"E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » sab feb 16, 2013 12:49 pm

Domenica 17 Febbraio 2013 - I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)



Prima Lettura Dt 26,4-10
Mosè parlò al popolo e disse:
«Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: “Mio padre era un Araméo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”. Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio».

Nulla da rilevare se non il solito "Signore" trasformato in "Geova".


Seconda Lettura Rm 10,8-13
Fratelli, che cosa dice [Mosè]? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.
Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso. Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».

Ecco che in questa Lettura e nella seguente incontriamo un punto interessante da trattare con l'accortezza bereana che il CD dei TG raccomanda quando, nella NM con riferimenti a pag 7, avverte che «... anche una cosa apparentemente insignificante come l'uso o l'omissione di una virgola o di un articolo determinativo o indeterminativo può a volte alterare il significato corretto del passso originale.»
Si provi, in omaggio a tale avvertimento, a far notare al TG con cui si dialoga che qui la nostra Bibbia della CEI dice "Gesù è il Signore" con tanto di articolo determinativo. Cosa accadrà? Accadrà che egli ricorrerà alla sua NM ove leggerà che "Gesù è Signore" senza quell'articolo.
Perché mai tale sottrazione se, come vediamo nella KIT in nota, ci sono varie versioni che rendono quel punto con l'ebraico "ha-'adohn" (il Signore)? Il perché lo scopriamo in fondo a pag. 1389 della NM del 1967 ove, a proposito di "il Signore", si legge:
«Questa è la traduzione dell'espressione ebraica ha-Adon... questo porre l'articolo determinativo davanti al titolo adon limita l'applicazione del titolo a Geova Dio.» Ecco perché in questo brano, trattandosi chiaramente del Signore Gesù la NM si è premurata di fare a meno dell'articolo determinativo; non sia mai che si paragonasse Gesù al Padre come se fosse Dio alla pari!

Ma c'è di peggio. Infatti se andiamo alle ultime righe di questa Lettura, noi troviamo chiaramente insegnato dalla Bibbia che il Signore Gesù va "invocato" ovvero pregato, il che è cosa decisamente negata dal geovismo. Negata con una tale determinazione che qui la NM fa violenza al testo trasformando quel "nome del Signore" con «il nome di Geova». Manovra questa per dirimere la quale ricorreremo ancora alla KIT ove troveremo puntualmente che il greco "to ònoma Kyrìou" (il nome del Signore) viene correttamente tradotto sotto al greco "the name of Lord" ma nella colonnina a fianco diventa "the name of Jehowah", come era da aspettarsi.


Vangelo Lc 4,1-13
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l’uomo"».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano"; e anche: "Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «È stato detto: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

In questo brano la NM ha, come al solito "spirito santo" con le iniziali minuscole perché concepito come "la forza attiva di Geova", nonostante che numerosi passi del NT ne mostrino i tratti caratteristici della persona come il volere, decidere ecc... E abbiamo (anche questo ormai è di routine) la trasformazione di "Signore" con Geova quando il CD ritiene che il termine si riferisca a Dio Padre e non a Gesù. Non ce ne meravigliamo più, anche se ne ribadiamo l'arbitrio.
Ciò che ci colpisce invece sono i due punti in cui il diavolo (che nella NM ha l'onore della "D" maiuscola) tenta Gesù dicendogli "Se tu sei Figlio di Dio". Meraviglia il fatto che nella NM si usa la stessa espressione che usa la CEI quando – a rigor di dottrina geovista – il diavolo, dovendo verificare se Gesù era davvero Michele incarnato (il geovismo dice "trasferito") e sapendo che Michele arcangelo era uno dei tanti "figli spirituali di Geova" avrebbe dovuto chiedergli "Se tu sei un figlio di Dio". La cosa meraviglia molto se si guarda nella KIT ove troviamo che sotto al greco "èi yiòs èi" (se figlio sei) la versione ufficiale inglese posta dalla WT suona "If son you are" (se figlio tu sei), il che è esatto, ma nella colonnina a fianco [quella ove la WT realizza le sue variazioni di comodo] troviamo "If you are a son" (se tu sei un figlio) aggiungendovi l'articolo indeterminativo.
Ora, se si pensa che questa versione nella colonnina è la responsabile delle versioni alterate nelle varie lingue moderne, si resta interdetti al vedere come mai, in questo punto, quello "un figlio" non sia stato poi recepito nella NM italiana! Perché mai hanno rinunciato a quell'articolo indeterminativo "un"? Azzardiamo un'ipotesi? Perché alla WT non le serviva contro la divinità di Gesù ma può tornarle utile per minimizzare la gravità di quando la presenza dell'articolo diventa determinante nell'indicare tale divinità; come è appunto il caso della Lettura precedente ove altro è dire che Gesù è "Signore" altro dichiarare che è "il Signore".
Insomma creare confusione e ginepraio da cui non è facile districarsi per fare chiarezza può rientrare nei vari metodi scelti dalla WT per nascondere le sue aggressioni alla Parola di Dio.
«In patientia vestra possidebitis animas vestras»... aliorumque. (Lc 21,19)
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » lun feb 18, 2013 11:20 am

Domenica 24 Febbraio 2013 - II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)



Prima Lettura Gen 15,5-12.17-18
In quei giorni, Dio condusse fuori Abram e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra». Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?». Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo».
Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò.
Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono.
Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram:
«Alla tua discendenza
io do questa terra,
dal fiume d’Egitto
al grande fiume, il fiume Eufrate».

Nulla da rilevare.


Seconda Lettura Fil 3,17-4,1
Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.
La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

La "croce di Cristo" come è noto, si trasforma nella NM in "palo di tortura". E' un argomento che tratteremo a fondo più avanti. Per ora basti ricordare che anche i TG veneravano la Croce. Dalle origini del movimento (che si possono porre nel 1879, data di inizio della rivista Torre di Guardia) fino al 1930 circa, cioè per mezzo secolo, i TG, in perfetta sequela dei loro primi due presidenti (Russell e Rutherford) che costituivano il "Canale di comunicazione" tra Geova e il suo popolo, hanno venerato la Croce. Essa veniva stampata sulla copertina della rivista e portata orgogliosamente sul bavero della giacca con una spilla che la raffigurava dentro una corona d'alloro (simbolo di vittoria) e dentro una corona (simbolo della regalità di Cristo crocifisso).
Questa trasformazione, da croce a "palo di tortura" verticale, è avvenuta verso il 1930. Rutherford quindi che ne L'Arpa di Dio (opera del 1921) disse di "gloriarsi nella croce di Cristo" (pag. 143), passò a demonizzare la croce nel modo più infamante possibile come simbolo idolatrico pagano e satanico. La "dietrologia" che a noi pare evidente in tale manovra fu quella di eliminare dal suo gruppo "cristiano" il simbolo più amato e diffuso nella "cristianità apostata" (cristianità che sarebbero tutte le chiese storiche e tutti i membri che si ritengono cristiani ma non sono TG); ma perché? Perché nel segno della croce, accompagnato dalle parole, la cristianità professa di credere alla Trinità e all'incarnazione di Cristo, misteri entrambi fondamentali per potersi dire cristiani ed entrambi negati dal geovismo.

Poi troviamo una deformazione. Ove la CEI dice che la sorte finale di chi rifiuta la croce è "la perdizione", la NM, seguendo la sua idea che i cattivi verranno annientati, traduce dicendo «la distruzione». E' uno dei mille punti in cui si tocca con mano che non è vero che la dottrina geovista può essere supportata da qualsiasi traduzione (come invece viene "politicamente" e perciò non molto astutamente promesso in Ragioniamo a pag. 402). Questo e tantissimi altri punti di disaccordo tra versione geovista e cattolica dimostra la falsità di quella promessa. Ricordiamolo al fiducioso "proclamatore" che forse non fa caso "bereanamente" a questo tipo di accertamenti sulle varie differenze che cambiano il senso e che perciò chi ama davvero la purezza della Parola di Dio dovrebbe non trascurare.

Infine notiamo che San Paolo quando dice che "la nostra cittadinanza è nei cieli" vuol dire, secondo noi che sulla terra i cristiani, tutti i cristiani, giustificati e rimasti "giusti", sono di passaggio, in terra straniera, che anelano alla patria celeste, dove Gesù ha promesso che starebbero con Lui dopo la vita terrena. Ma non è così per il Geovismo che ha diviso i suoi salvati in due cateorie: i 144.000 Unti e le Altre Pecore. Solo i primi sarebbero destinati al cielo, dove non adrebbero con il loro corpo storico risuscitato ma con un "corpo spirituale" di tipo angelico fornito loro da Geova. Gli altri TG normali si salverebbero invece vivendo eternamente sulla terra paradisiaca con un corpo di "carne e sangue", dopo il massacro dei cattivi ad Armaghedon e la ripulitura millenaria della terra da ogni male, ottenuta catechizzando i risuscitati e distruggendo chi non ne vuole sapere. San Paolo quindi dicendo "la nostra cittadinanza è nei cieli" alludeva, secondo loro, solo alla categoria degli Unti.
E questo è ciò che il Geovismo sostiene nonostante che le righe che San Paolo fa immemdiatamente seguire smentiscono tale privilegio esclusivo. Infatti egli dice che quando verrà dal cielo il salvatore Gesù Cristo, egli «rimodellerà il nostro corpo umiliato affinché sia conforme al suo corpo glorioso». Non dice quindi che "sostituirà" tale corpo terreno umiliato con un corpo spirituale, ma rimodellerà [meglio la CEI con "trasfigurerà"] quello stesso corpo terreno rendendolo simile al corpo glorificato di Cristo il cui corpo è stato trasformato dallo Spirito passando da corpo "carnale" (gr. sarkikòs) a "spirituale" (gr. pneumatikòs). Il che significa (come dice Paolo in 2Corinti 5,4 «Infatti, noi che siamo in questa tenda, gemiamo, essendo aggravati; perché vogliamo non svestircene, ma rivestire l’altra, affinché ciò che è mortale sia inghiottito dalla vita.» (NM) ) significa che con la risurrezione non si viene "svestiti di questa tenda" ma "sopravestiti" dalla gloria, come Gesù stesso ne ha dato un saggio-rappresentazione anticipato nella trasfigurazione del suo corpo umano sul monte e una concreta e palpabile dimostrazione dopo la sua risurrezione. Non dobbiamo mai dimenticare che Gesù risorto aveva delle qualità nuove ma era il suo stesso corpo storico ad esserne stato arricchito, come egli stesso dimostrò mostrando le sue piaghe che volle mantenere nelle sue membra come prova che non mentiva quando assicurava "toccatemi, pizzicatemi, sono proprio io!"
Il guaio del Geovismo è che invece di armonizzare la Bibbia in tutto ciò che dice, sceglie ciò che i cervelli di Broolyn ritengono plausibile trascurando, e perfino ponendolo in contrasto di supremazia, ciò che non condivide. La teoria geovista circa la dotazione di un nuovo "corpo spirituale" che gli Unti riceverebbero in sostituzione di quello storico, si basa sulla sentenza paolina mal capita "carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio". Quindi anche Gesù, nonostante le sue dimostrazioni di essere sempre lui da risorto, secondo la WT mentiva perché se avesse avuto lo stesso corpo storico non avrebbe potuto con esso andare nel Reame dei cieli.
Ad alimentare tale convinzione c'è ovviamente un concetto distorto dell'espressione "carne e sangue" che il geovismo concepisce come se indicasse la biologia umana fatta di muscoli, sangue, ossa, nervi ecc... cioè l'uomo nella sua situazione storica, quando invece vuole indicare solo l'uomo nella sua debolezza terrestre e nella sua orizzontalità di uomo carnale. Questi sì che non può ereditare il Regno di Dio giacché esso si può ricevere solo in dono diventando uomini spirituali, cioè rinati da acqua e spirito, viventi nella grazia di Dio e, con la risurrezione, trasformati nella stessa biologia terrestre alla stregua di come già è stato trasformato il Corpo glorioso di Cristo che assumerà in cielo con sé tutti i tralci che, per la presenza in loro di questa vita nuova, sono membra vive della Vite.



Vangelo Lc 9,28b-36
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Il fatto che Mosé ed Elia siano da sempre stati ritenuti, e giustamente, come rappresentanti della Legge e dei Profeti fornisce ai TG il pretesto per contestare la loro realtà personale. A ciò si aggiunge il particolare che i discepoli erano gravati dal sonno, e che si trattò di una visione, per ridurre tutto a una sorta di cinematografo fabbricato a bella posta da Gesù o da Geova il cui scopo era quello di far capire ai discepoli che in sostanza il Figlio con la sua Nuova Alleanza surclassava quella Antica ed ormai era Lui che si doveva ascoltare e seguire.
Ma la verità che sta dietro a tutto questo è ancora l'assioma geovista sostenente che i morti sono nullificati non esistendo in loro un'anima che sopravvive. E' questa la ragione per cui Mosé ed Elia non possono essere veri, reali, agli occhi "esegetici" di Brooklyn! Peggio ancora se poi si pensa che Geova li ha fatti apparire come partecipanti alla gloria del cielo, quando geovismo insegna che essi non essendo stati "unti" non fanno parte dei 144.000, unici candidati terreni alla gloria celeste, non hanno ricevuto né riceveranno un "corpo spirituale", e saranno risuscitati* dopo Armaghedon per vivere eternamente come "principi" sulla terra paradisiaca.
Quindi la contestazione da opporre a tale alchemica spiegazione geovista dovrà passare:
1) attraverso la dimostrazione biblica che (e si può anche rinunciare a chiamarla "anima"!) alla morte fisica qualcosa dell'uomo sopravvive e in quel qualcosa sussiste la personalità di lui;
2) attraverso la contestazione del concetto di "corpo spirituale" adotatto dal geovismo che somiglia troppo a "sasso di legno";
3) attraverso la dimostrazione che è l'uomo nella sua interezza e quindi anche proprio il corpo storico delle persone coinvolte a poter entrare nella gloria di Dio (o Reame dei cieli che dir si voglia);
4) attraverso la contestazione della classe, privilegiata e perciò sperequatrice, degli "Unti" che sarebbero i soli ad andare in cielo;
5) attraverso la costatazione che Dio può concedere il suo paradiso celeste (Gesù ci ha piazzato esplicitamente Abram,o e la Bibbia tutti i "giusti" a partire da Abele) anche prima che la redenzione avvenga storicamente;**
6) e anche facendo notare che quando i discepoli hanno visto non erano affatto insonnoliti ma si erano "svegliati completamente", come dice la stessa NM.
_____________________________________
* Si fa per dire. Noi abbiamo già spiegato che la risurrezione geovista non consiste nel far risorgere lo stesso soggetto che defunse, ma di crearne ex novo una copia identica a quella che fu nullificata.

** Questo perché la risurrezione (come anche l'incarnazione) è un evento che trascende la storia e pertanto la grazia, meritata da Gesù al posto nostro, proietta i suoi effetti salvifici retroattivamente fino agli inizi del tempo e in avanti fino all'evento escatologico.

Infine troviamo ancora un cambiamento ove la CEI dice "questi è il Figlio mio" la NM dice invece «Questo è mio Figlio» omettendo l'articolo "il" che invece è ben presente nell'originale se andiamo a bereanamente controllare nella KIT che dice "Outòs estin o yiòs mou" ben reso sotto al greco con "This is the Son of me" ma subito deturpato nella colonnina a fianco che traduce "This is my Son". E allora non può non venire a mente ciò che
il CD dei TD ha fatto stampare su "Accertatevi" a pag. 63 ove riporta brani del Deuteronomio, di Proverbi e di Rivelazione che ammoniscono:«Proibito aggiungere o togliere alla parola di Dio... Non dovete aggiungere alla parola che io vi comando né dovete togliere da essa...affinché tu non sia trovato mentitore... se alcuno fa un'aggiunta... e se alcuno toglie qualche cosa dalle parole del rotolo... Dio toglierà la sua parte dagli alberi della vita e dalla città santa...». Ma come? Anche se si tratta di un articolo? sì, lo abbiamo detto e ripetuto, anche questo è stampato dalla WT a cura del CD «E' evidente che anche una cosa apparentemente insignificante come l'uso o l'omissione di una virgola o di un articolo determinativo o indeterminativo può a volte alterare il significato corretto del passo originale» (MNrif p. 7) E va notato che qui si sta parlando di responsabilità dei traduttori e non di vedere se c'è o manca nell'originale quel qualcosa di "apparentemente insignificante" ma di grande importanza quanto al "significato corretto" che il testo originale vuole trasmettere. Infatti nei testi originali le "virgole" non esistono! La responsabilità è solo di chi le adopera nella propria versione; se le adopera con logica o no, con malizia preconcetta o no, se per chiarire o per confondere ecc...
Per i non addetti ai lavori ricorderemo che nel geovismo Gesù-Michele è uno dei tanti "figli di Dio" angelici. Quindi togliergli l'articolo determinativo che lo rende unico e speciale può aiutare a far credere che è una tra le tante creature angeliche e che l'insistenza cattolica che perfino nel Credo lo fa professare "generato non creato" non sia supportata dalla Bibbia.




APPENDICE DI... RUMINAMENTO SUL VANGELO

Matteo e Marco non accennano minimamente al fatto che i discepoli erano gravati dal sonno. Luca solo ne parla ma precisa che erano ben svegli quando videro Mosé ed Elia. Quindi la WT non può insistere su questo particolare per dare ad intendere che si trattò di un fenomeno onirico.

Né regge l'insistere sulla interpretazione che si trattasse solo di una "visione". L'esclamazione entusiasta di Pietro evidenzia la percezione concretissima di gente in carne ed ossa in Mosé ed Elia, al punto da fargli pensare a provvedere loro una tenda per passare la notte.

Tutti e tre i Sinottici affermano che i discepoli ravvisarono in quei due uomini Mosé ed Elia. Il che, non avendoli mai visti né di persona né in fotografia, si deve spiegare ipotizzando che avessero con sé dei segni-simboli da cui si poteva ricavare la loro identità.

Ma, fatto più interessante di tutti, non viene notato da nessun evangelista una meraviglia dei discepoli nel vedere quei due personaggi vivi e colloquianti con Gesù, né alcuno di quei discepoli chiese poi a Gesù spiegazione di quel fatto sconcertante. Riflettiamo un poco: essi, da bravi Testimoni di Geova quali la WT pretende che fossero, dovevano certamente essere edotti che alla morte fisica l'uomo viene nullificato. E pertanto avrebbero dovuto chiedere a Gesù (come facevano quando dicevano: "Spiegaci questa parabola che non comprendiamo") ragione della sopravvivenza di Mosé ed Elia.
Si noti che Marco dice che, scesi dal monte, si chiedevano tra loro che cosa significasse risorgere dai morti. Il che era un fenomeno che biblicamente era già accaduto e tramandato. Come quindi non chiedersi anche come mai Mosé ed Elia sono ancora vivi se non avendo la pacifica e condivisa convinzione che la morte non nullifica le persone?

