » sab apr 20, 2013 8:40 am

C'è un assioma importante in teologia che suona: "Gratia non destruit naturam sed perficit" (la grazia [cioè le verità di rivelazione] non distrugge la natura [non vanno contro ciò che la legge di natura permette] ma la perfeziona).
Ciò vuol dire che se la legge di natura, accessibile alla sola ragione, assicura a tutti che è lecito difendersi da ingiusta aggressione (con risposta commisurata alla gravità e e pericolosità di essa!) la legge divina non si opporrà a questo - come abbiamo visto anche dal testo sacro in cui sia S. Giovanni battista che S. Paolo ammettono il servizio militare - ma vi aggiungerà solo il correttivo (il perficit!) di una scrupolosità che consideri comunque l'aggressore come "prossimo" e non come "nemico".
Non è facile esprimere in due parole cosa questo comporti e come vada attuato. Diciamo che occorre una robusta e previa formazione cristiana perché non è possibile improvvisare un atteggiamento di risposta che sia ad un tempo efficace per la legittima difesa e attento a non danneggiare l'aggressore più di quanto sia necessario. E vi si aggiunge che, nel caso non vi sia un dovere di stretta giustizia nel dover difendere altri (come è il caso della polizia, l'esercito, il padre di famiglia ecc...) il cristiano potrebbe eroicamente - ma non è tenuto! - preferire di farsi uccidere piuttosto che uccidere (così Martin Luther King).
Eventuali "effetti collaterali" negativi, non voluti e se possibile evitati, dell'azione difensiva, non sono da addebitarsi al difensore ma all'aggressore (es. se un esercito aggressore pone la sua contraerea sul tetto del centro abitato nessuna morale potrà pretendere che non la si possa bombardare).

Il cristiano ama la pace e lotta per essa e si sacrifica fin quanto può, ma non è un "pacifista" nel senso che deve comunque, per evitare danni maggiori, accettare una pace basata sulla minaccia e sull'ingiustizia che crea schiavitù del popolo e tirannia dell'aggressore. Non va dimenticato che la vita non è il valore massimo. Al di sopra di essa esiste la giustizia, la verità, per le quali si è moralmente obbligati a mettere a repentaglio la vita (e questo vale anche per l'etica laica per cui lo Stato sanziona chi per viltà e paura non fa il proprio dovere!).
Nel caso di difesa che comporti la morte dell'aggressore, chi si sogna di sostenere che difendendosi si è omicidi alla pari di chi offende, chiamando assassino anche il difensore, sta fuori della verità. L'aggressore è assassino, il difensore è un ministro della giustizia.

PS- La Chiesa non può aver sbagliato nel farsi un esercito e nell'aver contemplata in passato anche la pena di morte (atto di giustizia).
Non dobbiamo confondere chiamando illecita una pratica che oggi non è più opportuna perché si hanno mezzi atti ad evitare tale forma di difesa estrema.
Avatar utente
berescitte
Utente Senior
 
Messaggi: 251
Iscritto il: lun feb 27, 2006 1:40 pm
Località: ROMA

Re: Le armi e gli eserciti

Messaggioda alenis » sab mag 16, 2015 9:16 pm

ciao

comunque qua ho trovato scritto questo:

http://it.wikipedia.org/wiki/Obiezione_di_coscienza


Nel mondo occidentale l'obiezione di coscienza come rifiuto del servizio militare ha originariamente motivazioni di carattere religioso. L'avvento del cristianesimo ha determinato un notevole sviluppo di questa forma di obiezione: infatti la Chiesa cristiana dei primi secoli ha grandi sostenitori dell'obiezione di coscienza.
La disciplina ecclesiastica fino al III secolo proibì ai battezzati di farsi soldati e combattere (divieto di militare et bellare) e permise ai militari convertiti di rimanere nell'esercito a condizione di non uccidere e di non commettere atti di idolatria.[1] San Cipriano, vescovo di Cartagine e padre della Chiesa, predicava: «Il mondo è bagnato di sangue fraterno: ecco che l'omicidio è crimine quando sono i singoli a commetterlo, ma diventa virtù quando è compiuto in nome dello stato. L'impunità per i delitti non l'assicura il motivo dell'innocenza, ma la grandezza della ferocia».[2].

Il primo grande obiettore di coscienza di cui si abbiano notizie è Massimiliano di Tebessa. Secondo quanto stabilito dalla legge romana nel II secolo d.C. il servizio militare era obbligatorio per tutti i figli dei graduati. Massimiliano, pur essendo figlio del veterano Fabio Vittore, si rifiutò di arruolarsi nell'esercito romano. Per tale ragione il 12 marzo dell'anno 295 d.C. venne condannato dal proconsole Dione e giustiziato. Aveva ventun anni, tre mesi e diciotto giorni.

