Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

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Moderatore: Trianello

Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda Generale Specifico » sab lug 02, 2011 10:17 am

Riporto questa interessante testimonianza di due ex-suore che sono diventate evangeliche. La fonte è un famigerato sito evangelico:

http://www.puntoacroce.altervista.org/_ ... oni_Lv.htm

Credo che si tratti di un documento che merita un'attenta analisi da parte dei membri del GRIS:

Guidate dalla sacra Scrittura

Dopo aver letto e approfondito i testi biblici, alcuni versetti furono per noi determinantiperconvincerci a lasciare la chiesa cattolica.

Ricordo quanto rimanemmo colpite dalle parole di Paolo in 1 Corinzi 4,6: «…perché per nostro mezzo impariate a praticare il “non oltre quello che è scritto”». L’affermazione «praticare il non oltre quello che è scritto» ci turbò non poco; infatti, approfondendo la Parola di Dio e leggendo la storia della chiesa, avevamo capito che varie dottrine, dogmi e riti, patrimonio della chiesa cattolica, non avevano un fondamento biblico ma erano pure invenzioni d’uomini.

Studiavamo la Bibbia e confrontavamo il nostro credo cattolico con essa. In una rubrica trascrivevo i versetti biblici che mi davano la conferma di ciò che andavamo confutando riguardo alle dottrine cattoliche e ai suoi dogmi. «Aggiungere o togliere» e «non oltre quello che è scritto» erano due affermazioni costantemente presenti dentro di me.

Ecco qui di seguito alcune prove dove la chiesa cattolica ha aggiunto o ha tolto.



Statue e immagini sacre

Trovammo in Esodo 20,4.6 il comandamento che proibisce di farsi statue o pitture per adorarle. Ci domandammo come mai questo comandamento non fosse presente nei 10 comandamenti cattolici imparati a memoria al catechismo. Confrontammo anche Deuteronomio 4,7.10, era lo stesso comandamento presente in Esodo. Perché la chiesa cattolica ha omesso il secondo comandamento?

Nei nostri studi biblici, quando avevamo dei dubbi o domande senza soluzione, il Signore, in un modo o in un altro ci dava la risposta: attraverso un libro, una persona preparata, la radio o la stessa Bibbia. Così fu per la spiegazione del 2° comandamento: leggemmo in un libro che proprio il grande teologo Agostino da Ippona, aveva tolto il secondo comandamento e diviso il 10° in due parti. Ora capivamo perché tante statue, dipinti sacri, candele, ceri, eccetera nelle chiese e nelle case cattoliche.

Proprio in Deuteronomio 4,2 avevo trovato scritto per la prima volta: «Non aggiungerete nulla a ciò che io vi ho comandato e non toglierete nulla, ma osserverete i comandamenti del Signore vostro Dio che io vi prescrivo».

Distruggemmo perciò tutte le statue e le immagini sacre di nostra devozione! E ci liberammo da ogni devozione che non fosse rivolta al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.



Il rischio di togliere e aggiungere

Approfondimmo l’ordine di Dio che recita: «Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose che vi comando; non v’aggiungerai nulla e nulla ne toglierai» (Dt 12,32). Mosè per confermare la bontà della legge di Dio, disse al suo popolo: «Ecco io vi ho insegnato leggi e prescrizioni come il Signore, il mio Dio mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica…» (Dt 4,5).

Trovammo sia nell’Antico Testamento sia nel Nuovo Testamento, molti versetti in cui Dio dà l’ordine di non «togliere e non aggiungere»:

■ I Salmi 19 e 119 parlano della perfezione della legge di Dio.

■ Proverbi 30,5.6: «Ogni parola di Dio è affinata con il fuoco. Egli è uno scudo per chi confida in Lui. Non aggiungere nulla alle sue parole, perché Egli non ti rimproveri e tu sia trovato bugiardo».

■ 1 Cor 15,1.2: «Vi ricordo fratelli l’Evangelo che vi ho annunziato, che voi avete anche ricevuto,nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l’ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano».