E' vero dunque o no, fratelli TG, che l'immortalità dell'anima (o, lasciando perdere la parola anima, diciamo pure delle persone umane), che il geovismo caccia dalla porta, rientra in casa attraverso numerose finestre?* E anzi, data la concretezza che quei due personaggi mostravano di avere, e non ritenendoli come dei risuscitati (giacché si chiedevano cosa significasse risuscitare da morte) non si deve dedurre che nella mente – educata biblicamente! – dei discepoli le persone defunte non solo restavano vive ma perfino dotate di una qualche forma di corporeità (e senza essere della categoria degli Unti!)?
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* Per esempio sono tutt'altro che da disprezzare, in tema, altre... "finestrelle" come queste:
- la credenza che esistessero i "fantasmi". Ad es. quando i discepoli videro Gesù venire loro incontro camminando sulle acque lo ritennero tale. Nel che va denunciata la scelta della NM di eliminare la parola "fantasma", (gr phàntasma), sostituendola con "apparizione" (cf Matteo14,26 – NM) ;
- così poi, quando non credettero alla sua risurrezione e nella loro mente c'era ancora che fosse un fantasma (come dice la CEI), Gesù disse loro di toccarlo, pizzicarlo, aggiungendo "un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho", Luca 24,39). Qui è vero che il greco ha pneuma e la NM crede di avere buon gioco a tradurlo con "spirito". Ma il contesto costringe a tradurne il senso preciso usando fantasma per il terrore che i discepoli ebbero al suo apparire. Come infatti avrebbero potuto i discepoli, pensando ad una apparizione di Gesù-spirito (il geovismo non dice che l'uomo Gesù doveva risorgere come Michele con un corpo spirituale?) con quale coerenza, dico, lo avrebbero accolto "atterriti e spaventati" (ivi V. 37 - NM) e non piuttosto inneggianti alla sua vittoria sulla morte?
- la credenza che nell'aldilà le persone restassero vive e che di là potessero tornare sulla terra (non si sa in che modo ma si pensava comunque che era cosa possibile) e addirittura potessero tornare dotate di poteri straordinari acquisiti durante la permanenza nell'aldilà! (cf «In quel particolare tempo Erode, governante del distretto, udì parlare di Gesù 2 e disse ai suoi servitori: “Questo è Giovanni il Battista. È stato destato dai morti, e per questo si compiono in lui le opere potenti”. (Matteo 14,1-2 – NM) E anche il fatto di dire ai servitori quella sua opinione (escludendo ovviamente la possibilità di passare per matto) non ci rivela forse che quella di Erode era opinione normalmente condivisa presso gli ebrei?
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » lun feb 25, 2013 12:48 pm

Domenica 3 Marzo 2013 - III DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)



Prima Lettura Es 3,1-8a.13-15
In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb.
L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.
Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.
Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele».
Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?».
Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione».

"Ho osservato... ho udito... conosco... sono sceso..." sono tutti antropomorfismi. Per afferrare bene il concetto di Dio che è "Spirito" bisogna capire che non ha sensi come i nostri né è costretto a muoversi nello spazio per essere presente. Siamo lontani anni luce dal concetto che il geovismo inculca ai suoi fedeli quando dice che Dio "osserva solo ciò che vuole osservare" (Ragioniamo p. 101), che "si è fatto silenzio in cielo affinché Geova udisse le preghiere della terra" (Crocetti), che "deve avere un luogo in cui vivere" (Potete p. 36), che è "dotato di sensi di vista e udito" (Accertatevi p. 204), che "non è onnipresente" (ibidem) ecc... Dio (e chiedo scusa ai fratelli TG se ciò costituirà per loro un rebus, ma questo è il pensiero di un "padrone di casa" – quel pensiero che il loro CD li esorta a conoscere con accuratezza, altrimenti la loro proclamazione non sarà incisiva – questo è il pensiero che loro sentirebbero se bussassero alla mia porta: Dio è obbligatoriamente presente ovunque esista la contingenza, e quindi è presente - ma con una presenza trascendente e non localmente! - in ogni angolo del creato. Un corso approfondito di teologia per adulti lo spiegherebbe a puntino.

E siamo al gran problema del "nome di Dio". Nome che, a ben vedere, Dio non ha mai rivelato ma che ha fatto consistere in un un concetto, espresso da una perifrasi, e riassunto poi nel "tetragramma", una parola di quattro lettere che, traslitterate dall'ebraico nel nostro vocabolario sono YHWH (oppure JHVH). I TG lo chiamano "nome personale", ma Dio stesso, come si vede lo chiama "titolo". Quindi, logica alla mano, è nella categoria degli aggettivi, di ciò che indica una qualità delle cose. Quindi, anche se, sostantivato, ha fatto le veci di un nome personale, e anche se è il più largamente usato nella Bibbia, dovrebbe avere la stessa funzione dei vari altri titoli che la Bibbia assegna a questa Persona, come: Dio, Signore, Altissimo, Geloso, Onnipotente, ecc...
Trattare a fondo di questo argomento, tanto caro ai TG, richiede una miriade di considerazioni che qui non possiamo proprio fare. Per noi della cristianità Dio, propriamente parlando, non ha un nome personale; cosa inventata per le relazioni umane. O, se si vuole, ha tanti nomi quanti sono i titoli che Lui stesso si è dato e/o gli agiografi hanno espresso nella Bibbia, perciò noi cattolici ci rivolgiamo a lui chiamandolo indifferentemente Altissimo, Creatore, Padre, Signore, Dio, Onnipotente, Santo... Se tra la cristianità prevale l'uso di Signore e Padre è solo perché nelle Scritture Greche (cioè nel Nuovo Testamento) gli agiografi hanno usato quasi sempre sia per il Padre che per il Figlio il termine Kyrios e per il Padre il termine Patèr enfatizzato da Gesù nella preghiera che Lui stesso ha dettato ai discepoli quando gli chiesero di insegnare loro a pregare.
Però possiamo venire incontro fraternamente ai TG accogliendo ciò che la WT ha scritto più volte (forse a denti stretti, costretta dai moderni studi filologici che analizzano il Tetragramma), e cioè la equiparazione della pronuncia (perché di pronuncia e non di altro si tratta!) del Tetragramma nella forma "Javè" (o Yahwèh). Oggi infatti la WT scrive che quel nome va pronunciato come "Geova o Javè" e che non è affatto sbagliato usare Javé. Quello "o" indica dunque la equivalenza dei due termini e quindi la legittimità da parte nostra di dire "Javè" eliminando così ogni questione relativa alla – filologicamente accertata! – illegittimità della pronuncia "Geova". pronuncia che, come tutti sanno, è certamente sbagliata poiché mescola indebitamente le consonanti YHWH con le vocali EOA proprie del titolo "Signore" (in ebraico A/edonà).
Ciò detto aggiungeremo che, derivando dal verbo ebraico essere, il significato che tale "nome" doveva avere per gli ebrei del tempo è ben reso da concetti come: l'Eterno, l'Essere, il Provvidente, il Presente e proteggente il suo popolo, il Padre. Infatti la versione CEI lo traduce "Io sono colui che sono". La NM invece ritiene che il verbo ebraico esprima il "divenire" (che emblematicamente è proprio il contrario dell'essere!) e lo rende-traduce perciò con una perifrasi. Ma allora i TG non dovrebbero dimenticare che, in coerenza alla loro Bibbia, essi non dovrebbero dire che il nome di Dio è Geova (parola che sia in ebraico che in Italiano non ha alcun senso), ma che è «Io MOSTRERO' D'ESSERE CIO' CHE MOSTRERO' D'ESSERE». Questo è il senso, il significato che loro stessi hanno inserito nella loro Bibbia traducendo Esodo 3,14, abbreviato poi da Dio stesso che disse «Devi dire questo ai figli d'Israele: 'Io MOSTRERO' D'ESSERE mi ha mandato a voi'». Non è legittimo cioè passare nel versetto seguente dal tradurre il Tetragramma significato a sostituire la traduzione con la pronuncia "Geova" che è tutta un'altra cosa.
La stessa WT confessa poi che nessuno conosce la giusta pronuncia. Ma insiste nel dire che anche se fosse sbagliata bisogna usare quella che è usata nella propria lingua. Orbene, nella nostra lingua, che si aggiorna ed evolve con il progredire degli studi, la pronuncia più corretta possibile del Tetragramma è Javè. Il TG dica pure Geova sapendo che quella pronuncia è certamente sbagliata. Noi, autorizzati dal suo CD, diremo Javè. E lo diremo solo quando leggiamo la Bibbia in ebraico (fortunato chi lo sa!). Se leggeremo la versione greca della LXX useremo Kyrios, come lo hanno usato gli Ebrei della diaspora in cui è nata. Se leggeremo la Bibbia cristiana useremo sia Kyrios che Patèr per indicare Dio, perché questo è il nome-titolo che gli autori sacri hanno usato nello stendere il testo del Nuovo Testamento. E così sia!

Questo è ovviamente un tentativo di semplificazione per non lasciarsi irretire dalla confusione che il CD alimenta attorno al problema del nome di Dio; confusione che per eliminarla ci vuole ben più che queste poche note. Tanto però per far intuire quanti problemi bisogna affrontare e su cui si dovrebbe far chiarezza, ne aggiungeremo qui un elenco schematico:
- Occorrerebbe che i TG siano coerenti con le posizioni che prendono e non giochino ad equivocare tra "versione", che è una cosa, e "pronuncia" che è un'altra. Geova non è la versione , o come dicono il modo di rendere (che significa tradurre) in italiano il tetragramma YHWH ma solo la sua pronuncia scelta dalla WT;
- Occorrerebbe coerenza, dopo che si accettano da entrambe le parti tutte le considerazioni che la moderna ricerca filologica e storica oggi offrono sull'argomento: in particolare la commistione che avviene nella pronuncia Geova tra le consonanti di YHWH e le vocali di Adonà (la prima "a" si trasforma in "e" per regola grammaticale). Così mentre la conclusione della WT di mantenere Geova come pronuncia del sacro tetragramma è certamente sbagliata, quella di usare Javè è probabilmente corretta;
- Non bisognerebbe minimizzare il fatto che Gesù e gli Apostoli non hanno usato traslitterare in greco il Tetragramma, ma hanno scelto di indicare Dio o con il termine Patèr (Padre) o Kyrios (Signore), questo secondo assegnato poi anche al Figlio; cosa che per i nostri esegeti è indice della sua parità in divinità con il Padre;
- Andrebbe ridimensionata l'autorevolezza della fonte da cui è sorta la pronuncia errata in latino Jehova. La WT stessa sa che essa risale al domenicano Raimondo Martini (con l'opera Pugio Fidei del 1278) un personaggio che scriveva quando ancora non esisteva né la cultura universitaria né la scienza filologica e che – soprattutto! – ignorava l'espediente usato dai Masoreti di assegnare al Tetragramma le vocali di Adonà per non farlo pronunciare ma per ricordare loro di sostituirlo appunto con il titolo di Signore, espresso da Adonà; (NB - Adonay significa "Signore mio", ma l'ultima y non è una vocale perciò non conta ai fini della vocalizzazione del Tetragramma).
- Bisognerebbe che il geovismo non desse alcun valore ai vari attestati che egli cita a favore della pronuncia del nome, ricavati da scritte e incisioni in monumenti e chiese. Un errore ripetuto non si trasforma in verità aumentando la raccolta del campionario dell'errore. Così come le migliaia di volte che appare in opere la dicitura "San Tarcisio" non vale a cancellare la verità del suo errore, dovendosi dire correttamente "Tarsicio". Chi non sa che ci sono molti luoghi di località storpiati dall'uso popolare che cambiano completamente il senso o la probabile genesi dei nomi invalsi nell'uso?
- E così, onestamente, la WT non dovrebbe dire che sui suddetti testimoni storici appare "il nome di Dio", intendendo dire che appare il nome che loro propugnano. La verità è che in essi appare soltanto o la pronuncia latina -sbagliata! – JEHOVA o il tetragramma ebraico, scritto senza vocali, (jod, he, vau, he), traslitterato in YHWH.
- Anche la pretesa che solo usando il nome si può stabilire una relazione appropriata con il Creatore è tutta da discutere. Tutti sperimentiamo che certe relazioni affettuose profondissime, come quelle tra sposi o tra genitori e figli, si realizzano preferibilmente usando nomignoli o aggettivi (ciccio/a, amore, anima mia, dolcezza, sorcetto, piccolino, tesoro, gioia, papino...) e i figli piccoli (come il Padre vuole che noi ci consideriamo!) non usano mai il nome proprio dei genitori rivolgendosi a loro.
- Se poi è vero che Gesù ha detto al Padre "ho fatto conoscere il tuo nome", questo non può essere strumentalizzato per enfatizzare l'uso del nome, se la stessa WT ammette che ebraicamente il nome indica la Persona. In effetti gli ebrei il nome di Dio lo conoscevano da sempre, ma non conoscevano a fondo il cuore del Padre che solo il Figlio conosce profondamente e coloro ai quali il Figlio lo ha voluto rivelare.

Per i curiosi, una trattazione approfondita di questo problema, la metteremo in questa sezione, ma senza fretta (occorre ricorrere a immagini e grafica). Intanto procediamo nel nostro confronto colloquiale con i TG accettando che essi dicano Geova ma anche pretendendo che si accetti da parte nostra l'uso di Javè come fonema del tetragramma, e così pure la legittimità di usare Signore al seguito della LXX, imitata poi anche dagli Apostoli, senza modificare il testo originale del NT infilando, come fa la NM, Geova quando si incontra Kyrios riferito a Dio Padre.

NOTA
Sempre al fine di far ben conoscere, ai TG che lo desiderano, il pensiero cattolico sull'argomento, riportiamo il commento che si trova in nota ad Esodo 3,15 nella versione CEI 2008 di "La Bibbia Via Verità e Vita".
"Il nome di Dio. Non si conosce l'esatta pronuncia del nome Jhwh, anche se si ritiene che quella originaria fosse Jahwè. Questo nome non viene mai pronunciatio dagli Ebrei, che nella lettura del testo biblico lo sostituiscono con 'Adonày, «Signore» (e così è tradotto dalla versione greca: Kyrios) o ha-Shèm, «il Nome». Quando al testo ebraico della Bibbia, originariamente scritto con le sole consonanti, furono aggiunti dei segni per indicare la pronuncia delle vocali, alle quattro consonanti che costituivano il Nome divino (Tetragramma) furono aggiunte le vocali del nome 'Adonày, per evitare che inavvertitamente tale nome potesse essere pronunciato. E' chiaramente falsa, quindi, la pronunzia Jehowà (o Geova), che ne deriverebbe."


Seconda Lettura 1Cor 10,1-6.10-12
Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto.
Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono.
Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.

"Quella roccia era il Cristo". Ecco uno dei punti additati dal CD dei TG per provare che il verbo essere può essere usato nel senso di "significare, simboleggiare". Nulla da obiettare. Anche in italiano si trovano espressioni in cui il verbo essere è usato con tale valenza. Ma l'applicare questo criterio al testo eucaristico per negare il realismo della presenza di Gesù nel Pane da lui consacrato significa non tenere conto del contesto che, unico indicatore autorevole e inequivocabile, indica il giusto senso da dare al verbo nelle varie situazioni. Ora mentre nella similitudine della roccia-Cristo il simbolismo è evidente. Lo stesso non si può dire dell'espressione "questo è il mio corpo... questo è il mio sangue" giacché il contesto immediato (celebrazione pasquale, agnello sostituito dal corpo di Cristo che si immolava), e quello remoto (promessa del Pane-carne di Cristo da mangiare fatta a Cafarnao e capita ad litteram dagli astanti) e quello interpretativo futuro (riflessione di S. Paolo nella 1 Corinti "chi mangia indegnamente è reo del Corpo e del sangue del Signore") garantiscono che la comprensione che la Chiesa cattolica (e ortodossa) ha avuto e mantiene delle parole dell'ultima Cena indicano che Gesù è di persona presente sotto le apparenze del pane e del vino. Il come lo sa soltanto Dio, giacché questo è uno dei più alti misteri della fede.

"Noi per i quali è arrivata la fine dei tempi". Già..., questa espressione di San Paolo, presta il fianco al geovismo per sostenere che la loro "fine del sistema di cose" è incombente come lo era ai tempi degli apostoli, cioè costantemente, anche se di fatto si prolunga indefinitamente l'attesa dell'evento reale da potersi chiamare "fine". Ma chissà, forse i TG più bereani, potrebbero accorgersi almeno che il loro CD adopera una doppia marcia (o peso di bilancia che irrita Geova!) perché da un lato spinge a inculcare una imminenza cronologica vera e propria quando vuole che i recettori del suo messaggio non rimandino a domani l'adesione al movimento. E dall'altro ricorre al dilatamento dei tempi (un giorno di Geova dura mille anni!) quando le attese della fine - fatte fibrillare anche da varie date annunciate e smentite dai fatti – si rivelano non fondate. E procedendo nella conoscenza del pensiero altrui soprattutto i giovani TG potrebbero anche trovare ragionevole pensare che per San Paolo i "tempi della fine" sono iniziati con l'avvento del Regno di Dio, cioè con l'irruzione dello Spirito Santo alla Pentecoste. Evento che ha inaugurato quel tempo teologico che non è, alla greca, krònos, ma, alla cristiana, kairòs. Esso segna - eccome! - la fine dei tempi della schiavitù e l'inizio dell'epoca della grazia e della salvezza che da allora dura e durerà fino alla fine.