Dagli atti del processo si evince che Massimiliano rifiutava di fare il servizio militare per ragioni di coscienza:
« Dione disse: «Fa' il militare se non vuoi morire».

Massimiliano rispose: «Non faccio il soldato. Tagliami pure la testa, io non faccio il soldato per questo mondo, ma servo il mio Dio». Il proconsole Dione riprese: «Chi ti ha messo queste idee nella testa?». Massimiliano rispose: «La mia coscienza e colui che mi ha chiamato». Dione si rivolse a suo padre Vittore: «Consiglia tuo figlio». Vittore rispose: «Lui sa da sé, con la propria coscienza, che cosa deve fare.[3] »
http://www.no1984.org non comprare HW o SW Trusted Computing
Avatar utente
alenis
Utente Senior
 
Messaggi: 200
Iscritto il: sab dic 22, 2007 3:50 pm

Re: Le armi e gli eserciti

Messaggioda berescitte » lun ago 31, 2015 11:50 am

La nostra Chiesa Cattolica ritiene che la verità di fede si propone in tre modi: 1) Pronunciamento ex cathedra del solo sommo Pontefice; 2) Concilio ecumenico presieduto (personalmente o per delega) dal Papa e da lui sottoscritto nelle decisioni; 3) Magistero Ordinario Universale della Chiesa.

Laddove non esistono dichiarazioni solenni di fede del tipo 1 e 2, è la terza forma quella a cui ci si deve appellare. Per Magistero Ordinario Universale la Chiesa intende ciò che è stato codificato dalla famosa formula di S. Vincenzo di Lerino: va ritenuto fede della Chiesa ciò che ubique (dovunque), semper (sempre), ab omnibus (da tutti) è stato creduto.
Naturalmente è sottinteso che il dovunque e il da tutti va calcolato in percentuale di maggioranza, giacché sarebbe irrazionale ritenere che basti il disaccordo di una o anche di un gruppo di persone a distruggere tale universalità.
La Storia della Chiesa, con la sua enucleazione di dogmi, di catechesi, di evangelizzazione, di spiritualità ecc..., nel loro insieme, fornisce la base di ciò che forma questo deposito di fede rivelato. Il Catechismo ne è un riassunto autorevole, tanto che, come catechismo, è stato proposto anche solennemente (ad esempio nel Concilio di Trento), ma esso è sempre presente anche in Encicliche e documenti ufficiali della Chiesa (Papi, Vescovi, Conferenze episcopali).
In pratica quando un Papa fa un'enciclica o dei Vescovi, sia singoli che come CEI, fanno un documento pastorale si vede chiaramente che attingono (fornendone anche le debite citazioni al caso) da tale patrimonio del Magistero Ordinario. Così che, ad es. è ridicolo voler destituire di valore il Concilio Vaticano II sottolineando la dichiarazione che la gerarchia ha fatto di considerarlo un Concilio pastorale e non definitorio di articoli di fede dogmatici. Questo carattere di pastoralità non toglie che, laddove in esso si parli attingendo al precedente Magistero Ordinario, esso comunichi (confermandole) le verità di sempre e quindi è regola di fede in queste. Insomma se si vuole parlare di sola pastoralità si dovrà ben discernere nei documenti ciò che è dettato dalle necessità storiche e dalle opportunità pastorali dell'epoca, ritenendo oggetto di libera discussione tutto e solo ciò che abbia la caratteristica di pensiero sindacabile (ma non sindacabile in ciò che, pure all'interno di tale "relatività” pastorale, ci si aggancia e si richiamano le verità di fede credute da sempre).

Tornando al quesito si può dire che sul problema dell'uccisione di persone umane c'è stata una progressiva maturazione di discernimento. E sarebbe perciò irragionevole mettere la sensibilità vietante di alcuni contro l'insegnamento ufficiale della Chiesa maturato non senza l'assistenza dello Spirito Santo promessa da Gesù ai suoi seguaci dei quali la Dirigenza (che noi chiamiamo Magistero) rappresenta il comune sensus fidei, anche se esistono ed esisteranno sempre dei nuclei di dissenso (che fanno tanto gola al mondo "laico" che vuole relativizzare l'insegnamento della Chiesa andando a caccia di dissidenti).

Il "comunque" usato da "alenis" rientra in questa cerchia. Non basta cioè a rendere dubbio l'insegnamento del CCC attuale. Non per nulla è stato notato che esso è allineato con la Scrittura.
Avatar utente
berescitte
Utente Senior
 
Messaggi: 251
Iscritto il: lun feb 27, 2006 1:40 pm
Località: ROMA


Torna a Domande sulla 'Dottrina Cattolica'

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

cron