■ 2 Gv 1,9.11: «Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio».

■ Ap 22,18.19: «Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno v’aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; Se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dall’albero della vita e dalla santa città che sono descritti in questo libro».

■ Si veda inoltre Ecclesiaste 3,14; Matteo 15,1.19; Gal 1,8.9.



La questione dell’autorità

Studiando la Bibbia quante dottrine cattoliche dovemmo confrontare con le dottrine bibliche! Per noi la Bibbia era diventata sempre più la nostra «autorità» a cui dovevamo obbedire perché è la «Parola di Dio». Del resto anche Gesù obbedì alla Parola di Dio; disse che era venuto per adempiere tutta la legge (Parola di Dio) e che «neppure uno iota o apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto» (Mt 5,18), asserendo così l’autorità in assoluto della Bibbia sopra ogni altra legge o tradizione umana.

Confrontando la «tradizione» cattolica con la Bibbia scoprimmo che Gesù non voleva la tradizione degli uomini, anzi la disprezzava; in Mc 7,9ss è molto chiaro: «Diceva loro ancora: “Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra!”»; Gesù continua il suo discorso portando degli esempi di come i farisei mettevano in atto la loro tradizione sostituendola al comandamento di Dio. Quante volte avrò sentito la lettura di questo passo sopra citato in ambito cattolico, ma il suo contenuto passava sopra il mio capo… pensavo che Gesù si riferisse solo ai farisei, pensavo fossero parole solo per gli ebrei, e non per noi oggi; non riflettevo sul fatto che «Gesù è lo stesso Cristo, ieri, oggi e in eterno» (Eb 13,8) e che quindi la sua Parola è valida in ogni epoca.

Cristiana e io non trovammo un solo passo biblico dove si parlasse a favore della tradizione, anzi…: «…. E voi perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?» (Mt 15,3). «Invano mi rendono il loro culto insegnando dottrine che sono precetti d’uomini. Avendo tralasciato il comandamento di Dio, v’attenete alla tradizione degli uomini… Annullando così la Parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. Di cose simili ne fate molte» (Mc 7,7-13).

Anche Paolo prima della sua conversione era zelantissimo nel seguire la tradizione dei suoi padri (Gal 1,14). In Col 2,8 Paolo esorta: «Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo».



Purgatorio e culto dei morti

Dopo queste conferme bibliche contro la tradizione, ci chiedemmo come mai il magistero cattolico mette sullo stesso piano la Bibbia e la tradizione dei padri della chiesa? Come mai ha voluto che certe tradizioni diventassero dei dogmi di fede? Ad esempio, riguardo al purgatorio non abbiamo trovato un solo passo biblico dove si parlasse di questo stato intermedio fra inferno e paradiso.[1]

Perché la chiesa cattolica continua a sostenere questa tradizione? Non è un inganno per i credenti cattolici che incessantemente fanno celebrare messe per i loro morti? È vero che nel libro dei Maccabei si è trovato un appiglio (2 Maccabei 12,41. 45), ma sappiamo che questo libro non è contenuto nel canone dei libri dell’Antico Testamento accolti dal popolo ebraico come ispirati da Dio.

«Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo non ha Dio. Chi rimane nella dottrina ha il Padre e il Figlio» (2 Gv 1,9). Gesù dice: «Chi ascolta la mia voce e crede a Colui che mi ha mandato ha vita eterna e non viene in giudizio, ma passa dalla morte alla vita» (Gv 5,24).

Che la Bibbia sia ispirata da Dio ce lo conferma la seconda lettera di Pietro 1,20s: «Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale. Infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo» (cfr. Gv 5,24; 2 Gv 1,9).



Il sacrificio di Cristo

Approfondendo la lettera agli Ebrei, ci rendemmo conto che il sacrificio di Cristo è stato fatto una volta per sempre. Come mai la dottrina cattolica insegna che la messa è il ripetersi «incruento» del sacrifico di Cristo? La lettera agli Ebrei recita: «Cristo non ha bisogno come gli altri sommi sacerdoti d’offrire dei sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, perché questo Egli ha fatto una volta per sempre, quando ha offerto se stesso» (Eb 7,27).