Vangelo Lc 13,1-9
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

In questo brano c'è un particolare prezioso che va usato per contestare al CD la legittimità di aver inserito (per ben cinque volte!) l'aggettivo "altre" in Colossesi 1, 16-20, un aggettivo che, negli intenti dichiarati del CD ha la funzione di includere il Figlio di Dio tra le creature, togliendogli cioè la divina eternità nel seno del Padre, come si professa nel Credo della "cristianità", dal geovismo qualificata in blocco come "apostata".
Tutto l'argomento lo abbiamo già spiegato nei POST del 2012, anno B, relativi a Domenica 4 Marzo (II di Quaresima) Seconda Lettura, e a Domenica 17 Giugno (XI del tempo Ordinario) Seconda lettura. Qui, riassumendo, ricorderemo solo che il ragionamento con cui il CD ha preteso di giustificare la sua aggiunta dell'aggettivo "altre" alla Parola di Dio in Colossesi, e che fa riferimento anche a questo versetto di Luca da noi sottolineato, è falso, e si tratta di una falsità consapevole. Esso infatti dice che l'aggiunta di "altre" in Colossesi (premesso a "cose", così che "tutte le cose" diventa tutte le altre cose") è legittima perché anche in altri passi della Bibbia, come qui, ove il testo originale dice solo "tutti i Galilei" e "tutti gli uomini", nessuno ha da ridire se i traduttori rendono con "tutti gli altri galilei" e "tutti gli altri uomini". Tale traduzione, appunto con l'aggiunta di "altre/i" che precede cose o persone, – osserva il CD - è riscontrabile in varie versioni cattoliche che il GRIS non si sogna minimamente di criticare perché si tratta di un aggettivo, aggiunto sì alla Parola di Dio, ma finalizzato a servirla in chiarezza e scorrevolezza (ed è vero, anche se in questo punto la CEI, come si vede, ha rinunciato ad inserire "altri"). Ovvero è evidente che, qui in Luca, facendo Gesù il paragone tra due classi di Galilei (quelli non uccisi e quelli uccisi) e due classi di uomini (quelli su cui crollò la torre di Siloe e quelli che rimasero illesi) si può tradurre senza forzature "gli altri galilei" e "gli altri uomini".
Così purtroppo, il CD pretende che si possa analogamente fare anche in Colossesi ove il testo originale dice che il Figlio di Dio è "prima di tutte le cose" (CEI), traducendolo «prima di tutte le [altre] cose» (NM). Ma in questo caso – contestiamo noi - quello altre non rende scorrevole il testo ma ne modifica il senso! Infatti dicendo "cose", nel contesto di Colossesi, si intende chiaramente indicare la creazione, e dicendo che il Figlio è "prima" di essa, significa collocarlo nell'eternità divina, mentre dicendo che le cose=creazione sono "altre cose", si viene ad indicare che, di fronte alle altre cose=creazione c'è già un qualcosa che è pure creato e che dà ragione al resto della creazione=cose di essere qualificate come "altre" rispetto a una (o più) entità che le precede ma che è della loro stessa natura di creatura.
Ed è esattamente questo che il CD vuole dare ad intendere, perché scrive che, con l'aggiunta di "altre" nella NM:
«Viene così indicato che anch'egli [il Figlio] è un essere creato, parte della creazione di Dio.» (Ragioniamo pag. 406)

Orbene, noi diciamo che questo passo di Luca mostra che il CD sa di non essere sincero, poiché è consapevole che non c'è analogia tra il passo di Colossesi e quello di Luca.* Infatti, mentre dice che le situazioni sono simili , non le tratta entrambe allo stesso modo! Perché? Perché nella aggiunta di "altre" in Colossesi la NM pone quell'aggettivo tra parentesi quadre, mentre in questo passo di Luca la NM inserisce "altri", sia prima di "Galilei" che prima di "uomini" senza parentesi quadre! Con ciò il CD dimostra di capire perfettamente che la situazione non è identica. Così che mentre qui sa di poter fare tale aggiunta (che è aggiunta solo materiale ma che formalmente non cambia il senso), sa anche che non può fare lo stesso in Colossesi ove la NM pone (pudicamente!) lo "altre" tra parentesi quadre. Parentesi che, come è detto nella NMrif a pag 7 avrebbero solo la funzione di «... completare il senso del testo italiano».
E, come conferma della volontà esplicita di manipolare il senso di Colossesi che emerge dal testo originale, la dirigenza geovista aggiunge crimine a crimine quando, citando il passo di Colossesi nelle sue pubblicazioni, si permette di citarlo di peso, tra virgolette, ma togliendo le parentesi quadre alla parola "altre" che così passa agli occhi dell'incauto lettore come se anch'essa fosse Parola ispirata di Dio alla pari del resto. Tradurre in tal modo realizza, a nostro avviso, una grave deformazione del senso che San Paolo ci ha voluto trasmettere circa la natura del Figlio di Dio nella sua situazione preumana; lo ha indicato come possessore della natura divina (che poi è la stessa del Padre e nella quale il Figlio è stato generato) e perciò il Figlio precede la creazione, è Dio in senso proprio poiché è coeterno con il Padre oltre che concreatore(cf Giovanni 1,1: "All'inizio il Verbo c'era").
______________________________
* Gli altri passi, additati come analoghi dal CD e con i quali esso pretende di giustificare lo "altre" in Colossesi sono Luca 21,29 (paragone tra il fico e gli altri alberi) e Filippesi 2,21 (confronto tra Timoteo e gli altri uomini). Basta però andare a leggerli nel loro contesto e ci si accorge che in quei contesti si tratta sempre del confronto tra due categorie omogenee, confrontando le quali non si cambia il senso aggiungendo "altre/i". Ed infatti anche in quei passi la NM non pone parentesi quadre per l'aggettivo "altri".

Pignoleria? Si tratta di nostra esagerazione su qualcosa di trascurabile? Non se si tiene presente il monito di Gesù che l'uomo non deve "trascurare né un apice né uno jota della Legge" (cf Matteo 5,18). E di conseguenza non si deve trascurare l'avvertimento-monito che lo stesso CD ha dato, all'inizio della sua NMrif, riguardo alla retta interpretazione del testo biblico:
«E' evidente che anche una cosa apparentemente insignificante come l'uso o l'omissione di una virgola o di un articolo determinativo o indeterminativo può a volte alterare il significato corretto del passo originale». (NMrif p. 7) Ci aspettiamo dunque che il CD dei TG non si lamenti di noi ma renda omaggio alla nostra bereanità e pignoleria da lui stesso raccomandata se bereanamente ci accertiamo circa la fedeltà o meno con cui la NM ha tradotto gli originali della Parola di Dio.
E confidiamo anche nella sua coerenza se esso non attribuirà al GRIS o altri la condanna per chi fa aggiunte o sottrazioni a tale Parola, giacché è stato ancora lo stesso CD a ricavare dalla Bibbia la condanna e a pronunciarla contro chi manipola il testo aggiungendo o togliendo qualcosa alla Parola di Dio. Leggiamolo:

«Proibito aggiungere o togliere alla Parola di Dio.
Deut. 4:2 "Non dovete aggiungere all parola che io vi comando, né dovete togliere da essa..."
Prov. 30:5, 6 "Ogni detto di Dio è raffinato. Egli è uno scudo a quelli che si rifugiano in lui. Non aggiungere nulla alle sue parole, affinché egli non ti riprenda, e affinché tu non sia trovato mentitore."
Riv. 22:18, 19 "Se alcuno fa un'aggiunta a queste cose, Dio gli aggiungerà le piaghe che sono scritte in questo rotolo; e se alcuno toglie qualche cosa dalle parole del rotolo di questa profezia, Dio toglierà la sua parte dagli alberi della vita e della città santa...".» (Accertatevi, pag. 63)


Quindi non resta che applicare al CD le regole che egli stesso si è dato e che esorta ad osservare, concludendo: la valutazione bereana di come il CD ha trattato questo passo di Colossesi, da cui pretende di aver tratto la creaturalità del Figlio di Dio, quale "cosa-creatura" assimilata ad altre "cose-creature" è proditoriamente ingannevole. Riguardo ad essa è lo stesso Dio che dichiara "mentitore" il CD che si è permesso di aggiungere "altre" in Colossesi 1,15-22 tra parentesi quadre e di aver insistito nella menzogna aggravandola con la promozione di "altre" a parola ispirata quando ha citato e cita tuttora questo passo della Bibbia.
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » dom mar 10, 2013 12:38 am

Domenica 10 Marzo 2013 - IV DOMENICA DI QUARESIMA "Laetare" (Anno C)

Questa Domenica è denominata "Laetare" (allietati) dalle prime parole della Liturgia della Messa. Essa segna come una piccola sosta nella penitenza che ogni vera conversione comporta con sé (ricordiamo le opere consigliate dal Magistero: preghiera, carità, digiuno). Occorre allietarsi del fatto che siamo ormai a metà percorso, la consolazioone della Pasqua si avvicina e il Signore ci dice di allietarci per questo. Perché no? Anche a tavola...


Prima Lettura Gs 5,9a.10-12
In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.

Dunque la Pasqua è una funzione religiosa legittima! Del resto non sappiamo tutti che l'ha istituita Dio stesso come celebrazione che inaugurava l'Esodo? Esodo che poi era figura del Battesimo, che rende i "figli dell'ira" nuove creature, rigenerate alla vita nuova in Cristo-Vite, come suoi tralci, come dice la Lettura seguente.
Come va quindi che per i TG essa viene demonizzata come festa pagana? Per le sue origini contadine quale festa della primavera? Ma Dio ne ha fatto o no una celebrazione dell'alleanza e della liberazione dalla schiavitù? Gesù la celebrava o no con i suoi discepoli? I suoi genitori si recavano o no, come tutti i pii Israeliti a Gerusalemme per celebrare la Pasqua? Siamo di fronte al rebus? Oppure dietro dietro c'è la volontà di distruggere la più grande festa celebrata da tutta la Cristianità? E, insieme ad essa, riprovare l'usanza della nostra Chiesa di "battezzare" anche le realtà un tempo pagane, inserendo rovine di colonne nelle chiese, e ricavando altari da marmi pagani? Il CD è certo libero di pensare come vuole, ma demonizzare la Pasqua solo per le sue ancestrali origini "pagane" significa cosificare la presenza del Diavolo e dei suoi malefici nelle pietre e nelle cose, come appunto ritenevano i popoli pagani più materialisti!



Seconda Lettura 2Cor 5,17-21
Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

Abbiamo già detto della situazione del cristiano che è "nuova creatura", se inserito nel Corpo di Cristo con il Battesimo. Purtroppo la posizione del geovismo su questo punto si discosta dal Credo di tutta la Cristianità (cattolici, ortodossi, protestanti, anglicani, riformati) poiché non ritiene che il battesimo sia un sacramento che rende figli di Dio, nuove creature, membri del Corpo mistico di Cristo. Il battesimo geovista è solo un simbolo di dedicazione a Geova; quello "in acqua". E quello "nello spirito" che ha, come segno esterno, la assunzione degli "emblemi" alla "commemorazione della morte di Cristo", rende Unti, fratelli di Cristo, figli di Dio, ma in maniera simbolica. Non può renderli vere membra di Cristo perché restano peccatori. La giustificazione geovista è solo una copertura di brutture che restano. Anche gli Unti, chiamati nel geovismo "Santi" non sono da ritenersi rigenerati, nuove creature, puliti. Essi sono solo "dichiarati giusti". Godono di una dichiarazione giuridica estrinseca al loro essere reale. Perfino la "compartecipazione alla natura divina" che gli Unti avrebbero quando sono assunti in cielo, non ha nulla a che vedere con la vita divina della grazia in cui crede la Cristianità, ben analogata dalla metafora della Vite e dei tralci e dal Corpo e membra paolino. Nel geovismo tale compartecipazione consiste nell'avere in dotazione un "corpo spirituale", concetto paolino deformato dal CD in un autentico ossimoro.
E' anche per questa negazione di compartecipazione alla vita intima di Dio, tramite l'unione al Verbo incarnato, che la NM trasforma costantemente i vari "in Cristo" (qui troviamo due volte "in Cristo" e una volta "in lui") con un "unito a..." e due "mediante". Il che vuole significare accostamento, mezzo, non vita in simbiosi; e tanto peggio per la Bibbia se l'originale greco ha due volte un chiarissimo "en kristò" e "en autò", e la KIT spieghi plasticamente nel disegno che è nel risguardo di copertina che la preposizione greca "en" è l'unica che sta dentro l'ellisse, diversamente da tutte le altre che la toccano, la attraversano ecc... Ma sono cose già dette e che reincontreremo.



Vangelo Lc 15,1-3.11-32
In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parabola incantevole. Nulla da dire, tutta da meditare. Dio ci conceda di non comportarci mai con i TG come qui si è comportato il fratello maggiore. Saremmo dei perdenti.
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » mer mar 13, 2013 3:31 pm

Domenica 17 Marzo 2013 - V DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)



Prima Lettura Is 43,16-21
Così dice il Signore,
che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:

«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi».

No comment. Tutto OK.


Seconda Lettura Fil 3,8-14
Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Come la settimana scorsa anche in questo brano troviamo due espressioni da noi sottolineate "in lui" e "in Cristo Gesù" - che, secondo noi indicano l'unione vitale-esistenziale tra Gesù Vite-Capo e le sue membra, realizzata dalla grazia che dona la compartecipazione alla vita divina – che vengono deformate nella NM con "unito a lui" e "mediante Cristo Gesù". Espressioni che la stessa KIT (Bibbia-Corte-di-Cassazione) denuncia come illegittime. Si osservino qui di seguito i passaggi dal greco originale al... prodotto finale.
- greco: èn autò – versione corretta sotto al greco: in him – versione addomesticata nella colonnina a lato: in union with him – versione nella NM in italiano: unito a lui
- greco: èn Christò Jesou – versione corretta sotto al greco: in Christ Jesus - versione addomesticata nella colonnina a lato: by means of Christ Jesus - versione nella NM in italiano: mediante Cristo Gesù.

Il tutto è motivato ovviamente dal rifiuto di concepire una autentica divinità della Persona di Cristo-Figlio di Dio, e quindi della sua capacità di realizzare questa mistica unione soprannaturale con le anime, insediandosi nel profondo della loro personalità, anzi "innestandole" in Sé, Albero di vita nuova.

Sorprendente, a dir poco, è poi la versione del v. 11 che nella CEI suona "nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti" mentre nella NM è reso «[per vedere] se in qualche modo io possa conseguire la risurrezione dai morti [che ha luogo] più presto.»
Nella quale resa, sorvoliamo sia sulla prima parentesi quadra, che sulla contorsione ridondante di quel "se in qualche modo io possa conseguire", per denunciare la totale aggiunta - per nulla sottointendibile quasi fosse ricavabile implicitamente! – di tutta la parte che segue la parola "morti", cioè «[che ha luogo] più presto».
Questa aggiunta al testo sacro è finalizzata ad inculcare l'idea geovista che esistano due risurrezioni: degli Unti prima (indicata dal "più presto") e delle Altre Pecore poi (nel millennio). Questa prima risurrezione, a cui Paolo-Unto si augura di partecipare, sarebbe avvenuta nel 1918. In quella data sarebbero stati "risuscitati" alla vita celeste tutti gli Unti morti dalla Pentecoste (inizio dell'unzione) a quell'anno. Cioè Geova avrebbe per essi creato di sana pianta un "corpo spirituale" nel quale avrebbe riprodotto le sembianze del corpo storico perduto, e dentro i quali avrebbe immesso le conoscenze e il carattere che quelle persone ebbero in vita sulla terra, assumendole nel Reame dei Cieli a "coregnare con Cristo" che nel 1914 aveva liberato la reggia divina dall'ingombrante presenza di Satana e Colleghi.
Questo è quanto. La dimostrazione è ancora di là da venire... E la soluzione di continuità tra i soggetti Unti morti e i loro nuovi "corpi spirituali" detti impropriamente risuscitati, farà ancor più fatica a venire giacché questi Unti dell'antichità sfuggono anche alla regola che viene applicata per gli Unti dal 1918 ad oggi. La regola - indicata da Paolo! - secondo la quale gli Unti non dormono affatto nel sonno della morte ma sono mutati in un batter d'occhio passando da questa vita a quella celeste. Invece si dà il caso che questi Unti che precedono il 1918 sono davvero stati soggetti alla morte, che nel geovismo è nullificazione. Ed è per questo che non esiste continuità tra il loro essere, irrimediabilmente perduto, e le "copie" di essi che sarebbero state riprodotte in fac-simile da Geova.



Vangelo Gv 8,1-11
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Nulla da dire se non osservare che nella NM questo brano è riportato con caratteri di corpo minore perché assente in alcuni codici. Ma il fatto che la WT lo inserisca comunque nella sua versione significa che lo ritiene ispirato.
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » mer mar 20, 2013 7:23 pm

Settimana Santa, cioè DA DOMENICA DELLE PALME ALLA PASQUA DI RISURREZIONE

Al fine di preservare questi commenti dalla possibilità di una futura pubblicazione, queste due Domeniche, tra le quali vi sono anche testi importanti del Triduo Pasquale da commentare, vengono riassunte schematicamente indicando solo i luoghi di maggior interesse che si potrebbero "toccare" e le relative osservazioni e riflessioni (non tutte!) che i volontari di un dialogo fraterno potrebbero presentare ai TG.
Buona e Santa Pasqua a tutti!



Dal Vangelo per la processione con le palme (Luca 19, 28-40)
La WT interpreta le esclamazioni di Osanna rivolte a Gesù come una preghiera a Geova in favore del Messia. Ma se ciò fosse non si capirebbe perché alcuni farisei chiesero a Gesù di rimproverare i suoi discepoli. Era forse uno sgarbo a Geova pregare per il Messia e il suo regno? In realtà si vuole nascondere l'idea che quell'Osanna era un inno di gloria e di richiesta di salvezza indirizzato a Gesù; quindi un abbozzo di riconoscimento della sua divinità, e come tale offensivo per Geova a cui il Messia, non ritenuto incarnazione divina dalla WT, veniva preposto. Un "preporre" però che per noi cattolici è ovviamente inesistente poiché Gesù disse "Filippo chi vede me vede il Padre, non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?". La teologia trinitaria insegna che, in quanto Dio, il Figlio è un tutt'uno con il Padre ed, essendone l'icona visibile, è il tramite naturale (noi diremmo "sacramentale") per collegare il visibile mondo terrestre umano con l'invisibile mondo soprannaturale divino.

Dalla seconda Lettura (Filippesi 2,6-11)
La WT modifica la versione biblica facendo credere che il Figlio non era di natura divina ma che la divinità era un qualcosa che egli poteva essere tentato di "afferrare" e ci rinunciò. Quando la verità è che egli "apparve" in forma umana, e per giunta servile, senza lasciare mai la divinità che aveva per natura in comunione con il Padre.
Non è un caso che l'inno si chiude omaggiando Gesù, allo stesso modo con cui l'AT omaggiava il Padre: con ogni ginocchio si pieghi davanti a Gesù "nei cieli, sulla terra e sotto terra".

Dal Vangelo della Passione (Matteo 26,14-27, 66)
Abbiamo il famoso "In verità io vi dico..." a cui non segue collegato nessun "oggi" come non segue nei moltissimi casi in cui Gesà usa questa formula asseverativa. E quindi è irrazionale vedere lo "oggi" che si trova in Luca 23,43, come facente parte della formula asseverativa. La NM, come sappiamo rende la promesa salvifica di Gesù al buon ladrone nella forma "In verità ti dico oggi: tu sarai con me in paradiso". Questo allo scopo di negare che subito dopo la morte fisica dei loro corpi il Salvatore e il brigante pentito si sarebbero trovati insieme nella gioia del paradiso. Un paradiso che – va spiegato ai TG – non è un luogo fisico ma meta-fisico o meglio soprannaturale e perciò avulso dalle dimensioni dello spazio (non ha bisogno di stare in un luogo) e del tempo (non esiste in esso un oggi e un domani). Come tale quindi è contemporaneo ad ogni istante della storia. La WT che ritiene invece Geova stesso calato nel tempo e nello spazio è andikappata dal capire come mai Gesù abbia fatto quella promessa eppure, nelle sue apparizioni succesive alla risurrezione, abbia detto che non era asceso ancora al Padre, tanto che realizzò l'ascensione solo dopo 40 giorni. E' un discorso tra sordi finché non si rimette il mondo soprannaturale e la realtà divina al posto che loro competono: la trascendenza sul tempo e lo spazio.

Poi incontriamo la, a tutti nota, deformazione della NM (ripetuta in tutti i Sinottici e nella prima Lettera ai Corinti) delle parole consacratorie che Gesù usò sul pane e sul vino nell'ultima Cena. Tutti i "questo è" del greco originale, nella NM sono trasformati in "questo significa" aiutando la Bibbia (o meglio, strumentalizzandola) ad esprimere le convinzioni geoviste indicanti una presenza simbolica di Cristo. Il "pane azzimo" e il "vino rosso" che vengono passati tra i presenti nelle Sale del Regno durante la "commemorazione della morte di Cristo" sono perciò definiti "emblemi", non esistendo presso i TG né ordinazione sacerdotale né consacrazione di nulla.

Fatto interessante. Troviamo anche Gesù che, contrariamente alla proibizione geovista, nell'orto fa una "preghiera ripetitiva" al Padre e perfino "ripetendo le stesse parole".

Una "perlina" tra le gemme, e perciò da non trascurare, è anche il richiamo che viene fatto al profeta Geremia riguardo ai "trenta denari d'argento". Riflettiamo: nel profeta Geremia è il Signore (quindi Geova secondo la NM) a lagnarsi di tale mercanteggiamento dicendo che la sua persona era stata valutata con quella misera cifra. Ora, siccome tra Padre e Figlio non c'è identità di persona (e questo il geovismo lo riconosce) c'è da chiedersi di dove viene questa identità conclamata tra Geova e il Figlio-Messia se non dalla comune divinità?