La frase «sacrificio di Cristo fatto una volta per sempre» è ripetuta più volte nella lettera agli Ebrei: 9,26.28; 10,10.18. Cristiana e io ci chiedevamo: «Allora, la messa a che serve se non c’è bisogno di ripetizione? Se il sacrificio di Cristo, compiuto una volta per sempre alla croce, ha valore unico e infinito, perché perpetuarlo nel cosiddetto “sacrificio della messa”?».



Il sacerdozio di Cristo

Ci chiedevamo pure: «I sacerdoti a che servono se non c’è più sacrificio cruento?». La risposta che il ministero sacerdotale dopo la morte di Cristo non serve più, la trovammo sempre nella lettera agli Ebrei 7,24.25: «Il sacerdozio di Cristo non si trasmette» perché Cristo ha compiuto un unico sacrificio e non ha bisogno né di sacerdoti particolari né di ripetere il sacrificio.



Il sacerdozio dei credenti

La conferma che un ruolo sacerdotale specifico non sia più necessario, la trovammo nella lettera agli Efesini, dove vengono stabiliti vari ministeri per il «perfezionamento della chiesa»; qui si legge che Gesù «ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori» (Ef 4,11), ma non si parla di sacerdoti. Il sacrificio di Cristo è stato fatto una volta per sempre, e non servono sacerdoti. Quindi anche qui bisogna praticare il «non oltre quello che è scritto» (1 Cor 4,6).

Ora, la cosa stupenda che abbiamo scoperto, si trova in 1 Pt 2,9: «Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa…».

Quando siamo diventati un sacerdozio regale? Alla morte di Gesù quando il velo del tempio si squarciò in due…

Da quel momento il luogo santissimo non era più riservato al sommo sacerdote, ma a tutti coloro che hanno accettato Cristo come personale Salvatore, è dato loro l’accesso d’entrare alla presenza di Dio come sacerdoti che offrono sacrifici di lode. Alleluia!



L’Eucarestia[2]

L’Eucaristia ha rappresentato il dubbio che per molto tempo ha occupato la mente e il cuore di Cristiana: ella non poteva credere che la transustanziazione fosse solo un ragionamento ricavato dalla teologia fatta da uomini (ideata da Tommaso d’Aquino) e privo di contenuto biblico. Gesù non disse: «Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue»? (cfr. Mt 26,26ss). Non affermò: «E il pane che io darò è la mia carne»? (Gv 6,51). Cristiana a causa di queste parole restava nel dubbio.

I giudei e i discepoli inorridirono pensando di dover mangiare la sua carne, quando Gesù disse: «Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno, e il pane che io darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo» (Gv 6,51). Egli chiarì molto bene il concetto qualche versetto più avanti: «È lo spirito che vivifica; la carne non è d’alcuna utilità; le parole che vi ho dette sono spirito e vita» (Gv 6,63).

Se il corpo di Cristo è un corpo non più terrestre, come possiamo nutrirci del suo corpo risuscitato? 1 Cor 15,42.49 ci dà al riguardo una risposta molto chiara, e Cristiana ne fu convinta. Anche qui bisogna «praticare il non oltre quel che è scritto» (1 Cor 4,6).



La confessione

Che dire poi della confessione dei peccati fatta al sacerdote? Gesù non aveva detto prima a Pietro (Mt 16,19) e poi ai discepoli (Mt 18,18): «Tutte le cose che legherete sulla terra saranno legate in cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla terra saranno sciolte nel cielo»? A Cristiana e a me sembrava normale dover confessare le proprie colpe al prete, del resto anche lui si confessa a un altro prete.

Invece cosa significano le parole dell’Evangelo sopra citate? Significano che quando un credente evangelizza qualcuno e questi crede, accetta l’Evangelo, i suoi peccati sono sciolti, cioè perdonati, perché «l’Evangelo è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» (Rom 1,16).

Allora a chi si devono confessare i peccati? Giacomo risponde: «Confessate dunque i peccati gli uni gli altri» (5,16).

Clemente Romano, un credente dei primi tempi del cristianesimo, in una sua epistola scrisse: «Il Signore nulla esige dagli uomini se non una confessione fatta a Lui». Del resto solo Dio può perdonare i nostri peccati: «Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci tutti i nostri peccati e purificarci da ogni iniquità» (1 Gv 1,9).



La Madonna

Un altro «credo», molto caro al magistero cattolico, ma certamente molto più caro al popolo cattolico, è la Madonna. Sia per Cristiana sia per me fu un argomento di studio e di ricerca molto accurato perché tutt’e due eravamo devotissime a Maria. Ci sembrava impossibile non doverci rivolgere a lei, pregarla e chiedere la sua protezione; dicevamo: «È la mamma di Gesù! È la mamma di tutti!». Iniziammo le nostre ricerche… e poiché Gesù dalla croce affidò la sua mamma a Giovanni, abbiamo cercato nei suoi scritti cosa avesse detto di Maria; non trovammo nessun riferimento alla madre di Gesù che giustificasse la devozione popolare a Maria, tanto meno i dogmi mariani.

Dalla Bibbia non abbiamo trovato nessuna risposta favorevole al culto mariano, ma ci rendemmo conto che anche lei è morta come ogni mortale. In 1 Cor 15,20.23 si parla esclusivamente della risurrezione di Cristo e della futura risurrezione di coloro che sono morti in Cristo, i quali però, risorgeranno alla sua venuta. Se Maria fosse stata assunta in cielo, si sarebbe scritto di quest’eccezione come un caso unico.

Nella chiesa cattolica s’invoca Maria come la «corredentrice», ma la Scrittura smentisce tale affermazione: «In nessun altro è la salvezza, perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati» (Atti 4,12).

Si invoca Maria come «mediatrice», ma nella Bibbia si legge: «C’è un solo Dio e mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti» (1 Tm 2,5). E Gesù stesso ha detto: «Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6).

Chi intercede per noi? Ebrei 7,25 dice: «Egli [Gesù] può salvare perfettamente quelli che per mezzo di Lui [quindi non di Maria] s’avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro».

Un altro dubbio riguardo a Maria è questo: se fosse stata veramente concepita senza peccato, cioè immacolata, non avrebbe dovuto essere lei ad aprire il libro dei sette sigilli che si trova in Apocalisse 5,2.4? invece si legge che non si trovò «nessuno né in cielo, né sulla terra né sotto terra» che potesse farlo.

Inoltre, nella preghiera cattolica «Salve Regina» Maria è invocata come «avvocata dei peccatori», ma in 1 Gv 2,1 è scritto che «noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Cristo Gesù».

Gesù stesso non disse in Mt 4,10 «Adorerai il Signore Dio tuo, e a lui solo renderai culto»?

A Maria, secondo i cattolici, si dà un culto di venerazione, ma sono solo parole, perché la si onora come Gesù, per lei si fanno processioni, ci s’inginocchia davanti alla sua statua, s’accendono candele, si celebrano messe, a lei si cantano inni, la si prega (molto più di Gesù); qual è la differenza di culto fra Maria e Gesù? Anche qui bisogna «praticare il non oltre quel che è scritto».

Come mai il magistero cattolico non ha obbedito ed è andato oltre quel che è scritto stabilendo anche dei dogmi mariani? Su cosa si sono basati? Scartabellando libri, abbiamo scoperto che si sono basati su tradizioni e devozioni popolari. Per Cristiana e per me fu una grande delusione, ci siamo sentite ingannate!



Il papato

Un’altra affermazione biblica dove eravamo sicure che la chiesa cattolica avesse ragione, era Mt 16,18. 19: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa… io ti darò le chiavi… ciò che scioglierai…».