Di poi incontriamo il discorso sulla "croce" trasformata in "palo" nel geovismo seconda maniera.
Biblicamente e storicamente si potrebbero fare moltissime osservazioni in favore della croce "a due bracci", verticale e orizzontale, come ad esempio:
- lo stile usato dai Romani per condannare a morte i malfattori che era quello di crocifiggere;
- la scritta "sopra il suo capo" e non sopra le sue mani;
- i "segni dei chiodi nelle sue mani" che non depongono per un unico chiodo;
- il concetto di "patibulum", ricavato dal paletto trasversale che chiudeva e apriva gli antichi usci;
- la lunghezza e pesantezza dello "stipes" (palo verticale); una incongruenza se avesse dovuto trasportarlo un condannato già debilitato dalla flagellazione;
- la croce di Ercolano;
- la croce ricordata da Tertulliano quando la raffigura con l'apertura delle ali degli uccelli;
- il graffito con la croce blasfema rinvenuto sul Palatino, ecc....
Ma a me personalmente basta e avanza ricordare che per mezzo secolo i due primi presidenti geovisti hanno venerato la croce (vedi le varie illustrazioni sulle pubblicazioni del tempo). E sappiamo che i TG ne andavano orgogliosi portandola raffigurata in una spilla sul bavero della giacca. Mi basta questo per dire che se si deve accettare che nel geovismo la luce della verità viene trasmessa da Geova con il suo "Canale di comunicazione" non si può incriminare l'Altissimo attribuendo a Lui la trasmissione di una luce falsa e per giunta su un soggetto che ai suoi occhi era cosa vomitevole.
Però solo Dio conosce a quali corde sono sensibili gli animi dei singoli TG. Per esempio ad un "Anziano" TG ha funzionato benissimo, per ricredersi, la documentazione che Mons. Lorenzo Minuti ha esibito circa la potatura di una citazione che la WT avanzava a favore del "palo". Stiamo parlando della citazione riguardante il significato di xylon, presentata (in Ragioniamo 1985 pag. 85) dalla WT come "prova" che xylon tutto significa fuorché "croce"). Ma la citazione, tratta dal dizionario greco-italiano del Liddell-Scott edito dalla le Monnier, è stata potata proprio nel punto dove si indicava anche il senso di "la croce nel Nuovo testamento".
Racconta Monsignore che quell'Anziano chiese seduta stante di poter fotocopiare i lucidi proiettati dalla lavagna luminosa, e... e dopo aver fatto le sue rimostranze contro l'inganno subito dalla WT, si dissociò dall'aderire al geovismo. Mise cioè in pratica alla lettera ciò che la stessa WT scrisse e che il Minuti riportò in quarta di copertina del suo studio critico "I Testimoni di Geova non hanno la Bibbia", Coletti a S. Pietro, Roma: «Conoscendo queste cose, che farai? E' ovvio che il vero Dio che è il "Dio di verità" e che odia le menzogne, non guarderà con favore quelli che aderiscono alle organizzazioni che insegnano falsità. (Salmo 31:5; Proverbi 6:16:19; Rivelazione 21:8) E, realmente, vorresti ancora associarti con una religione che con te non è stata sincera?» (E' questa vita tutto quello che c'è?, Brookyn 1975, p. 46)

C'è da rilevare anche la conferma alla promessa fatta da Gesù di resuscitare se stesso (cf Giovanni 2,19-21), indice assoluto della sua doppia natura umana-mortale e divina-immortale. Infatti una delle accuse presentata a Pilato dai giudei, e rinfacciata a Gesù sotto la croce, fu quella che egli aveva detto che avrebbe distrutto il tempio e lo avrebbe ricostruito in tre giorni. Accusa deformata dai giudei per ricavarne la condanna da Pilato, quando Gesù in realtà aveva parlato del tempio del suo corpo, come sommi sacerdoti e farisei avevano ben capito (cf Matteo 26,63).

C'è il fenomeno misterioso del terremoto che aprì i sepolcri e dei "molti corpi di santi morti" che "risuscitarono E uscendo dai sepolcri dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti" (Matteo 52,53). Un rebus complicatissimo per la WT! Innanzitutto per quella parola "santi" che per il geovismo non può, non deve significare né i suoi "unti" ancora di là da venire (giacché l'unzione iniziò alla Pentecoste) né alcuna persona precedente alla unzione, cioè della categoria delle "altre pecore", giacché queste dovranno essere risuscitate solo dopo l'Armaghedon che è doppiamente di là da venire. Ostano ad una spiegazione soddisfacente anche altri fatti, come: quello che Gesù deve essere il "primogenito di tra i morti" e non altri; che la risurrezione del niente non si può chiamare risurrezione ma solo "creazione di copie", la quale poi dovrebbe avvenire nel millennio del dopo Armaghedon; e il fatto che quei soggetti risorti "apparvero a molti" quando dovevano starsene buoni buoni a dormire nella morte fino alle trombe del millennio... Insomma un tale pasticcio che ha spinto i cervelli di Brooklyn ad ideare una soluzione fantasiosa che per avere un minimo di plausibilità li ha costretti a fare pesanti interpolazioni nel testo sacro. Ma è giocoforza rimandare ad altra occasione la trattazione dettagliata di tutto questo.

Incontriamo quindi nelle varie redazioni della Passione e Letture
La prova (redazione di Matteo e Marco),- debitamente offuscata nella traduzione della NM! - che i famosi "fratelli di Gesù" di cui si parla in Matteo 13,55 e Marco 6,3 non sono suoi fratelli carnali perché figli di un'altra Maria; una donna che, insieme ad altre, stava ad osservare "da lontano", mentre la madre di Gesù era ai piedi della croce. Anche questa falsificazione è un bijou che ha scoperto l'ex professore di greco Mons. Minuti e la si può apprendere nel suo libro "I Testimoni di Geova non hanno la Bibbia" alle pagg. 73-77.

C'è da appuntarsi (redazione di Luca) la promessa di Gesù a Pietro che non lo avrebbe destituito dall'ufficio a cui lo aveva destinato, di pastore universale di "agnelli e pecore", nonostante il suo tradimento e prima del tradimento! Il che fornisce la prova biblica che, secondo il pensiero di Gesù, la Chiesa non viene delegittimata dalla sua funzione di "Madre e Maestra" nonostante le colpe e la carente statura morale delle persone deputate a dirigerla, Papa compreso.

Dalla seconda Lettura del Giovedi Santo, (Messa del Crisma)
Vi si dice che Gesù "verrà sulle nubi e ogni occhio lo vedrà" mentre la WT dice che è venuto nel 1914 nascosto dalle nubi e nessun occhio lo ha visto, tranne "l'occhio dell'intendimento" degli Unti.
E poi che "tutte le nazioni della terra si batteranno per lui il petto" il che fa sperare in un pentimento ed effusione di misericordia mondiale, mentre la WT, giustizialista, spiega che sarà un battersi il petto per la rabbia.

C'è anche da rilevare che l'asserzione di essere Figlio di Dio, fatta solennemente da Gesù davanti a Caifa e al Sinedrio, equivaleva a rivendicare come propria la dignità divina che i giudei ritenevano esclusiva di Dio Padre. Il supporre che avesse voluto significare solo di essere un buon uomo, figlio di Dio in un senso non proprio, non avrebbe costituito il reato di bestemmia che fu la base della condanna a morte. Quindi laddove la WT scrive che Gesù ha detto sempre di essere "Figlio di Dio" e mai "Dio il Figlio" (ci illumini un linguista sul senso di questa seconda espressione!) non è atta a modificare la realtà del fatto che Caifa & Co. hanno voluto da Gesù una dichiarazione che avesse quel senso preciso e così l'hanno ottenuta e capita dalle labbra di Gesù, il quale, avendo evitato di dichiararsi Figlio di Dio in passato per non essere lapidato prima di portare a termine la sua missione, in quel frangente non l'ha corretta, ma confermata: "Tu l'hai detto, io lo sono".

E ci sarebbe da notare anche che nella Messa del Giovedi Santo si ricorda e si ripropone fattivamente, nella nostra liturgia cattolica, la lavanda dei piedi, mentre la WT che si dice tanto ligia ad imitare ciò che Gesù e la Bibbia indicano, non ha mai incluso questo gesto da parte dei suoi dirigenti come segno che sono disposti a prestare il loro umile servizio nei confronti dei fedeli.

Riguardo al rito della "adorazione della croce" che si svolge il Venerdi Santo, spiegheremo ai nostri fratelli geovisti che in italiano esiste la sineddoche, con sui si indica una parte per dire il tutto. Così che insomma noi non adoriamo il legno ma la persona di Gesù Dio nel suo dono sacrificale. la sineddoche è usata anche da San Paolo quando dice che il Padre volle "... riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui..." (Colossesi 1, 20). Manco a dirlo la NM tratta con estrema libertà questo brano traducendolo «... riconciliare di nuovo con sé tutte le [altre] cose facendo la pace mediante il sangue [che egli sparse] sul palo di tortura, siano esse le cose sulla terra o le cose nei cieli.» Nel che troviamo sia la famosa interpolazione di "altre", sia la croce trasformata in palo di tortura. Ed ovviamente è sparita, rimestando il testo altrimenti, anche la figua della sineddoche di cui parlavamo. Ma qui, come altrove, ricorderemo al TG la promessa che il suo CD gli fa dire in Ragioniamo pag. 402 «Sono lieto di usare qualsiasi traduzione lei preferisca.» Quindi il nostro interlocutore TG deve essere lieto di leggere nella nostra versione CEI la presenza della sineddoche che sposta l'attenzione dalla croce al Cristo evitando ogni idolatria. E - lo si indovina! - come al solito l'originale greco della KIT e la traduzione in interlinea che ne fa la WT danno ragione alla versione CEI.

A questo punto sarebbe anche bene far capire al bereano TG che, nella nostra spiritualità la Croce si è trasfigurata come trofeo di vittoria contro il male del peccato, così che non erano fuori di testa i primi due presidenti geovisti a venerarla, né lo siamo noi che, con la liturgia inneggiamo ad essa con queste parole:
«O Croce di nostra salvezza,
albero tanto glorioso,
un altro non v'è nella selva,
di rami e di fronde a te uguale.
Per noi dolce legno, che porti
appeso il Signore del mondo.
(...)
Esalti ogni lingua nel canto
lo scontro e la grande vittoria,
e sopra il trofeo della Croce
proclami il suo grande trionfo,
poiché il Redentore del mondo
fu ucciso e fu poi vincitore.»

Dalla Epistola della Veglia Pasquale (Romani 6, 3-11)
Rileveremo tre punti importantissimi:
1) Che la nostra Bibbia, che il geovismo dice che è ben fatta, al versetto 7, non parla di morte fisica (come ingannevolmente vuol far credere Potete a pag 175) ma di morte mistica, spirituale, quella che esiste quando l'anima è nel disfavore divino;
2) non parla di "prosciogliemento o assoluzione" dal peccato, ma di "liberazione";
3) e infine non si tratta neanche dei peccati attuali ma di quello originale poiché il contesto allude al battesimo. Il possessivo "[suo]", inserito nella NM per far pensare ai peccati personali, non esiste in greco, e l'allusione al battesimo, chiarissima nel contesto, fa capire che si viene liberati dal peccato originale. La dietrologia che ha permesso tale grande manipolazione di questo versetto è indicata chiaramente in Potete così: «Contrariamente all'opinione comune, egli [Gesù - NdR] non giudicherà le persone in base ai loro peccati passati (...) Questo significa che i risuscitati saranno giudicati in base a quello che faranno durante il Giorno del Giudizio [il millennio- NdR], non a quello che hanno fatto prima di morire.»

Infine rimarcheremo che la risurrezione di Cristo di cui al versetto 9, non è assimilabile ad altre risurrezioni, perché tutte le persone qualificate come risuscitate prima della risurrezione di Cristo (che è il "primogenito di tra i morti"!) non hanno reso i soggetti invulnerabili. In seguito sono di nuovo morti, mentre di Gesù si dice che "risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui". E' per tale ragione che noi usiamo definire le risurrezioni di altri soggetti biblici come rivivificazioni, o rianimazioni ecc... e quelle dei TG defunti come "ricreazioni di copie conformi all'originale irrimediabilmente perduto".
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » gio apr 04, 2013 1:40 pm

Domenica 31 Marzo 2013 - DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE (Alla Messa del giorno)

NB - Di queste letture faccio un commento inframmezzandolo nel testo.

Prima Lettura At 10,34a.37-43
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, questo punto e il seguente che dice "Dio lo ha risuscitato", indicano le azioni divine sulla umanità di Gesù che passivamente le riceve. Il che non contraddice il fatto che Gesù stesso, ovviamente grazie anche al possesso della natura divina, sia stato con il Padre (e lo Spirito) artefice della propria risurrezione, come egli stesso (che non può mentire) ha promesso in Giovanni 1,19

il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme.
Essi lo uccisero appendendolo a una croce, qui, nella NM, abbiamo la solita sostituzione della "croce" con il "palo" o "palo di tortura". Punto già ampiamente e ripetutamente da noi contestato.

ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. e qui la Bibbia asserisce la certificazione, da parte dei discepoli, di aver avuto a che fare con un corpo di carne e sangue, visibile, palpabile, concreto, addirittura segnato ancora dalle piaghe dei chiodi e della lancia, come si legge altrove. Ben diverso dalla pretesa "materializzazione" (una sorta di ologramma?) creata a bella posta da Michele arcangelo redivivo, impossibilitato a mostrarsi con il suo vero "corpo spirituale" donatogli da Geova. C'è davvero da chiedersi quale altra prova poteva mai dare Gesù risorto per confermare loro la propria identità se anche il vedere, toccare, nangiare assieme, mettere il dito nelle piaghe e le sue assicurazioni di essere proprio lui, potevano essere tutte ingannevoli come l'interpretazione geovista pretende?

E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome». e qui abbiamo una bella attestazione della parità tra il Figlio e il Padre giacché non si fa riferimento al nome di Geova per salvarsi ma a quello del Cristo. Il che vale sia se per "nome" si voglia intendere il nome o se, come biblicamente è, si debba intendere la persona che lo porta.


Seconda Lettura Col 3,1-4
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; altro punto di discordanza tra il pensiero della WT e la Bibbia. San Paolo (d'accordo con San Pietro nel discorso fatto alla Pentecoste) asserisce che Cristo, nel momento in cui egli parla, è seduto alla destra di Dio, il che significa regnare con il Padre, condividendone la potenza. Invece, come la WT insegna, il geovismo pretende che Gesù abbia assunto tale potere regale solo nel 1914. I motivi sono pretestuosi e tutti contestabili (putroppo non sintetizzabili in due parole). L'importante è notare che quando la Bibbia non è d'accordo con le tesi geoviste è lei che deve soccombere. Così che il martellato ritornello che la WT usa nelle pubblicazioni dicendo "lo dice la Bibbia... come dice la Bibbia... la Bibbia insegna che... le mostro dalla Bibbia..." significano in realtà: questo è il nostro parere, anche se la Bibbia lo contraddice.

rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Questo di Paolo sarebbe l'invito a sentirsi e comportarsi da Unti, membri dei 144.000, classe dello Schiavo fedele e discreto... Ricordiamo che, secondo il pensiero classico geovista, nel primo secolo erano tutti Unti; San Paolo si riferiva quindi solo a loro scrivendo. Ma (ohibò!) è tutta dottrina obsoleta ormai, da quando la WT ha deciso che, come chiarisce un attento e dettagliato studio del Dott. Sergio Pollina, non è più vero che l'unzione iniziò alla Pentecoste ma che bisogna trasferirla ai tempi moderni. Manovra di revisione dottrinale recentissima con la quale, come dice appunto lo studioso, la WT si è cacciata in un ginepraio. E' davvero un studio da leggere con attenzione se si vuole essere Testimoni di Geova "bereani"... (Cf al link http://www.infotdgeova.it/dottrine/corp ... p#_ftnref1)

Voi infatti siete morti ed ecco pronta su un piatto d'argento la prova di una grave deformazione della verità biblica. Questo "essere morti", come ci certifica il rimando a Romani 6,2 che si vede nella NMrif, si riferisce al battesimo. Cioè a una "morte" non fisica delle persone ma a una cessazione di vita in cui si era prigionieri del peccato, per una risurrezione immediata ad una vita nuova (perciò ben diversa da quella che avverrà nell'escatologia!). Ebbene questo è il caso classico ove la Bibbia stessa direbbe "Dalle tue parole stesse ti giudico, schiavo malvagio..." Infatti mentre qui abbiamo espressa la verità di quel tipo di "morire", appunto di tipo mistico-spiriuale, operata nel battesimo, a pag. 175 di Potete, ne viene offerta una comprensione del tutto diversa, come se si trattasse della morte fisica delle persone. Il che è strumentale, come si capisce dalla spiegazione, a far sì che il giudizio divino sulle azioni umane non si riferisca alle opere compiute in questa vita ma a quelle che si farebbero nel millennio del dopo Armaghedon. E' proprio il caso di leggerlo*... e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
_______________________________________
* «Contrariamente all'opinione comune, egli [Cristo - ndr] non giudicherà le persone in base ai loro peccati passati, molti dei quali commessi forse per ignoranza. la Bibbia spiega che alla morte l'individuo è prosciolto o assolto da tutti i peccati commessi. Essa dice: "Colui che è morto è stato assolto dal suo peccato". (Romani 6:7) Questo significa che i risuscitati saranno giudicati in base a quello che faranno durante il Giorno del Giudizio [il millennio - ndr], non a quello che hanno fatto prima di morire.» (Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca, p. 175)


Vangelo Gv 20,1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Di questa lettura, preziosissima, rimandiamo il commento, che deve essere dettagliato e scientifico facendo riferimento al greco, ad altra occasione. Qui diremo soltanto che questa descrizione di ciò che i due apostoli "videro" deve avere una sua logica spiegazione per collegarsi con coerenza al "credettero". Il che da questa versione non appare. Ci faremo aiutare da... addetti ai lavori, cioè da esegeti che hanno scavato e riflettuto molto su questo testo.


Dove si celebra la Messa vespertina si può anche proclamare il seguente Vangelo:
Lc 24,13-35
Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si
fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Questo brano, di Lettura facoltativa, permette di smascherare un'altra deformazione della verità biblica su cui la WT basa la sua dottrina secondo cui Gesù risorto non sarebbe Gesù se non di nome. In realtà sarebbe l'arcangelo Michele redivivo (noi diciamo una sua copia!) che avendo un "corpo spirituale" per sua natura invisibile, quando voleva apparire ai discepoli "materializzava" dei corpi con fisionomie differenti. In tal modo non veniva riconosciuto se non quando voleva mostrarsi con le sembianze dell'uomo Cristo Gesù; uomo "morto, morto per sempre", il cui corpo era sparito, o "nascosto da qualche parte a ricordo dell'amore divino" o "dissolto tra i gas della terra" (così disse il fondatore Russell). Ebbene qui, mentre la WT spiega che ai due discepoli di Emmaus Michele-Gesù deve essere apparso con le sembianze di un estraneo, la Bibbia dice chiaramente (e lo dice anche nel testo della NM!) che l'incapacità di riconoscerlo non era data dal suo aspetto differente ma dai loro occhi che erano impediti dal riconoscerlo. Un impedimento sen'altro creato dallo stesso Gesù (o da Dio o da un angelo) per poter loro esporre l'esegesi delle Scritture che si riferivano al Messia. Impedimento che fu tolto nel momento che Gesù ha voluto farsi riconoscere spezzando il pane.

L'insistenza infine di definire la tomba o il sepolcro come "tomba commemorativa" è strumentale a ribadire che secondo il geovismo "la comune tomba del genere umano" da cui si risorgerebbe, sarebbe "la memoria di Geova". I morti cioè sarebbero nullificati dalla loro morte fisica (non esistendo il fattore spirituale che noi chiamiamo "anima") e la cosiddetta risurrezione (noi diciamo: ricreazione di copia conforme) sarebbe attuata da Geova che crea un nuovo corpo fisico per i soggetti da risuscitare (non tutti!) e in ciascuno immette le caratteristiche fisiche e mentali che Egli ha memorizzato di ciascuno nell'istante della morte.
Fatto curioso: Geova non corregge i difetti fisici e mentali dei risuscitati "in memoria" ma li riproduce tali e quali. Il perfezionamento sarebbe operato nel millennio dagli Unti che "applicherebbero" i meriti di Cristo per il risanamento. Cosa sia e come avvenga questa "applicazione" è uno dei misteri della WT non ancora svelati (ma se qualcuno ne ha trovata la spiegazione sarò felicissimo di ricredermi).

Nella Bibbia sono prezione anche le minuzie! Laddove al v 21 noi leggiamo "Noi speravamo che egli..." la NM dice «Ma noi speravamo che quest'[uomo]...». E' un piccolo particolare ma da cogliere per confermare come la WT approfitti di ogni occasione, anche dove non sarebbe necessario, per infilarci la sua persuasione che Gesù non era né l'arcangelo Michele né il Figlio di Dio incarnato, connaturale al Padre in divinità, ma un semplice "uomo". Così che lo si mostra "pesante" quanto Adamo sulla bilancia a due piatti (cf Potete p. 63), con buona pace della Bibbia se il "riscatto corrispondente" esigito dalla legge del taglione mosaica, sia stato surclassato ampiamente dal sangue di Cristo che, come osserva San Paolo (Romani 5,15ss «non è del dono come fu del fallo...»), e perciò il prezzo pagato per la giustificazione dovrebbe valere assai più che i tori e gli agnelli del Primo Patto (cf anche Ebrei 9,13-14).
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » gio apr 04, 2013 1:58 pm

Domenica 7 Aprile 2013 - II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (Anno C)


Prima Lettura At 5,12-16
Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava.
Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro.
Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.


Seconda Lettura Ap 1,9-11a.12-13.17-19
Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù.
Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese.
Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro.
Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito».

La NM rende il v 10 così «Mediante ispirazione mi trovai nel giorno del Signore". Quel "mi trovai" insieme al "mediante ispirazione" permette alla esegesi del CD di proiettare l'evangelista Giovanni nella contemplazione di ciò che avverrebbe in futuro in quello che la WT chiama Giorno del Signore, che sarebbe il millennio, per contemplarne i primi avvenimenti dell'Armaghedon. Nella comune esegesi invece il "giorno del Signore", a cui la lettura allude, è semplicemente la Domenica. Così che tutto il contenuto di Apocalisse/Rivelazione non va collocato negli ultimi giorni della storia ma in tutto il periodo che la precede, con la sua lotta tra il bene e il male, nonché la persecuzione dei cristiani attuata dall'impero romano che riportano molte pagine di questo libro alla contemporaneità della Chiesa nascente.
Fatto interessante: Gesù dicendo di essere "il primo e l'ultimo" applica a sé le stesse prerogative che Dio ha riservato a se stesso nel v. 8 dicendo «Io sono l'Alfa e l'Omega». Siamo di fronte a un ennesimo millantato credito, ad una appropriazione indebita della gloria di Dio da parte del semplice "rappresentante di Geova", oppure siamo di fronte a "Filippo, chi vede il me vede il Padre"?



Vangelo Gv 20,19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Leggo, capisco, confronto (la versione della NM non ha varianti di rilievo):
- mostrò loro le mani... al vedere il Signore: i discepoli non hanno avuto dubbi sulla sua identità, e il mostrare mani e fianco diomostrava che si trattava del suo corpo storico risuscitato. In altra occasione chiese loro anche di essere "toccato, pizzicato", e in altra mangiò con loro. Perché il geovismo dice che era una apparizione? una materializzazione di Michele redivivo che aveva un corpo angelico invisibile? Non si rende conto che così fa di Gesù un bugiardo? Lo so che il CD dice di ricavare intendimento da "corpo e sangue non possono ereditare il regno di Dio", ma non potrebbe essere che l'espressione "corpo e sangue" in San Paolo non significhi la materialità fisica del corpo ma, come dicono migliaia di esegeti, la debolezza della carne, l'uomo nella sua dimensione terrestre orizzontale, l'uomo peccatore che appunto non può ereditare il regno ma solo riceverlo in dono ttrasformando se stesso da uomo "carnale" (sarkikòs) in uomo "spirituale" (pneumatikòs)? E faccio grazia in questo momento sul fatto che anche Michele non sarebbe stato il vero Michele ma una sua copia...;
- ricevete lo spirito santo...: quindi i preti non fanno altro che rispettare la Bibbia nel momento che assolvono dai peccati! Perché allora il geovismo nega loro questo potere sacramentale? E perché gioca a cambiare il futuro semplice "saranno" in futuro anteriore "saranno stati" quando spiegano la remissione dei peccati da parte dei loro anziani come semplice dichiarazione che la loro "assoluzione" non è altro che la conferma di ciò che Geova ha già operato nei cieli nel momento che il peccatore si è rapportato privatamente con Lui pentendosi? ( viene ricavata dalla promessa fatta da Gesù a Pietro a Cafarnao, «19 Io ti darò le chiavi del regno dei cieli, e qualunque cosa legherai sulla terra sarà stata legata nei cieli, e qualunque cosa scioglierai sulla terra sarà stata sciolta nei cieli”.»; Matteo 16,19 - NM). E anche qui faccio grazia di non parlare della stranissima concezione delle "chiavi" che il geovismo insegna. Lo faremo a suo tempo;
- il segno dei chiodi: non dice del chiodo, quindi le mani non furono conficcate con i polsi sovrapposti e con un unico chiodo come nelle rappresentazioni che la WT pone sui suoi stampati che illustrano Gesù appeso a un palo. Si trattava di due chiodi, che confermano quindi la cocifissione su una croce a due bracci;
- gli rispose Tommaso: Mio Signore e mio Dio!: grazie a una felice svista della WT in questo punto la NM dice la verità. Cioè stampando quel "Dio" con la maiuscola, si smentisce quello che leggiamo all'inizio del vangelo di Giovanni ove i tipografi della NM (sbadati?) hanno scritto che la Parola era "un dio" riservando la "D" maiuscola per Geova. Tommaso, visto Gesù risorto, invece lo dichiara suo "Dio" riconoscendogli cioè il possesso della divinità in senso proprio e non solo metaforicamente come "potenza":
- perché crediate che Gesù è il Figlio di Dio: sappiamo anche che la WT insiste in questa precisazione per dare ad intendere che dire che "Gesù è il Figlio di Dio" e non che è "Dio il Figlio" (il che nello strano modo di esprimersi della WT significherebbe che è Dio alla apri del Padre) farebbe differenza. Ma miliardi (sì, non più "alcuni" né "molti" ma letteralmente "miliardi") di seguaci di Gesù, tra quelli defunti e viventi, non leggono nella Bibbia questa differenza. La Bibbia ha indicato a tutti il vero senso di "Figlio di Dio" proprio dalla esclamazione di Tommaso e, possiamo supporlo a occhi chiusi, dal suo cadere in ginocchio in adorazione davanti a Lui;
- nel suo nome: e anzi, ricaviamo la divinità di Gesù anche da questa chiusura che pone il nome di Gesù (si applichi al nome o alla persona) pari in dignità e in funzione salvifica al nome del Padre, o, se si vuole, di Geova.
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » gio apr 11, 2013 11:02 am

Domenica 14 Aprile 2013 - III DOMENICA DI PASQUA (Anno C)



Prima Lettura At 5,27b-32.40b-41
In quei giorni, il sommo sacerdote interrogò gli apostoli dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo».
Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».
Fecero flagellare [gli apostoli] e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.

- bisogna obbedire a Dio...: è una delle citazioni che la WT adopera spesso quando deve esortare i suoi fedeli a "dare testimonianza". Ma non è un versetto che i TG possono privatizzare. Ogni cristiano, coerente con la sua fede, vi ha fatto riferimento. Semmai si dovrà valutare se e quanto, tale santa determinazione non si trasformi in esaltante fanatismo; è un pericolo da cui dobbiamo guardarci tutti, ovviamente;
- appendendolo a una croce: non a un albero né a un palo, come disse e dice ancora la WT;
- Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo: non allo sgabello dei suoi piedi dicendogli di aspettare il 1914 per stare alla sua destra e regnare, come dice la WT;
- nel nome... per il nome di Gesù: strana testardaggine questa degli apostoli se si fossero sentiti essenzialmente "testimoni di Geova" e non di Gesù, che poi non essendo Michele in realtà non era neanche il Figlio!



Seconda Lettura Ap 5,11-14
Io, Giovanni, vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce:
«L’Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione».Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano: «A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli».
E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E gli anziani si prostrarono in adorazione.

- miriadi di miriadi e migliaia di migliaia: la NM dice in nota: «O, "diecimila volte decine di migliaia".» Insomma un numero spropositato di angeli. C'è da riflettere su quale incredibile... "potenza di fuoco" dispone Geova per il suo Armaghedon se uno solo di questi angeli riuscì in una notte a sistemare ben 185.000 assiri (cf Isaia 37,36);
- e all'Agnello lode, onore, gloria e potenza nei secoli dei secoli... si prostrarono in adorazione: è impressionante la somiglianza con il nostro "Gloria Patri...", ed è interessante che in tale preghiera e in tale adorazione la Bibbia (perfino nella versione geovista!) associ l'Agnello Gesù che la WT dice che non può essere né pregato né adorato.



Vangelo Gv 21,1-19
In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

- fuoco di brace con pesce e pane... centocinquantatrè grossi pesci... sapevano bene che era il Signore: tutte note di realismo, ma la WT smentisce la Bibbia e sostiene che Gesù non era vero, era una "materializzazione" fabbricata dal neo Michele arcangelo che, come tale, aveva un corpo impossibile a vedersi;
- mi ami tu più di costoro?: è ben evidente che Gesù, con la triplice domanda di amore voleva sanare la ferita del cuore che si era aperta in Pietro con il triplice rinnegamento. Ma che dire se la WT ci dice che l'amore di Pietro, che Gesù chiedeva maggiore di quello di altri apostoli (anche in vista dell'incarico di pastore universale che stava per conferirgli), non riguardava affatto la persona di Gesù? I "costoro" della CEI sono resi con i "questi" nella NM. Ma "Chi erano i "questi" a cui alludeva Gesù?" si domanda la TORRE. E risponde che non erano affatto gli altri apostoli ma gli affari di Pietro, i pesci, la rete, il suo mestiere!... Gesù gli avrebbe cioè chiesto se amava più lui o il mestiere di pescatore. Non si sa se ridere o piangere davanti a questo comico tentativo di sminuire l'unicità di Pietro rispetto agli altri membri del sacro collegio. Ma possiamo metterci la mano sul fuoco. Se Pietro avesse percepito che questo era il senso della domanda di Gesù, gli avrebbe messo una mano sulla fronte esclamando: "Ma Signore che dici? Tu hai la febbre! Come ti vengono in mente certe cose? per caso hai incontrato il CD in questi giorni?";
- Signore tu conosci tutto, su sai che...: tutto? Ohibò una Bibbia che riconosce il potere dell'onniveggenza divina anche a Gesù? Interessante!
- pasci agnelli e pecore: tutti gli esegeti leggono queste espressioni nel senso di pastore universale di tutti i fedeli: semplici fedeli, vescovi, membri del futuro clero e religiosi, consacrati e laici. Ma la WT non è d'accordo con la Bibbia e predica un livellamento generale nella partecipazione al sacerdozio di Cristo. Salvo però a ricreare subito un potere piramidale gerarchi ferreo che va dai membri del CD ai nuovi "associati";
- Gesù chiede due volte "mi ami" (amore divino, di benevolenza, gr. agapào) e per due volte il povero Pietro, fatto umile dalla sua disavventura gli risponde "ti voglio bene" (affetto, amore umano, di amicizia, gr. filèo). Anche la NMrif sottolinea in nota questa differenza del tipo di amore richiesto da Gesù e promesso da Pietro. E sembra proprio che Gesù alla terza domanda si contenti almeno di questo amore di... "serie B" giacché la terza volta gli chiede se gli vuole bene. E' un bell'invito a dare il massimo che si può, al Signore. Se non riusciamo ad imitarlo appieno nel suo tipo di amore (infatti sono solo i santi che ci arrivano al 10 e lode dell'agàpe, e per grazia particolare) amiamolo almeno con tutto il nostro povero cuore;
- tenderai le tue mani... di qual morte...: tutti gli esegeti vedono in questo tendere le mani l'accenno alla modalità della crocifissione, che appunto ci è stata trasmessa come notizia certa dalla tradizione storica su Pietro venuto a Roma, e come notizia probabile quanto alla modalità a testa in giù.
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » lun apr 15, 2013 8:45 pm

Domenica 21 Aprile 2013 - IV DOMENICA DI PASQUA (Anno C)



Prima Lettura At 13,14.43-52
In quei giorni, Paolo e Bàrnaba, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero.
Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio.
Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: "Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra"».
Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.

Osservazioni
- tutti i "Signore" nella NM vengono trasformati in "Geova" nonostante che il testo greco dica sempre e solo Kyrios. Questa è una scelta di campo perché la WT sostiene l'idea del complotto contro il nome divino, secondo la quale anonimi contraffattori avrebbero sostituito il sacro tetragramma indicante il nome divino con Kyrios. Storia assicura invece che gli scrittori del Secondo Testamento, volendo scrivere in greco, si sono attenuti all'usanza ebraica inaugurata dalla versione greca dei LXX, ove si vede che il tetragramma è stato sostituito con Kyrios (Signore). E se in qualche raro frammento della LXX si trova che l'amanuense ha preferito usare il tetragramma ebraico ciò va considerato come una mossa legittima sporadica piuttosto che la prova di un complotto di sostituzione su tutte le migliaia di copie dell'intera Bibbia ebraica ove si trova costantemente Kyrios;
- "proseliti credenti in Dio... pie donne": la NM li rende entrambi con "che adoravano". Il verbo usato è sèbomai che può essere tradotto in vari modi, come adorare, venerare, rispettare, credere, essere devoto, avere un pio timore ecc... quindi nulla da dire;
- invece su "nella grazia di Dio" che la NM rende sempre con "immeritata benignità" c'è da ricordare che il geovismo non crede come noi cattolici nella grazia, quale dono divino che inerisce all'anima e la santifica rendendola partecipe della vita divina. La grazia per i TG non sarebbe altro che un atteggiamento di benignità da parte di Geova e, siccome essa è rivolta a peccatori congeniti, viene qualificata con l'aggettivo "immeritata". Il TG bereano però potrebbe chiedere come mai la NM abbia tradotto chàris con immeritata benignità anche laddove la Bibbia dice che di essa era ripieno il Figlio di Dio (per es. in Giovanni 1, 14). Anche lui lo era immeritatamente? ;
- "destinati alla vita eterna" è espressione che potrebbe far pensare a una predestinazione da parte di Dio, quando, essendo teologicamente assurdo che Dio abbia predestinato alla vita eterna alcuni e non altri, ed essendo perciò tale destinazione stabilita liberamente dai soggetti, si dovrebbe dire "giustamente disposti per la vita eterna", come ben dice la NM in questo punto;
- "pieni di gioia e di Spirito Santo": e qui ci imbattiamo in un punto di fortissimo contrasto tra cattolicesimo e geovismo giacché, secondo l'interpretazione cattolica quello "Spirito Santo" di cui qui si parla è Persona divina che inabita nell'anima dei giusti insieme al Padre e al Figlio, mentre nel geovismo è solo la "forza attiva di Geova", una energia impersonale che non merita le iniziali maiuscole.


Seconda Lettura Ap 7,9.14b-17
Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani.
E uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.
Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».

La visione proposta da Giovanni è situata per i TG nel dopo Armaghedon.
Tutte le caratteristiche di questa grande folla: il numero incalcolabile, l'essere passati attraverso la grande tribolazione, la purificazione delle loro vesti nel sangue dell'Agnello, il fatto che Dio asciugherà le lacrime dai loro occhi... certificano che non si tratta dei soli 144.000 Unti. Come conferma abbiamo che nei testi della WT si usa indicare questa categoria di cristiani in second'ordine "Altre Pecore" o "Grande Folla". Il problema è che, contrariamente a quanto insegna il geovismo che non ritiene che essa finisca in cielo ma sulla terra pardisiaca, la Bibbia dice chiaramente che tutti questi soggetti stanno davanti al trono di Dio e all'Agnello cioè in cielo, con tanto di trofeo di vittoria nelle mani.
Come avranno fatto i nostri fratelli TG a contentarsi di una destinazione sulla terra paradisiaca? Sono proprio sicuri che in questa dottrina della terra paradisiaca o paradiso terrestre (che, va ricordato, è stata inventata solo nel 1935, dopo mezzo secolo di promessa di esclusivo premio celeste) la Dirigenza geovista non abbia preso un abbaglio? E che senso ha, si dovrebbe chiedere il nostro TG bereano, insistere e sottolineare alla gente che "la Bibbia dice" quando poi, come in questo caso gravissimo, bisogna fidarsi più della WT che della Bibbia?