Benché non approvassimo il Vaticano con la sua pompa, i suoi riti teatrali, la sua ricchezza e non trovassimo giusto che il Vicario di Cristo fosse capo d’uno Stato (Cristo non aveva dove poggiare il capo, per cui il Vaticano non è una eredità lasciata da Cristo), le parole dette da Gesù a Pietro, credevamo dovessero avere una continuità nel papa. Ci fu fatto invece notare che nell’espressione «su questa pietra edificherò la mia chiesa» la «pietra» è Cristo; infatti le parole dette da Pietro «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio» sono la «pietra», cioè Cristo, su cui Egli avrebbe edificato la sua chiesa. Infatti in Efesini 2,20.21 trovammo la conferma: «…essendo Cristo la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero ben collegato insieme, si va innalzando». Altri versetti nella Bibbia confermano questo: Mt 21,42; Mc 12,10; Lc 20,17; 1 Pt 2,7; Salmo 118,22.

In quanto a «legare» e «sciogliere», se ben riflettiamo Pietro e gli apostoli erano inviati ai pagani; così chi accettava l’Evangelo, accettava Cristo, veniva sciolto dai propri peccati, ma chi non si convertiva restava legato nelle proprie colpe (cfr. Atti 10,43; 26,18).

Ci chiedevamo a proposito del papa: «Perché è il Vicario di Cristo?». Gesù ha detto che rimane con noi fino alla fine dei tempi (Mt,28,20). Inoltre, salendo al cielo, aveva promesso il Consolatore che avrebbe chiarito e ricordato tutto ciò che Gesù aveva detto quando era sulla terra (Gv 14,16-26): «Io pregherò il Padre e Egli vi darà il Consolatore, perché stia con voi per sempre»; e il verso 26 recita: «Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto». Perciò è lo Spirito Santo il Vicario di Cristo!

L’infallibilità del papa — questa non l’abbiamo mai capita nemmeno quando eravamo ferventi cattoliche.

Studiando la Bibbia, ci fu molto chiaro il fatto che solo Dio è l’infallibile; l’infallibilità fa parte del suo carattere, noi mortali siamo tutti peccatori, perciò fallibili. Anche Pietro che era uno dei conduttori del primo cristianesimo, quello più in vista nel collegio apostolico, sbagliò in materia di fede e fu ripreso da Paolo davanti a tutta la comunità: «Ma quando Cefa [= Pietro] venne a Antiochia, gli resistei in faccia perché era da condannare» (Gal 2,11).

Non trovammo un passo biblico che confermasse il dogma dell’infallibilità del papa. Se lo Spirito Santo sta sempre con noi, secondo la parola di Gesù, c’è bisogno d’una seconda persona infallibile?



Aspetti conclusivi

Nella lettera ai Galati è scritto: «Ma anche se noi o un angelo dal cielo v’annunziasse un evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema» (1,8).

Un giorno Gesù parlando ai giudei che avevano creduto in Lui, disse loro: «Se perseverate nella mia Parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Cristiana e io abbiamo deciso, con il Suo aiuto, di perseverare nella sua Parola. Gesù ci ha dato anche una grande certezza, la sicurezza d’essere salvate, giustificate! Nella lettera ai Romani Paolo scrisse: «Non c’è dunque più alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù» (8,1).

Non per quelli che non peccano, ma per quelli che sono in Cristo l’apostolo Giovanni nei suoi scritti più volte ripete che «chi crede nel Figlio, ha vita eterna».

Dunque non sono le opere che salvano. Da religiose ci siamo sentite ripetere tante volte dalla gente: «Voi sì che andrete in paradiso con tutte le opere buone che fate…!». Il Signore invece dice che non sono le nostre opere che ci salvano: «Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù d’opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo» (Ef 2,8.9).

Avere la certezza della salvezza, sapere che i propri peccati non sono quelli che manderanno i credenti all’inferno, ma che sono già perdonati perché si è creduto in Gesù e si vuole vivere secondo i suoi insegnamenti, riempie il cuore di gioia, di pace interiore, perché si sa d’essere figli suoi e che s’abiterà eternamente con Lui!!!
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Re: Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda francocoladarci » sab lug 02, 2011 1:51 pm

Nulla di nuovo sotto il sole, anche queste due ex-suore sono incappate nel fondamentalismo, nella lettura letteralista, probabilmente è loro accaduto la stessa cosa degli ex-cattolici passati ai Testimoni di Geova, la fede poggiava sulla sabbia e non sulla roccia.