Vangelo Gv 10,27-30
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

- questa connotazione delle pecore che conoscono la voce del Pastore e la ascoltano seguendolo, è usata dalla WT per tranquillizzare i TG nei loro insuccessi. Si dice loro: "State sereni dopo aver predicato senza frutto. Vuol dire che quelli a cui avete parlato non erano pecore 'giustamente disposte per la vita eterna' ma 'capri destinati alla distruzione'. Le pecore, quelle vere, riconoscono la voce del Pastore (alias, la verità della dottrina geovista) e la seguono".
Torniamo allora a rivolgerci al TG bereano affinché si chieda: e se questo discorso viene fatto anche da un'altra denominazione religiosa? Se altre denominazioni sedicenti cristiane (ve ne sono centinaia!) se ne appropriano? Non accadrà forse che dopo aver trasmesso il loro messaggio, la loro dottrina (secondo noi falsa perché ben diversa da quella geovista ma sempre presuntuosamente "biblica"!) se si tranquillizzassero con questo escamotage nel caso non venissero ascoltati? Se la usassero come un passe-par-tout per colpevolizzare sistematicamente i recettori non persuasi, e per esimersi dalle loro accuse di illogicità, smarroni e falsità nel trattare la Bibbia? Davvero basta questo versetto e simili (ad es. Giovanni 10,4-5) a tranquillizzare l'onesto TG che vorrebbe trasmettere la pura verità biblica? Davvero si sentirà inattaccabile, soprattutto se riflette che in fondo la sicumera con cui il CD presenta la sua "verità" è da qualificarsi solo speranza di imbroccarci dal momento che esso stesso dichiara di non essere tutelato contro l'errore?;
- non andranno perdute in eterno: il greco usa il verbo apòllymi che può significare distruzione. E questo è il senso preferito dalla NM che ha scelto di insegnare la mortalità dell'uomo come distruzione, annientamento totale. Ma, come da noi sostenuto e dimostrato, la Bibbia sta per la sopravvivenza dell'essere umano (quale che ne sia la modalità) oltre la morte fisica (basti pensare al malfattore crocifisso con Gesù a cui il Salvatore promise l'ingresso in paradiso - con Lui e cioè nel Reame dei Cieli - in quello stesso giorno nonostante che il corpo sia rimasto in terra). Perciò la CEI, quando si riferisce alla vita ultraterrena dell'uomo fallita (anche prima della risurrezione universale) non parla mai di distruzione ma di perdizione. Il verbo greco permette tale veduta, coerente con tutto l'insegnamento biblico, poiché apòllymi significa, oltre che distruggere, anche perdere, rovinare, perire... Fatto interessante, nel dizionario greco-italiano di Liddell-Scott, ben conosciuto dai TG perché presente nelle Sale del Regno ed è stato citato da Ragioniamo – con opportuna potatura! - a proposito della "croce" (cf Ragioniamo p. 85) quanto ad apòllymi si legge, tra l'altro "2. perdersi, in senso religioso, N.T." il che vuol dire nell'uso che ne fa il testo del Nuovo Testamento;
- quanto al Padre che, Gesù dice, essere "più grande di tutti", la NM intende quel tutti non riferito a persone (come è ovvio dal contesto), infatti lo rende «più grande di tutte le altre cose». Che dire? E' davvero un azzardo vederci la oculata preparazione del famoso aggettivo "altre" che insistentemente la NM ha premesso per cinque volte a "cose" in Colossesi 1,15-20? Aggiunta che le serve assolutamente per "dimostrare" che Gesù è una creatura-cosa tra le altre?
- l'unità di Gesù con il Padre che, secondo l'interpretazione cattolica, va oltre alla semplice comunione di intenti ma allude a una misteriosa simbiosi del Figlio (e poi dello Spirito) all'interno dell'unica natura divina, è mantenuta dalla NM nella "lettera" ma negata nel senso che viene appunto riferito solo ed esclusivamente alla unione morale, di intenti, di volontà, di progetti ecc... tra Padre e Figlio.
«In patientia vestra possidebitis animas vestras»... aliorumque. (Lc 21,19)
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » ven apr 26, 2013 11:07 am

Domenica 28 Aprile 2013 - V DOMENICA DI PASQUA (Anno C)

Prima Lettura At 14,21b-27
In quei giorni, Paolo e Bàrnaba ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».
Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto. Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto.
Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.

In questa domenica le Letture non presentano particolari punti di diversità tra la versione NM e la CEI, ma solo delle diversità di interpretazione o “rammemoratori” che ci basterà segnalare.
Così in questa prima Lettura ricorderemo ai nostri fratelli di fede che è avvertimento biblico, ispirato alla pari di ogni altra verità, il fatto che la conquista del regno di Dio o reame dei cieli pur essendo un dono immeritabile, richiede sforzo e sopportazione di non poche sofferenze. “Il regno dei cieli patisce violenza”, ricorda la Bibbia, e sono “i forti che lo conquistano”. E ad ognuno la grazia di Dio dà la forza di cui ha precisamente bisogno, sia esso giovane, adulto o anziano, per le lotte che S. Paolo ci ha indicato, avvertendoci di munirsi di corazza, elmo, spada e quant’altro.
Insomma le virtù che un tempo venivano intelligentemente tanto predicate e inculcate, se vengono sostituite da un atteggiamento pietistico passivo, falsamente aggrappato al fatto che è la grazia di Dio a far tutto, che dobbiamo solo lasciar fare al Signore, risultano ancora vincenti, non sono affatto passate di moda. I genitori che pensano di creare dei figli cristiani evitando loro ogni, dispiacere, alleveranno, oggi come ieri, solo dei selvaggetti pretenziosi ed egocentrici eternamente scontenti e insoddisfatti che faranno soffrire sia chi li ha messi al mondo sia la società.
Senza virtù non si ha spina dorsale, neanche in un’etica puramente umana. Figurati se è possibile tirare su dei soggetti che, come Fede comanda, sono destinati a “crescere fino alla statura di Cristo”; quel Cristo che (ahimè!) oltre al volemose bene, ha detto anche cose stranissime, come quella che la sua glorificazione (vedi il Vangelo di oggi) sarebbe avvenuta quando sarebbe stato “innalzato da terra”… Solo allora poté dire “tutto è compiuto”.
Sì “dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni”. In questo sia noi che i TG siamo d'accordo, salvo che sulla pratica volontaria di “mortificazioni”, cioè di privazioni volontarie di agi che, per “ascesi”, noi aggiungiamo alle tribolazioni che ci capitano. I TG non praticano ascesi volontaria. Accettano solo le sofferenze che la vita provvede a tutti e che la Fede dice che possiamo sopportare perché commisurate da Dio alle nostre forze. Il Suo aiuto ci aiuterà tutti ad ornarcene facendone offerta sacrificale. Amen!



Seconda Lettura Ap 21,1-5a
Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più.
E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

Cielo, terra e mare, qui descritti da Apocalisse/Rivelazione, sono intesi in maniera “figurativa” dalla NM che per “cielo” intende un nuovo governo ultraterreno esercitato da Gesù, gli angeli e gli Unti; per “terra” intende l’umanità e per “mare” il sistema di cose socio-politico che devono essere spazzati dall’Armaghedon perché cattivi e sostituiti dal “nuovo mondo”, fatto di soli TG e dall’unico “sistema” che consisterà in un’unica forma di socializzazione in tutto il pianeta diretta da Gesù-Re.
Secondo la nostra comprensione della Bibbia invece questa cosa non sta precisamente così, né crediamo nel “presto”, da loro martellato, relativo al tempo in cui questa trasformazione dovrebbe accadere. Per noi il presto è lontanissimo se riferito alla storia, vicinissimo se alla propria fine individuale. E i termini di cielo-terra-mare hanno valore simbolico. Rappresentano il cosmo, tutta la creazione, che attende, come l'umanità, una propria forma misteriosa di “redenzione”, di rinnovamento. Così come ha valore simbolico anche la “Gerusalemme celeste” che viene a formare la “tenda di Dio con gli uomini”. Sono tutti simboli della palingenesi che si creerà quando “Dio sarà tutto in tutti”, dopo la risurrezione dei corpi e il giudizio universale. Quindi si tratta di una realtà che, alludendo a qualcosa di inimmaginabile, non possiamo paragonare a nulla delle situazioni esistenti ora e che formerà solo il “contorno” dello “entrare nel gaudio del tuo Signore” (o visione beatifica) che forma l’essenza del Paradiso promesso da Gesù ai giusti.
C’è di diverso anche che il geovismo immagina tale trasformazione collocata nell'attuale dimensione spazio-temporale, sulla terra resa “paradisiaca” (ma solo dal 1935!) mentre noi proiettiamo persone e universo nella trasformazione in cui consisterà il Paradiso celeste, che è una realtà di altra dimensione, trascendente quella in cui stiamo ora vivendo. Il fatto della trasformazione è certo: “aspettiamo nuovi cieli e nuova terra”, il modo misterioso, e perciò da non infantilizzare o “terrestrizzare” con la nostra immaginazione.

Punto interessante però, da sottolineare e memorizzare [perché lo riprenderemo alla bisogna], è qui l’affermazione che la tenda di Dio sarà con il genere umano. Il geovismo ci tende a puntualizzarlo dicendo (cito a senso ricordando) “si badi bene che il testo non dice che la tenda del genere umano sarà con Dio ma che Dio sarà con il genere umano”, volendo significare così un movimento discendente, di protezione, assistenza, guida, analogo a quando Dio disse a Mosé “vai dal faraone, Io sarò con te”, una presenza di Dio che lo lascia distaccato, al di sopra dell'umanità.
Tale precisazione serve al geovismo per sfatare la possibilità di interpretazione, propria di quella che esso definisce “cristianità apostata”, di un movimento contrario, ascendente, cioè di una assunzione dell'umanità santificata nel Reame dei cieli, mentre in cielo devono invece restare solo gli Unti. Più volte la TORRE si è chiesta “tutti i buoni vanno in cielo?” e ha risposto sempre: no, in cielo con Gesù vanno solo i buoni speciali, gli Unti, i 144.000. Tutti gli altri TG definiti "altre pecore" o "grande folla" resteranno sulla terra paradisiaca. Del resto per entrare in cielo ci vuole un “corpo spirituale” creato a bella posta da Geova. I corpi di “carne e sangue” dei risuscitati, come quelli dei TG che passeranno indenni attraverso l’Armaghedon, “non possono eredare (sic!) il regno di Dio”. Non lo ha potuto ereditare neanche Gesù che per andare in cielo ha dovuto lasciare il corpo storico in terra (finito chissà come e chissà dove) e ricevere, novello Michele, un “corpo spirituale” angelico.


Vangelo Gv 13,31-33a.34-3
Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Di questo Vangelo condividiamo, sia noi che i TG rispettivamente, l’invito ad amarci gli uni gli altri, e non solo perché siamo fratelli dell’unico Padre Creatore, ma anche perché condividiamo la stessa Fede (e noi della cristianità lo siamo e dovremmo “sentirlo” di essere fratelli a maggiore ragione, perché resi tutti “figli di Dio”, adottati da Lui in Cristo con il battesimo, resi compartecipi della vita divina e inseriti come tralci nel Corpo di Cristo-Vite) ma dobbiamo amarci anche per essere testimonianza credibile al mondo di essere discepoli di Gesù. Ogni Papa, compreso papa Francesco, non ha mancato di insistere su questa valenza di autenticità, che è luce per il mondo.
Quello che non condividiamo con i TG è invece l’umiltà di ammettere (dietro le famose lacrime di Pietro…) che comunque tale amore è grazia di Dio quando c’è, ma sono assai di più le volte che, grazie a noi, viene meno. La Chiesa cioè confessa di se stessa di essere “santa e sempre bisognosa di purificazione” (Vaticano II); Una “sposa infedele” (Card. Biffi). Addirittura “sposa sine macula et sine ruga”, disse il buon Papa Giovanni XXIII. Ma lo diceva riferendosi solo alla santità del Fondatore, alla bontà delle istituzioni, ai mezzi sacramentali di grazia, all’opera di evangelizzazione, alla testimonianza di santità offerta dai suoi campioni della fede… Il che, se indica la santità della istituzione fondata da Cristo, convive purtroppo a livello individuale con l’essere vasi di creta, difettosi e deboli, direbbe San Paolo avvertendo - lui che confessava di avere una legge nelle membra che lo spingeva a fare il male che non voleva fare! - “chi sta in piedi badi di non cadere”.
Non sembra proprio che i TG condividano in tutto e per tutto tale nostra consapevolezza; o meglio forse loro sì se si esaminano con onestà davanti a Dio. Ma certamente non fa altrettanto il loro CD che tende a “gonfiare” il loro perbenismo insistendo, a volte in maniera invereconda, sul: “Noi ci amiamo! Che non si vede? – sembra sentirlo dire - Guardate Come siamo puliti, ordinati, educati, onesti. Venite nelle nostre sale del Regno e vedrete facce sorridenti, gentilezza, candore e…” e via reclamizzando. Sì, perché nelle pubblicazioni della WT la Dirigenza insiste dicendo ai suoi adepti di “mostrare amore” (interessante l’esteriorizzazione del mostrare più che l’insistenza sull’avere o sul nutrire amore). Rientra nella strategia della propaganda! Anche le foto sulle riviste, con TG attori che sembrano appena usciti da una boutique; gli uomini in giacca e cravatta, con la riga dei pantaloni perfetta, i vestiti assolutamente puliti, ben pettinati, sorridenti; le donne, eleganti e soffuse di modestia, servono a dare questa impressione. E poi sono ricorrenti i raccontini di onestà, laboriosità e diligenza sul lavoro, di portafogli ritrovati e consegnati ai proprietari, di riunioni negli stadi ove al termine non si trova in giro neanche una carta di caramella...
Sì la persuasione che circola tra i TG è che loro “SONO” migliori di qualsiasi altro popolo, perché loro sono il Nuovo Mondo. Non è difficile. Basta addossare la colpa dei peccati, che pure ci sono, alla “imperfezione” invece di piangerli come propri. Basta dimenticare il “triste a dirsi…” pubblicato dalla TORRE in rari momenti di sincerità sull’argomento. Un “triste a dirsi” su cui si è scritto tanto e su cui qui stendiamo un velo pietoso riservandoci di indicare la debita documentazione a chi ne fosse interessato o sospettasse che ci basiamo su insinuazioni gratuite.
La carità, dice San Paolo, tutto copre, tutto sopporta... Negli ovvi limiti però imposti dal diritto di essere informati sulla realtà.
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » sab mag 04, 2013 9:10 am

Domenica 5 Maggio 2013- VI DOMENICA DI PASQUA (Anno C)



Prima Lettura At 15,1-2.22-29
In quei giorni, alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati».
Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.
Agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora di scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiòchia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli. E inviarono tramite loro questo scritto: «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiòchia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. Ci è parso bene perciò, tutti d’accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo, uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch’essi, a voce, queste stesse cose. È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!».

Da questo brano i TG, che sostengono che i cristiani non sono più sotto la legge mosaica dei comandamenti salvo quello che fosse stato ribadito nel Nuovo Patto, derivano la conferma del comando di non mangiare il sangue; un "mangiare" poi interpretato estensivamente come astensione assoluta di immettere nell'organismo sangue altrui come di donarlo vietando le trasfusioni.
Ecco in proposito le nostre osservazioni:
1)- Il decreto apostolico, relativo allo "astenersi dal sangue e dagli animali soffocati" emesso nel Concilio di Gerusalemme non è di valenza dogmatica, cioè relativo alla fede ma solo di ordine pratico, di opportunità pastorale. Esso serviva a pacificare la comunità dei fratelli provenienti dal giudaismo (e perciò ancora ligi ad usanze della legge mosaica che comprendeva il non mangiare il sangue animale, che doveva essere versato in libagione a Dio nei sacrifici di animali) con quella dei fratelli provenienti dal paganesimo, per i quali tale usanza non aveva alcun senso.
La prova di tale valenza pastorale sta nella prima sottolineatura. Il Concilio si era riunito per una questione dogmatica sine qua non, relativa alla salvezza. E cioè per la circoncisione che ormai veniva sostituita dal battesimo. C'erano alcuni che insinuavano appunto che la circoncisione fosse ancora necessaria alla salvezza. Ed è a questa questione fondamentale che il Concilio rispose negativamente: i cristiani ex pagani non dovevano essere circoncisi.. Il battesimo cristiano sostituiva totalmente la valenza della circoncisione con cui si realizzava l'antica alleanza e l'appartenenza al popolo di Dio.
Come forma di "compensazione" (criterio pastorale per pacificare le due parti) il Concilio prescrisse però ai pagani di astenersi dal mangiare le carni delle vittime immolate agli idoli e il loro sangue. Oltre ad astenersi dalla impudicizia che rientra sì in una regola di fede, ma che era bene raccomandare agli ex pagani che in passato si erano comportati con molta disinvoltura. Questa impudicizia (la NM la chiama "fornicazione") e la nuova versione CEI del 2008, avendo approfondito filologicamente il concetto di porneia confrontandolo con l'ebraico, lo rende più esattamente con "unioni illegittime" che non comprendono quindi solo quelle di fornicazione ma anche le unioni stabili ma non matrimoniali; sono illegittime per impedimento di consanguineità. E questo spiega anche il mistero del cosiddetto "divorzio", permesso da Gesù, nel caso di porneia; non si trattava di scioglimento di matrimonio valido, che sarebbe divorzio, ma di doverosa separazione nel caso che la coppia fosse unita o in concubinaggio o con matrimonio invalido.
E' interessante, qui come poi nel Vangelo, notare il ruolo dello Spirito Santo, che il geovismo intende sempre come forza impersonale negandogli l'onore delle iniziali maiuscole, mentre qui la Bibbia dice che ha deciso insieme agli apostoli, cioè ha compiuto un atto proprio della persona che valuta con l'intelligenza ed emette un verdetto con atto di volontà

2)- Quanto alla estensione del divieto a qualsiasi tipo di sangue, e quindi anche alle trasfusioni di sangue umano, osserviamo che si tratta di un arbitrio interpretativo della Dirigenza geovista perché:
a) nell'AT il divieto di mangiare sangue non riguarda assolutamente il sangue umano ma quello animale;
b) esso aveva una funzione pedagogica per inculcare il rispetto per la vita che proveniva da Dio (Dio in questo si è adattato alla mentalità prescientifica del popolo ebraico del tempo che riteneva la vita veicolata dal sangue e addirittura risiedente nel sangue;
c) il divieto delle trasfusioni è stato codificato dalla WT come obbligatorio solo verso il 1960, prima erano ammesse. Cosa molto strana se fosse davvero la Bibbia a esigerla;
d) il sangue è considerato istologicamente un "tessuto" e perciò dovrebbe rientrare nel novero dei trapianti che un tempo furono proibiti dal geovismo ma oggi sono ammessi;
e) la trasfusione di sangue non dà nutrimento all'organismo ma serve solo a veicolare nuovo ossigeno alle cellule, quindi è arbitrario parlare di "mangiare sangue" se si tratta di una trasfusione;
f) i TG mangiano tranquillamente pesce, eppure il pesce rientra tra gli "animali soffocati" giacché muore per asfissia;
g) lo scrupolo geovista nei confronti del sangue giunge fino alle gocce e alle frazioni del sangue (il CD ha vietato vietato perfino i vaccini per questo fin quando ha potuto!*), eppure essi mangiano carne nella quale è impossibile separare del tutto il sangue residuo dai muscoli, ecc...
Fatto interessante, e curiosissimo se davvero Geova aborrisse la trasfusione. Gesù per indicare l'intima e profonda unione tra sé e i suoi discepoli li ha non solo invitati ma perfino minacciati che non avrebbero avuto la vita se non avessero "bevuto il suo sangue"!
______________________________
* Cioè fin quando l'interesse di mandare missionari all'estero, per i quali la vaccinazione era obbligatoria e/o precauzionale, non lo ha indotto a un ragionevole ripensamento.


Seconda Lettura Ap 21,10-14.22-23
L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino.
È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte.
Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.
In essa non vidi alcun tempio:
il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello
sono il suo tempio.
La città non ha bisogno della luce del sole,
né della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l’Agnello.

E da questo accenno, che concorda perfettamente con altri ricavati altrove, noi cattolici deduciamo che l'essere gli Apostoli basamento della Chiesa non solo non contraddice il fatto che Gesù ne è la "pietra angolare" ma anche che non solo Pietro è fondamento come Kefàs (roccia) scelta da Gesù come, segno di unità e sostegno di riferimento della fede, ma lo sono, unitamente a lui, anche tutti gli apostoli, come collegio.
Il geovismo nega dunque l'evidenza di ciò che dalla Bibbia emerge con tanta semplicità. Può o non può un re associare al suo potere, delegandolo a chi vuole? Il geovismo stesso risponde di sì, infatti qualifica i 144.000 Unti come "coregnanti" e "sottosacerdoti" con Cristo. Quindi è solo loro il problema di superare la contraddizione che esso realizza negando agli Apostoli e a Pietro questo ruolo che la Bibbia assegna loro.