Queste due ex-suore hanno scoperto la "verità", la stessa "verità" scoperta dal gestore del sito "puntoacroce", Nicola Martella il quale appartiene alle chiese evangeliche denominate " Chiese dei fratelli" una chiesa come tante che possiede la sola verità.
Per dare un'occhiata.
http://www.puntoacroce.altervista.org/+G-Editore.htm

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Re: Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda Trianello » sab lug 02, 2011 9:49 pm

Il testo in oggetto è un vero e proprio campionario dei luoghi comuni con cui gli "evangelici" sono soliti attaccare le dottrine cattoliche. A mio avviso vale la pena anlazzarlo brano per brano. Comincerò a farlo da domani, se il tempo a mia disposizione me lo consentirà.
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Re: Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda francocoladarci » dom lug 03, 2011 11:23 am

Nel frattempo espongo il mio pensiero.


Queste due ex suore affermano
“ L’affermazione «praticare il non oltre quello che è scritto» ci turbò non poco; infatti, approfondendo la Parola di Dio e leggendo la storia della chiesa, avevamo capito che varie dottrine, dogmi e riti, patrimonio della chiesa cattolica, non avevano un fondamento biblico ma erano pure invenzioni d’uomini.”.


Evidentemente queste due donne hanno commesso lo stesso errore dei TdG o di qualsiasi gruppo che estrapola un versetto per far sostenere una propria tesi, senza curarsi in che contesto tale versetto sia inserito.

Quanto San Paolo afferma “è scritto” oppure “tutta la scrittura è ispirata” a quali scritture si riferisce?, è vero che al suo tempo circolavano degli scritti di vari discepoli, ma la “scrittura ispirata” si riferiva alla Torah, anche Gesù stesso faceva riferimento ad essa dicendo “è scritto” oppure “avete udito” “avete letto”, i cristiani non poterono dimenticare le loro radici di provenienza (questo aspetto Paolo lo rimarca abbastanza bene nella lettera ai Romani).

Ora per comprendere il perché di quella frase “praticare il non oltre quello che è scritto” necessita comprenderne l’antefatto, nella chiesa di Corinzi era sorto un problema, il quale stava creando divisione tra i cristiani, esaminiamo il contesto.
I Corinzi 3
[21]Quindi nessuno ponga la sua gloria negli uomini, perché tutto è vostro:[22]Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! [23]Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Capitolo 4.
[1]Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. [2]Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele.


Il problema che i corinzi avevano era quello “delle fazioni”, sembrava che avessero dimenticato di poggiare la loro fede nel Cristo, poggiandola invece su comuni uomini, di fede ma uomini.
Cap. 3
[3]perché siete ancora carnali: dal momento che c'è tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera tutta umana?
[4]Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non vi dimostrate semplicemente uomini?


La vera funzione dei predicatori
[5]Ma che cosa è mai Apollo? Cosa è Paolo? Ministri attraverso i quali siete venuti alla fede e ciascuno secondo che il Signore gli ha concesso. [6]Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. [7]Ora né chi pianta, né chi irrìga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere. [8]Non c'è differenza tra chi pianta e chi irrìga, ma ciascuno riceverà la sua mercede secondo il proprio lavoro. [9]Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio.


I corinti avevano divisioni, non appartenevano più a Cristo ma a Paolo, Cefa, Apollo, Paolo li richiamò alla fede, all'unità in Cristo giacché sia lui che Cefa e Apollo erano mezzi usati da Dio.

Cos’era scritto, se non le fondamenta su cui tutti i cristiani dovevano poggiare la loro fede, il non andare oltre gli insegnamenti apostolici, il non esagerare con i propri punti di vista, ma di cooperare come facevano gli apostoli nell'unità della Chiesa.