Vangelo Gv 14,23-29
In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Il geovismo non ha l'idea delle realtà spirituali di tipo soprannaturale, come ad es. quella della grazia. Esso la concepisce solo come atteggiamento di benevolenza da parte di Dio verso l'umanità tutta peccatrice, e per questo la definisce sempre "immeritata benignità".
Invece la lettura attenta delle sue caratteristiche che la Bibbia ci indica attraverso il suo linguaggio obbligatoriamente metaforico, essa è concepita da noi come un qualcosa di entitativo; è la vita divina che Gesù-Vite partecipa ai suo tralci, non solo donando grazie (grazie attuali), ma perfino dimorando stabilmente nelle anime (grazia santificante). Perciò il geovismo non può capire la realtà della profonda valenza vitale di questa unione misteriosa che il Padre e il Figlio realizzano "prendendo dimora" nell'anima del giusto (e a cui si capisce che va aggiunta quella dello Spirito Santo, terza persona della Trinità, quando San Paolo dirà che siamo templi viventi dello Spirito).
E' veramente grande l'impoverimento che il geovismo realizza in chi era cattolico e poi accetta di diventare uno che ha perso la dignità filiale di figlio di Dio, membro del Corpo di Cristo e tempio dello Spirito, destinato alla visione beatifica nei cieli. Il tutto barattato per il... piatto di lenticchie (che la NM chiama "minestra") della vita umana su una terra paradisiaca.

Dicevamo della personalità dello Spirito Santo. Eccola qui riconfermata e sottolineata in modi differenti ma tutti alludenti a caratteristiche personali: fa da avvocato (paràclito), insegna, ricorda. In altri luoghi della Bibbia troveremo che comanda, dirige, condanna ecc... In filosofia si insegna che tra i princìpi logici del pensiero vi sono quello di causalità e di ragione sufficiente, non rispettando i quali, si sostengono proposizioni illogiche. Applicandoli, ne viene che un effetto non può essere prodotto da una causa inadeguata o inferiore alla sua capacità. L'effetto intelligente e volitivo di atti compiuti dallo Spirito santo esige dunque come "fonte" la caratteristica personale dell'agente che li produce. Perché i TG non regalano un po' di tempo ad approfondire "come la pensa il padrone di casa" leggendo l'enciclica papale "Dominum et vivificantem" sullo Spirito Santo. Sarebbero certamente sorpresi dall'enumerare quanti riferimenti biblici il Papa fa e come ne deriva, con logica coerenza, la personalità divina dello Spirito Santo.
Chiudiamo ricordando che l'espressione usata da Gesù asserente che il Padre è più grande di lui, non è in contrasto con la divinità del Figlio, ma si compone armonicamente nella concezione cattolica (e in tal caso va aggiunto anche ortodossa e protestante) che vede nel Padre la fonte della divinità e il Figlio come "dipendente" da Lui per generazione, anche se pari a Lui in divinità giacché possiede la stessa e unica numerica che ha il Padre. Detto Figlio risulta poi dipendentissimo in tutto come creatura quanto alla sua umanità. Il dogma della filiazione divina di Gesù comprende anche l'altro della doppia natura divino-eterna del Figlio e umano-temporale di Gesù di Nazaret che è solo Persona divina proprietaria di due nature: l'umana e la divina.


NOTA PER IL DIALOGO
E' con grande sofferenza che stilo questi commenti impedendomi di allargare l'interesse meditante sulla valenza spirituale dei sacri testi. Me lo vieto sapendo che ai TG non interessa niente della nostra spiritualità. Essi sono interessati solo alla dottrina biblica e la ricercano, seguendo il metodo loro indicato dalla WT, con puntigliosità anche nei minimi particolari. E' per questo che, adattandomi alle loro esigenze, li faccio per così dire "giocare in casa" mostrando con il loro stesso metodo di analisi che la loro dottrina è molto traballante, quando non chiaramente falsa anche a volte utilizzando solo la loro versione biblica.
Ma per quei pochi TG che fossero davvero aperti ad approfondire il pensiero cattolico, stimolato dalla Bibbia, dirò che potrebbero rivolgersi con molta utilità ai vari commenti che si trovano nelle librerie e che seguono queste Letture secondo il ciclo triennale A-B-C. Ad esempio riguardo a questa domenica noi possiamo dire che abbiamo trattato davvero in maniera minimale lo Spirito Santo, che invece è il protagonista centrale delle letture. Chi volesse gustare qualcosa che va oltre la nostra piccola esegesi ed entrare nel discorso spirituale, certamente assai più edificante che non l'aridità della nostra analisi (che pure va fatta!) potrebbe gustare il commento che ne fa RANIERO CANTALAMESSA in La Parola e la vita, anno C, VI domenica di Pasqua, Città Nuova, pp. 154-159.
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » lun mag 06, 2013 6:33 pm

Domenica 12 Maggio 2013 - VII SETTIMANA DI PASQUA - ASCENSIONE DEL SIGNORE (Anno C) - Solennità



Prima Lettura At 1,1-11
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua,voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Vediamo punto per punto quanto sottolineato:
- "si mostrò ad essi vivo...": le prove furono molte e durarono quaranta giorni; apparizioni, discorsi, addirittura pranzi insieme. Tutto un inganno, dice il geovismo, perché il risorto, avndo "deposto il diritto alla sua vita umana", aveva un nuovo "corpo spirituale" invisibile e perciò quello che ha mostrato ai discepoli era un facsimile virtuale del suo aspetto terreno (che poi lo cambiava a piacere!). Davvero? ma qui abbiamo la parola della Bibbia contro quella del CD insegnante e... deformante. Si scelga soppesando!;

- "mentre si trovava a tavola con essi": la NM traduce «quando si furono riuniti». Un tentativo di eludere la potenza dimostrativa del corpo palpabile del risorto? Cosa di più probante per dimostrare di avere un corpo reale che il desinare assieme? Si può trasformare in un semplice riunirsi? Vediamo: il greco ha synalizòmenos; la Nuovissima versione lo rende "stando insieme a tavola"; l'Interlineare del Bigarelli "stando insieme a mensa" e – fatto interessante! – dal dizionario del Liddell & Scott in uso nelle Sale del Regno apprendiamo che synalìzo significa «generic. sedere a tavola con, N.T.» Capito? N.T. cioè nel contesto del Nuovo testamento;

- "battezzò con acqua voi invece...": punto già incontrato più volte che dimostra come la Bibbia insegna che lo Spirito Santo non è paragonabile ad una cosa come l'acqua. Il che contraddice il paragone di equivalenza proposto dal CD in Potete pag. 40 ove dice: «Giovanni il Battezzatore disse che Gesù avrebbe battezzato con spirito santo come Giovanni battezzava con acqua. Perciò come l'acqua non è una persona, così lo spirito santo non è una persona.» Sillogismo perfetto, ma ingannevole perché appunto la Bibbia mostra la diversità tra i due battesimi. Giovanni Battista non disse così come gli fa dire il CD dei TG. Al contrario adoperò sempre un "ma" avversativo e differenziante che distingueva il suo battesimo in acqua da quello in spirito istituito da Gesù. E quello "spirito" quindi non è una cosa; è lo Spirito Santo. Merita le maiuscole!;

- "e di me sarete testimoni": sì, non di Geova, ma di Gesù. Questo vuole Dio Padre che mostra il suo volto di Amore nel volto di Gesù Redentore, icona del Padre che non fa nessuna rapina della gloria che spetta al Padre essendo tutto referente a Lui. La Chiesa è ben consapevole di questo. Non a caso nelle sue formule liturgiche si trova sempre che la lode viene riferita ultimamente a Dio Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo;

- "e una nube lo sottrasse ai loro occhi... verrà alla stessa maniera": cioè in mezzo alle nuvole, cioè invisibilmente, spiega la WT. La dottrina geovista qui si è dovuta scontrare con la visibilità del secondo avvento di Gesù, che tutta la cristianità colloca alla fine del mondo, e che invece il geovismo colloca verso il 1918 (quattro anni dopo la battaglia in cielo contro Satana vinta da Michele-Gesù che si sarebbe tenuta nel 1914). La dirigenza dei TG ritiene di aver risolto il problema della invisibilità dell'evento, facendo appello a questo particolare sottolineato dagli angeli. Gesù è già tornato - si dice - ma in maniera invisibile perchè doveva essere la stessa maniera con cui è avvenuta l'ascensione, cioè occultata dalle nuvole. E a chi chiedesse come ha fatto il geovismo ad averne contezza? Si risponde: invisibile a tutti ma non agli Unti che avevano "l'occhio dell'intendimento". Occhio intendente che poi consisterebbe in una deduzione mentale –discutibilissima – basata sui segni dei tempi che erano quelli della prima guerra mondiale.



Seconda Lettura Eb 9,24-28; 10,19-23
Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.
Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.
Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso.

- "Cristo... Dio": ecco un punto della Bibbia in cui per "Dio" si intende certamente la persona del Padre. Non se ne deve trarre però la deduzione che quindi Gesù non è anch'egli "Dio". Infatti anche a lui la Bibbia assegna la qualifica divina pari al Padre (es. in Giovanni 1,1; 1,18; 20,28; 1Giovanni 5,20). Quando si parla della divinità di Cristo (o del Figlio incarnato che è lo stesso) qualificandolo "Dio" si allude alla sua natura divina. Il termine theòs nel N.T. ha, a seconda dei contesti, il senso di divinità o equivale a "o Patèr";

- "nella pienezza dei tempi": la NM rende con «termine dei sistemi di cose». Situazione cronologica che viene usata per indicare i nostri tristi tempi attuali, fatti di guerre, illegalità, corruzione e via lamentando... Ma qui la Bibbia parla di duemila anni fa, vedendo la pienezza dei tempi nella incarnazione del Figlio. C'è insomma la stessa differenza che c'è concettualmente tra inizio e fine di un periodo;

- "per gli uomini è stabilito...": altro punto di scontro tra la Bibbia e la WT (di grande gravità!). Si muore una volta sola, dopodiché il giudizio, dice la Bibbia. E questo comporta anche che il giudizio divino sarà naturalmente dato in base a come gli uomini si sono comportati nella vita passata (cosa affermata anche chiarissimamente da San Paolo «Poiché dobbiamo tutti essere resi manifesti dinanzi al tribunale del Cristo, affinché ciascuno riceva il suo giudizio per le cose fatte mediante il corpo, secondo le cose che ha praticato, sia cosa buona che vile.» (2Corinti 5,10 - NM). Un bel rebus per il geovismo che vuole far giudicare gli uomini in base a quello che faranno nel futuro millennio (cf Potete p. 175 §3) e che ritiene che essi non muoiano una volta sola ma possono morire (e nel senso di essere distrutti) anche dopo la prima morte fisica, quando, risuscitati nel millennio, non si omologassero alle "alte norme di Geova". Ecco quindi che la NM trasforma "il giudizio" in "un giudizio", preservando la possibilità di un altro giudizio successivo. E la Bibbia dovrà avere pazienza se, per indicare che il giudizio avviene dopo l'unica morte, ha psoto tale giudizio in parallelismo con la offerta del Cristo fatta «una volta per sempre» (NM). Ma questo accenno sfugge all'esegesi geovista che anzi lo usa per contestare la molteplicità delle nostre celebrazioni eucaristiche, supponendo (erroneamente) che esse siano intese da noi come rinnovamento del sacrificio storico di Cristo, mentre ne sono solo la ripresentazione sacramentale.


Vangelo Lc 24,46-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

- "risorgerà". Stranamente la NM qui dice «sarebbe sorto dai morti» lasciando aperta la porta alla possibilità di una risurrezione in cui Cristo non riceve passivamente la vita dal Padre, ma in quanto Figlio "se la riprende" perché ne ha il potere. Ma è una speranza vana. La scelta irrinunciabile della NM sta per la non divinità di Cristo. Perciò normalmente troviamo l'espressione "fu destato" per indicare la risurrezione. Anche qui naturalmente si procede in contraddizione con la Bibbia – tema già trattato – ove Gesù disse che ha il "potere di riprendere la vita" (cf Giovanni 10,18) e non di «riceverla di nuovo» come assurdamente traduce la NM), e che avrebbe riedificato il tempio del suo corpo (cf Giovanni 2,19);

- "conversione e perdono": conversione sì, perdono no. Secondo il geovismo i peccati non vengono perdonati ma coperti dalla "immeritata benignità" di Dio che ai peccatori pentiti fornisce una "dichiarazione di giustizia", non una giustificazione vera e propria; non certo il rinascere in Cristo e il divenire nuova creatura, putila e innocente come insegna San Paolo;

- "si prostrarono dinanzi a lui": la CEI del 1974 rende "dopo averlo adorato". La NM "gli resero omaggio". Potremmo dire che è lecito tradurre nell'uno e nell'altro modo e perciò noi preferiamo stare con gli esegeti che hanno lavorato alla versione adottata dalla CEI nel '74. Quello che si può dire di sicuro è però che la CEI del 2008 non ha fatto, come vediamo fare spesso al CD dei TG, quando la versione ammette parità di alternative, che sceglie sempre la versione più consona alla sua dottrina . No, la CEI in questo caso ha tradotto non secondo ciò che è suo interesse e concordante con la sua fede consolidata, giacché è comunque certo per la cristianità, da vari altri passi biblici, che Gesù è Dio incarnato e perciò può essere sia pregato che adorato. E francamente suona strano che, nel vederlo salire in cielo, il verbo proskynèsantes usato da S. Luca debba dignificare solo un atto di riverenza da parte dei discepoli verso Gesù risorto.
Per utile confronto, nel Nuovo Testamento Interlineare del Bigarelli troviamo "essendosi prostrati a lui"; ma nella Vulgata Clementina, abbiamo "adorantes"; nella Neo Vulgata si ribadisce "adoraverunt eum"; nella Nuovissima Versione c'è "dopo averlo adorato"; e nella Sinossi greco-italiano di Angelico Poppi che avverte "la traduzione è rigorosamente letterale" e si basa sul The Greek New Testament, testo ritenuto standard dal 1975, troviamo "dopo averlo adorato".
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » ven mag 17, 2013 6:03 pm

Domenica 19 Maggio 2013 - DOMENICA DI PENTECOSTE - MESSA DEL GIORNO (Anno C) - Solennità



Prima Lettura At 2,1-11
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

"tutti futrono colmati...": il CD, giocando sul letteralismo (che è falsificante poiché ragiona su parole di traduzione che sono una scelta traduttiva da lemmi greci che sono polivalenti e per giunta metaforici) fa notare che versare, essere colmi di ecc..., sono concetti che non possono applicarsi propriamente a una persona (come si fa ad essere colmi di una persona?). E quindi ne deduce che lo "spirito santo" non è la terza persona della Trinità ma la "forza attiva di Dio". Una energia divina che, come tale può entrare nell'animo umano, o dalla quale l'uomo può essere circondato o immergervisi. Noi ovviamente, già contestando questo modo di procedere, diamo ragione piuttosto al mistero divino, reale per la parola di Gesù ma insondabile dalla ragione, e appoggiamo la nostra fiducia nella Chiesa alla quale Gesù stesso ha detto che il suo Spirito avrebbe fatto loro comprendere ogni cosa: sì, anche l'identità dello Spirito Paraclito.
Lo schema dell'atto di fede deve rifarsi sempre a queste convinzioni: Dio per comunicarci il suo pensiero deve chinarsi adattandosi al nostro modo di comprendere, perciò il mezzo da Lui scelto, con la Scrittura, ha adottato la cultura (i modi espressivi, i generi letterari, il vocabolario) del popolo a cui ha donato la sua rivelazione. E ciò è avvenuto in tempi così lunghi che i significati di vari vocaboli si sono modificati, ne hanno acquisiti dei nuovi e persi altri. Perciò nella Scrittura dell'Antico Patto in certe cose non abbiamo un pensiero uniforme. Ma anche la rivelazione del tempo di Gesù ha una sua relatività storica giacché è distante di duemila anni da noi. Perciò è molto rischioso affidarsi al solo testo senza tener conto della comunità vivente della Chiesa a cui Gesù ha affidato il compito di custodire, trasmettere, spiegare-interpretare correttamente il suo pensiero. E quindi, riguardo ai misteri della fede, la Chiesa ci dice che la rivelazione divina ci comunica il fatto di come stanno le cose soprannaturali, ma non il modo che, essendo di intelligenza divina, è inaccessibile alla nostra mente. Alla fede basta sapere il fatto. Per crederlo basta avere fiducia-fede nella Parola di Gesù. In questo caso la Chiesa ha capito che lo Spirito (insieme al Figlio e al Padre), per mezzo della grazia, sono uniti a noi in maniera speciale, profonda, vitale, così che si può considerare il battezzato (in grazia di Dio) come un tempio che Lo rende presente (cf la seconda Lettura). Il come avvenga questa unione è un problema che Dio, se lo ha rivelato, sa certamente risolverlo.
Poi alla "libertà dei figli di Dio" resta, come agli angeli, l'amoroso compito di ficcare lo sguardo nel mistero per cercare di comprenderne tutti gli aspetti possibili. Il tutto alla luce della logica ed evitando la contraddizione. E questo ruminare umano con intelletto d'amore sui divini misteri si chiama fare teologia della rivelazione.

"modo in cui lo Spirito dava loro il potere di...": il potere di cui si tratta è un potere intellettivo, proprio della Persona. Lo Spirito Santo, a Pentecoste, ha realizzato una sorta di corso istantaneo di lingue creando dei discepoli... poliglotti. O meglio, li ha dotati, in forma miracolosa, di una sorta di capacità comunicativa che crea comunione, il "cor unum et anima una", diametralmente opposta a quella divisiva che accadde alla torre di Babele.



Seconda Lettura Rm 8,8-17
Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

"carne... Spirito": abbiamo indicata così la diversità dell'uomo sarkikòs rispetto a quello pneumatikòs. E non si tratta di spirito umano in questo caso (ecco il perche della maiuscola per Spirito scelta dalla CEI) giacché è lo Spirio divino che rende l'uomo pneumatikòs. Si danno infatti attività spirituali (intellettive, volitive, affettive, artistiche... S. Paolo parla di gelosie, odio, maldicenza ecc...) che sono "spirituali" perché provengono dalla psyché (anima) umana ma che non sono spirituali nel senso divino e possono peciò situarsi nelle "opere della carne";

"lo Spirito di Dio abita in voi...": negare la verità "ontologica" di questa inabitazione, realizzata dalla grazia, riducendola a una semplice consonanza di vedute, significa non voler prendere luce dalle metafore usate da Gesù (Vite-tralci) e da S. Paolo (Corpo-membra) che alludono ad una simbiosi di vita tra Dio-Figlio e i battezzati. Essere in consonanza di vedute e di intenti con Gesù fa sì parte dell'autentico e coerente discepolato, ma la Lettera avverte che senza l'inabitazione dello Spirito non si appartiene a Cristo (è un pò come avere un cristiano che non ha perso la fede ma è caduto nel peccato mortale. La grazia è sparita. Il soggetto si trova nella situazione di tralcio disseccato).

"darà la vita anche ai vostri corpi mortali": il contesto fa un parallelo con la risurrezione di Gesù dai morti. Nessura ricreazione di copia conforme dunque per i risuscitati, secondo la Bibbia. Come è avvenuto per Gesù, saranno risuscitati proprio i corpi storici mortali defunti. Il CD deve stare più attento quando parla di risurrezione...

"fate morire le opere del corpo, vivrete": si ribadisce l'antagonismo carne-Spirito, sarx-pnèuma. Lo Spirito, come Dio Padre e Dio Figlio, è l'Autore della vita.

"tutti quelli che sono guidati...": quindi anche dato e non concesso che lo "spirito" sia una mera forza impersonale (facciamo giocare un momento il geovismo in casa!), anche solo riducendo l'unione dei TG con lo «spirito di Dio» (NM) è sicuro che questa unione conferisce la figliolanza adottiva con Dio Padre a "tutti coloro che...". Dunque per la Bibbia non esiste la categoria privilegiata degli Unti. E quindi tutti i TG, se sentono di lasciarsi docilmente guidare dallo "spirito", hanno diritto di rivolgersi a Geova come al proprio Padre e non contentarsi di pensarlo solo Padre degli Unti e loro futuro "nonno" nella terra paradisiaca.

"lo Spirito stesso... attesta...": questo versetto è utilizzato dal geovismo per sostenere che per essere figli di Dio adottivi bisogna che la forza attiva di Dio, il suo spirito, ne dia loro una testimonianza intima. Ed essa consisterebbe nell'ispirare in loro il desiderio di non voler vivere sulla terra ma, ma di voler deporre la vita terrena e aspirare al regno dei cieli. I membri dei 144.000, dopo aver ricevuto il battesimo in acqua, che è solo un segno esterno di dedicazione a Geova, devono ricevere quest'altro battesimo dello spirito per far parte dei 144.000 eletti destinati al reame dei cieli. E di tale battesimo interiore, che nessuno può vedere né sindacare, i normali TG hanno solo degli indizi esterni: gli Unti sono coloro che nella annuale celebrazione della Commemorazione della morte di Cristo assumono gli emblemi del pane e del vino (fanno la comunione diremmo noi, ma non si tratta di specie consacrate!). Questo permette alla Dirgenza di contarli e di qualificarli come partecipanti rispetto a tutti gli altri presenti. A questo si aggiunge una loro marcata dedizione all'opera del Regno e il dichiarato desiderio di andare in cielo a regnare con Gesù.
Questa teoria, così strana per tutta la "cristianità", ha creato dei problemi grossi come montagne al geovismo, a partire dal problema dell'errore; gente che presumeva di sentirsi unta ma non lo era e nessuno poteva confutare la loro "testimonianza interiore dello spirito". E quindi il conseguente oscillare nel numero dei soggetti contati che, invecchiando, la loro categoria avrebbe dovuto diminuire costantemente e che invece, in certi anni, aumentava. Unti che, pur scelti dallo "spirito santo" sono caduti nell'apostasia ecc... Al tempo in cui scriviamo si è raggiunto un acme di contraddittorietà insanabile giacchè – e i numeri sono numeri! – risulterebbe che oggi - nonostante le morti e nonostante che Geova avrebbe "suggellato" la sua scelta definitiva degli Unti nel 1935 - oggi abbiamo che nel 2012 sono stati contati 12.604 Unti, cioè 2.078 Unti in più di quanti ve ne erano nel 1970, che che hanno contati 10.526! Così succede che in casa Geova i Testimoni devono accettare che perfino la matematica diventi un'opinione giacché da un procedimento di sottrazione risulta un aumento; e, ovviamente, si cade nel pirandelliano "Ma non è una cosa seria".

"e se siamo figli siamo anche eredi...": Cioè destinati (è chiaro, con scelta di libertà che può comportare il rifiuto!) destinati al Reame dei cieli. Tutti, tutti eredi del Regno, dice la Bibbia! Alla sola condizione che lo Spirito di Dio non sia stato cacciato dal tempio del nostro corpo. Teoria questa sostenuta stranamente da tutta la cristianità che, a detta del CD, sarebbe "sviata da Satana".



Vangelo Gv 14,15-16.23b-26
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Testo già incontrato e commentato Domenica 5 Maggio scorso (VI di Pasqua).
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Re: "E venne un uomo..." Anno 2012-2013 Ciclo liturgico "C"

Messaggioda Sandro » ven mag 24, 2013 7:22 pm

Domenica 26 Maggio 2013 - SANTISSIMA TRINITÁ - Solennità (Anno C)



Prima Lettura Pro 8,22-31
Così parla la Sapienza di Dio:
«Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, all’origine.
Dall’eternità sono stata formata,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
Quando non esistevano gli abissi, io fui generata,
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;
prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io fui generata,
quando ancora non aveva fatto la terra e i campi
né le prime zolle del mondo.
Quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull’abisso,
quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell’abisso,
quando stabiliva al mare i suoi limiti,
così che le acque non ne oltrepassassero i confini,
quando disponeva le fondamenta della terra,
io ero con lui come artefice
ed ero la sua delizia ogni giorno:
giocavo davanti a lui in ogni istante,
giocavo sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».

La WT sa che – come avviene in questo accostamento liturgico – la nostra teologia paragona il Verbo di Dio alla Sapienza veterotestamentaria. E così mi è accaduto più volte, dialogando con TG diversi, che mi è stato presentato questo testo allo scopo di "dimostrare" che la Sapienza=Parola=Gesù sarebbe una creatura di Dio.
Ma, come succede spesso nell'esegesi geovista, se non si "scelgono" solo alcuni versetti trascurando gli altri che parlano dello stesso soggetto, cioè se si usa onestamente del criterio che noi chiamiamo "analogia della fede", ci si accorge che le cose non vanno affatto liscie. Così che se ci si fissa solo su alcune parole (che oltretutto sono tradotte!) si pecca di eresia e di fondamentalismo. Ed è proprio questo il difetto dell'utilizzazione di questo brano da parte della WT.
Se infatti si confrontano i punti sottolineati con il modo con cui li rende la NM, si avrà la seguente sequenza: «mi produsse...fui insediata... fui data alla luce... fui data alla luce...io ero lì... io ero accanto a lui come un artefice». Se dunque è da ammettersi una certa elasticità nell'esprimere l'idea che della Sapienza aveva il popolo ebraico seguendo la versione della CEI, non meno si deve dire che avvenga nella versione della WT! Non si dà uniformità costante nell'uso dei termini.
Voglio dire che, se adoperassimo anche noi lo stesso modo "letteralistico" di procedere usato dai TG, potremmo obiettare, scegliendo solo le parole che indicano generazione e quelle che indicano l'esserci già della Sapienza sin da prima di ogni opera, che quindi il Figlio di Dio è generato, non creato, e che c'è da sempre, da prima della creazione; precisamente come ribadirà Giovanni 1,1 e come recitiamo nel Credo. Anzi, in questo "gioco" ci potremmo avvalere anche della stessa versione NM giacché, in relazione a queste due idee, anche essa ammette la generazione dicendo fui data alla luce e l'esserci da sempre dicendo io ero lì... ero accanto a lui come un artefice.
Quindi non si può scegliere alcune espressioni trascurandone altre. E si dà il caso che queste, appena rimarcate, mal si conciliano con le prime due espressioni da cui si dedurrebbe che la Sapienza è stata creata... formata, o come dice la NM, prodotta... insediata; idee che fanno pensare alla dipendenza totale nell'essere da Dio e dalla sua intelligenza ordinatrice.
Eccoci dunque a dover fare i conti con il filosofico principio di "non contraddizione" o "di coerenza" (come lo ha ribattezzato l'acuto Prof. Antonio Livi). E' pacifico che, non potendo Dio contraddirsi in alcun modo, sia la sua stessa rivelazione (il modo con cui è pervenuta a noi) a costringerci a risolvere il problema ricorrendo ad una idea che lo Spirito Santo ha regalato da sempre alla Chiesa di Cristo: l'idea della analogia. Mentre quindi il fondamentalismo si fissa sulla parola - e lo fa gettandosi dietro le spalle le varie contraddizioni che incontra per una pretesa "fedeltà" che la stessa rivelazione mostra assurda se si rimane alla parola (anzi San Paolo ha detto perfino che "la lettera uccide"!) - la teologia cattolica si rifà al principio della analogia, secondo il quale si può paragonare una idea divina alla corrispondente idea umana solo parzialmente; rilevando cioè gli aspetti di similitudine (che la mostrano uguale) ma non escludendo quelli di dissimilitudine (che la mostrano assai diversa). Così, tanto per esemplificare, noi usiamo dire che Dio è "Padre" e ce ne formiamo il concetto sulla base della nostra umana esperienza di paternità: il padre è colui che genera, alleva, educa, protegge, guida ecc... (aspetti di similitudine). Ma sarebbe del tutto fuorviante se ritenessimo che Padre in maniera identica a come lo siamo noi. Noi infatti non creiamo, e se pure abbiamo delle simiglianze con Dio (cose ammesse dalla Bibbia che ci insegna "fatti a sua immagine") ci rendiamo conto che queste sono appena un'ombra della realtà immensamente superiore che l'essere divino ha nei nostri confronti. Ebbene il modo esatto di concepire e di parlare della paternità divina è quindi quello analogico. San Tommaso raccomandava per questo, quando si parla delle qualità di Dio di usare la via eminentiae (intendere le qualità divine a livello infinito) o anche quella negationis (dire che Dio ha quelle qualità ma non come le abbiamo noi). Insomma è più giusto dire che noi siamo ad immagine di Dio (e solo parzialmente) che non dire che Dio è a immagine dell'uomo.
In conclusione risulterà ben ponderato il giudizio degli esegeti di professione che, proprio in relazione a questo brano, non vedono nella Sapienza di Proverbi una identificazione con il Verbo di Dio, Gesù Cristo, ma solo una prefigurazione. Come tale, gli aspetti di dissimilitudine che si colgono in certe espressioni non creeranno contrasto di contraddizione con altri che ben si attagliano alla figura di Gesù, e meno che meno sarà lecito (come purtroppo capita di fare alla WT) di scegliere quelli più dissimili per ritenerli fondanti trascurando gli altri.
Anzi, si potrebbe perfino ricordare agli esegeti geovisti che, se fossero fedeli al principio della "verità progressiva" da loro conclamato, deve avere più valore rivelativo ciò che è stato rivelato successivamente nella Bibbia rispetto a ciò che fu detto in passato. E successivamente, cioè nel Nuovo Testamento - chi non lo sa? – Giovanni è stato lapidario: "In principio il Verbo c'era!" E siccome posegue dicendo e precisando "tutte le cose sono venute all'esistenza per mezzo di lui, e senza di lui neppura una cosa è venuta all'esistenza" (NM) bisogna dire che il Verbo, il Figlio, Gesù preumano, non rientra nelle cose create ma si colloca nell'eternità divina propria della natura del Padre.




Seconda Lettura Rm 5,1-5
Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

La Chiesa ha visto in questo brano, come in vari altri, la tripersonalità divina all'opera. Si parla di Dio intendendo il Padre, di Gesù Cristo intendendo il Figlio e dell'Amore di Dio che viene definito Spirito Santo. Insieme a tale trinità di persone, da vari altri testi, è anche certo che la Bibbia rivela l'esistenza di un unico Dio, indiviso e indivisibile. Ecco quindi che la Chiesa - per non compiere opera "eretica" (da airèo=scelgo) che cioè sceglie nella Bibbia ciò che gli suona bene da ciò che non riesce a capire - omaggiando Dio rivelante che è infinitamente al di sopra di quanto l'uomo possa immaginare, ha deciso sin dall'inizio di non "scegliere" tra le verità proposte dalla Bibbia escludendo quelle che fanno difficoltà, ma di includere e l'uno e l'altro aspetto che l'Altissimo manifesta di Sé, cioè sia la molteplicità personale che la unicità sostanziale perché appunto risultano entrambe rivelate da Gesù.
In seguito, aiutata dalle capacità espressive della lingua greca (assai più ricca di vocaboli che non l'ebraico) e della migliore filosofia, ha formulato la verità di fede su Dio come Trinità di persone in Unità di natura. Non ha seguito quindi il criterio escludente aut aut, ma quello includente et et, accogliendo sia l'aspetto della molteplicità che quello della unità, giacché sono conciliabili in quanto non si situano sullo stesso piano. La molteplicità è infatti predicata riguardo alle persone e l'unicità riguardo alla natura. Non c'è contraddizione come ci sarebbe se si affermasse che Dio è una persona in tre persone o una natura in tre nature. Questo sì che sarebbe un assurdo logico, autocontraddittorio. Sarebbe tutt'altro che un mistero (verità superiore alla ragione) ma una scempiaggine (affermazione inferiore alla razionalità, tanto è vero che la ragione la smaschera come contraddittoria). Questo è dunque lo schema mentale che il mistero richiede dall'uomo, giacché in esso vi sono sia degli aspetti di comprensione chiara, sia degli aspetti che sfuggono alla nostra piena comprensione; ma che comunque non si mostrano in contraddizione con i primi.



Vangelo Gv 16,12-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Anche in questo brano troviamo la presenza di Padre, Figlio e Spirito Santo.
E troviamo ribadita la funzione strettamente personale dello Spirito Santo che guida alla comprensione della verità divina e la annuncia.
La Chiesa si è fatta l'idea della personalità dello Spirito grazie a questi accenni biblici delle sue operazioni. Dalla Bibbia emerge sia la sua distinzione rispetto al Padre e al Figlio, sia la sua personalità, sia infine la sua prerogativa divina, identica alla loro, poiché svolge le funzioni di Signore e padrone in... "comproprietà" di tutto ciò che è del Padre e del Figlio.

Ma appuntiamo ora la nostra attenzione su "Egli mi glorificherà":
- Anzitutto osserviamo che questo "egli" (gr. ekèinos), che ritroviamo espresso nell'originale sia in questo versetto 14 che nel 13 e nel 8 è (come riconosce anche la NM nelle relative note) di genere maschile. Cosa assai strana se si trattasse di una forza impersonale (il greco, come il latino ha il genere neutro per le cose);
- Quindi non si capisce perché mai la NM, pur ammettendo in nota quanto sopra, e persino riconoscendo che tale pronome è coerente alla funzione di Soccorritore (gr. paràkletos) svolta dallo Spirito, preferisce tradurre il pronome personale con "quello", anziche con "egli", trasformandolo in genere neutro;
- La versione CEI del 2008 (che normalmente seguiamo) omette di tradurre gli ekèinos dei vv. 8 e 13, lasciando solo quello del 14. Non si tratta di una dimenticanza. E' semplicemente in coerenza con il criterio di fare una versione per l'uso liturgico e non esegetico (per la quale funzione si deve adoperare il testo originale). E appunto, quanto al senso del brano, la ripetizione di quei pronomi non risulta necessaria, né la sua omissione cambia minimamente il senso del testo. Piuttosto ci si può vedere, da parte dei traduttori, la serena tranquillità di una fede trinitaria ben consolidata (dagli svariati accenni presenti in tutto il NT), che non teme di rinunciare a particolari che sarebbero utili a tale dottrina. Insomma è una omissione non certo tendenziosa giacché risulta effettuata contro il proprio interesse!

Fatto interessante: contestando chi ritiene che il Diavolo sia solo una fantastica personificazione del male, la WT ritiene logico dedurre che invece si tratta di una persona, basando questa deduzione sulle attività personali che la Bibbia gli attribuisce. Ecco il testo:

«E' il Diavolo una personificazione o una persona?... Può una forza non intelligente avere una conversazione con una persona?... Solo una persona intelligente può conversare... ogni qualità, ogni azione che può indicare personalità, è attribuita a lui...» (Svegliatevi 12/8/1973, p. 27)
Il difetto della WT nei confronti dello Spirito Santo, nei testi sacri odierni come in casi analoghi, è quello di non adoperare per lo Spirito Santo la stessa logica deduttiva che ritiene probante nei confronti del modo di agire del Diavolo. Essa sottopone tale logica ad un criterio di "doppio peso e doppia misura"; una cosa che Geova ha in abominio (cf. Proverbi 20,10 e 20,23).
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PS 1
Una piccola riprova del fatto che la nostra Chiesa non si lascia condizionare da quello che io chiamo "parolismo" e che è in effetti il criterio fondamentalista di approcciarsi alle Scritture, la troviamo nella preghiera che il salmista rivolge a Dio nel Salmo 90 (89) versetto 2, che la CEI traduce: "Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero generati, da sempre e per sempre tu sei, o Dio". Ecco qui un "generare" riferito al cosmo che la stessa Bibbia nel primo versetto di Genesi dice "creato" usando per creare(ebr. barà) un verbo che la Bibbia riserva esclusivamente a Dio. Ed è interessante notare che anche la NM traduce il salmo con il verbo "generare" nonostante sia dottrina certa nel geovismo che il cosmo fu "creato". Ecco cosa dice: «Prima che i monti stessi nascessero, o che tu generassi come con dolori di parto la terra e il paese produttivo, sì, da tempo indefinito fino a tempo indefinito tu sei Dio.»
Quindi la verità è che noi cattolici abbiamo un diverso modo di interpretare la Bibbia. E che il geovismo ora lo condivide e ora lo dimentica finendo nel fondamentalismo. Il concetto specifico ed esclusivo di "generazione" che la Bibbia riserva al Figlio di Dio, irriducibile a quello di "creazione", noi lo traiamo dall'insieme della Bibbia, letta secondo il principio dell'analogia e della logica che obbliga ad evitare la contraddizione. Ecco perché non mi stancherò mai di ribadire che è ingannevole usare lo slogan "dice la Bibbia" lasciando intendere che sarebbe lei stessa a darci sia il testo che la comprensione del senso. Non è così! Il primo si chiama "lettera" e il secondo si chiama "interpretazione". Il primo deriva dallo scrittore ispirato, la seconda deriva dalla intelligenza di chi legge il testo. Ecco perché Gesù non ha detto "prendete la Bibbia e leggetela, essa vi guiderà", ma ha detto "chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me e Colui che mi ha mandato... lo Spirito Santo vi farà capire pienamente il messaggio salvifico", cioè ha detto in sostanza "individuate la vera Chiesa e leggete la Bibbia in essa e con l'intendimento che il mio Spirito dà alla sua dirigenza. Quindi tutti i miei seguaci, se non vogliono rischiare di finire fuori strada, nonostante abbiano in mano la migliore traduzione possibile della "lettera", dovranno, se vogliono capirne il "senso", rifarsi in caso di dubbi/problemi alla dirigenza ufficiale della Chiesa, e, quando anch'essa fosse perplessa, a colui al quale ho dato il mandato di 'confermare i fratelli nella fede' ".
La storia del protestantesimo è là a confermare la verità e saggezza di questa impostazione. Ma finora pare sia ancora vero che "la storia insegna che gli uomini non imparano mai nulla dalla storia" (G.B. Shaw)

PS 2
Ricorderò sempre, con divertita saggezza, la visita in ufficio di quell'extracomunitario che mi chiese un aiuto e diceva di vergognarsi perché, non avendo neanche uno spicciolo, quel giorno aveva "rubato l'autobus". Mi diede come un lampo di luce per capire che il fondamentalismo non permette di cogliere il pensiero espresso dalle parole e, insieme, che queste possono trasmettere, se ascoltate con intelligenza, il pensiero pensato da chi parla anche con parole inadeguate e perfino del tutto sbagliate. Ed è esattamente questo che è presente nella Bibbia laddove, analizzandola scientificamente, si vede con evidenza che è un libro "teandrico" ove c'è la presenza del pensiero divino sotto forma espressiva umana. Non lo è al 50% dell'uno e dell'altro, ma al 100% sia dell'uno, quanto alle idee/pensiero, che dell'altro/i, quanto alla modalità espressiva. Cioè nella Bibbia, posto che sia "ispirata", Dio ha ispirato solo il pensiero/idea da trasmettere, ma l'agiografo l'ha scritto esprimendosi come... gli ha insegnato mamma. Ovvero come la sua cultura e vocabolario gli permettevano di farlo. Il fondamentalismo oltretutto deve ricorrere al concetto di "dettatura" divina, andando così incontro alle evidenti contraddizioni suscitate dalla differenza di stile, di conoscenze scientifiche, storiche e geografiche del reale, e perfino di svarioni di grammatica!
«In patientia vestra possidebitis animas vestras»... aliorumque. (Lc 21,19)
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