Allora il verso 6 di I Corinzi.
[6]Queste cose, fratelli, le ho applicate a modo di esempio a me e ad Apollo per vostro profitto perché impariate nelle nostre persone a stare a ciò che è scritto e non vi gonfiate d'orgoglio a favore di uno contro un altro.
Va collocato sul problema delle divisioni, delle fazioni, richiamando i corinti all’unità del Cristo.
Questo versetto da loro citato non ha nulla a che fare con dogmi, dottrine e riti vari.
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Re: Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda Trianello » lun lug 04, 2011 4:23 pm

Per ciò che concerne 1 Corinzi 4,6, a cui le nostre due ex-suore sembrano dare una così grande importanza, c'è da rilevare che si tratta di un passo che, a detta di moltissimi critici testuali, è spurio. Questo è ciò che ci dice la nota inserita nell'attuale edizione della Bibbia di Gerusalemme. Anche qualora il passo non fosse spurio, però, potrebbe trattarsi della citazione di un proverbio, così come suggeriva la nota della vecchia edizione della Bibbia di Gerusalemme. Questa è l'ipotesi fatta propria dai curatori della traduzione interconfessionale in lingua corrente (TILC), i quali rendono il versetto in oggetto così: "Fratelli, vi ho parlato di me e di Apollo per darvi un esempio, perché impariate da noi il senso del proverbio: "Non oltre quel che sta scritto". "
Altri esegeti hanno proposto l'intepretazione secondo cui Paolo con "quel che è scritto" volesse semplicemete far riferimento a quanto appunto aveva scritto poco prima. Nessuno, tranne i fondamentalisti biblici, a quanto pare, suggerisce che il versetto in oggetto possa essere riferito alla Scrittura, come se Paolo volesse appellarsi alla luterana dottrina della "sola Scrittura". Del resto, a quale Scrittura si sarebbe riferito Paolo? Non certo alla Bibbia cristiana, in quanto il Nuovo Testamento era all'epoca ancora in gran parte da scrivere. Per cui, se volessimo prendere questo passo nel senso che gli attribuiscono le due succitate suore, dovremmo intenderlo come un invito da parte di Paolo a rifarsi solo alla Bibbia Ebraica (l'unica Scrittura che egli conosceva) e di conseguenza come un invito a rifiutare tutto l'Evangelo di Cristo.
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Re: Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda Trianello » mer lug 06, 2011 4:14 pm

Continuo l'analisi del succulento documento in oggetto:

Trovammo in Esodo 20,4.6 il comandamento che proibisce di farsi statue o pitture per adorarle. Ci domandammo come mai questo comandamento non fosse presente nei 10 comandamenti cattolici imparati a memoria al catechismo. Confrontammo anche Deuteronomio 4,7.10, era lo stesso comandamento presente in Esodo. Perché la chiesa cattolica ha omesso il secondo comandamento?

Nei nostri studi biblici, quando avevamo dei dubbi o domande senza soluzione, il Signore, in un modo o in un altro ci dava la risposta: attraverso un libro, una persona preparata, la radio o la stessa Bibbia. Così fu per la spiegazione del 2° comandamento: leggemmo in un libro che proprio il grande teologo Agostino da Ippona, aveva tolto il secondo comandamento e diviso il 10° in due parti. Ora capivamo perché tante statue, dipinti sacri, candele, ceri, eccetera nelle chiese e nelle case cattoliche.


Prescindendo che mi lascia assai perplesso il fatto che due sedicenti ex-suore siano così digiune della dottrina cattolica da cadere in un tranello così sciocco.
Analizziamo il testo del Decalogo così come appare nel Deuteronomio5,6-21, vale adire, secondo moltissimi esegeti, nella sua forma originaria:

"Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile.

1) Non avrai altri dèi di fronte a me.

2) Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo né di quanto è quaggiù sulla terra né di quanto è nelle acque sotto la terra.

3) Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.

4) Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.

5) Osserva il giorno del sabato per santificarlo, come il Signore, tuo Dio, ti ha comandato. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. Ricòrdati che sei stato schiavo nella terra d'Egitto e che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore, tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del sabato.

6) Onora tuo padre e tua madre, come il Signore, tuo Dio, ti ha comandato, perché si prolunghino i tuoi giorni e tu sia felice nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.

7) Non ucciderai.

8 ) Non commetterai adulterio.

9) Non ruberai.

10) Non pronuncerai testimonianza menzognera contro il tuo prossimo.

11) Non desidererai la moglie del tuo prossimo.

12) Non bramerai la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo".

Come si vede i “dieci” comandamenti non sono dieci, ma almeno dodici. Come ridurre il numero a dieci? Semplicemente considerando alcuni degli imperativi riportati nella lista come un corollario del precedente. Ecco, allora che la Chiesa cattolica (sulla scorta di Agostino), così come la tradizione rabbinica (anche per gli ebrei i primi tre comandi di questa lista costituiscono un unico comandamento, il sceondo nella loro lista), non fa altro che considerare quelli che qui appaiono come il secondo ed il terzo imperativo come parte del primo comandamento. Gli evangelici sono soliti considerare il secondo ed il terzo comandamento della lista come il secondo comandamento del Decalogo, ma, così facendo, per far tornare i conti, sono poi costretti ad unire l'undicesimo ed il dodicesimo comandamento della lista, facendone uno solo, lì dove i cattolici li distinguono, consci del fatto che una cosa è desiderare la “donna” d'altri e un'altra desiderare la “roba” d'altri, a meno che non si voglia ridurre la moglie ad un possesso personale del marito.

Ma perché i cattolici si sentono in diritto di accorpare i primi tre comandamenti in un unico comandamento e di fare uso delle immagini nel loro culto?

Ecco la risposta, molto semplice, ma esauriente che il noto biblista A.A. Valdés dà a questo interrogativo:

LA BIBBIA PROIBISCE L'USO DI IMMAGINI?


Il comandamento che manca

I cattolici spesso si sentono in imbarazzo quando, parlando con cristiani protestanti o membri di qualche setta, vengono rimproverati per l'uso delle immagini di Gesù Cristo, della Vergine Maria o dei Santi, sia nel culto come nella devozione privata. Dicono che è proibito dalla Bibbia e dalla Legge di Dio.
È vero questo? Per rispondere dobbiamo prima vedere cosa dice la Bibbia.
Racconta il libro dell'Esodo che quando Mosè, dopo aver guidato il popolo d'Israele nel deserto, giunse ai piedi del monte Sinai, Jahveh si presentò a lui in mezzo a tuoni, fulmini, tremore della terra e dense nubi, e gli diede i dieci comandamenti.
Tutti ne conosciamo più o meno l'elenco. Pochi però sanno che in realtà il secondo comandamento diceva: "Non ti farai scultura e alcuna immagine né di quello che è su in cielo, né di quello che è quaggiù sulla terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai, perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso" (Es 20,4-5).
Allora era vero?


Ciò che diceva la legge

Se proseguiamo la lettura della Bibbia, questo sembra trovare conferma. Infatti, in molte altre occasioni viene proibito agli israeliti di fabbricare immagini e figure, tanto di Jahveh che di qualsiasi altra divinità. Il Levitico, ad esempio, terzo libro della Bibbia, ordinava: "Non fatevi idoli, non erigetevi statue o stele; non ponete nella vostra terra pietre lavorate per prostrarvi davanti ad esse" (Lv 26, l ).
In un'altra parte della Bibbia si parla ancor più ampiamente: "Non prevaricate facendovi una figura scolpita di qualsiasi simulacro, immagine di maschio o di femmina, immagine di qualsiasi animale terrestre, immagine di qualsiasi uccello che vola nel cielo, immagine di qualsiasi rettile che striscia sul suolo, immagine di qualsiasi pesce che si trova nell'acqua, sotto la terra" (Dt 4,16-18). Era così grave questo fatto, da venir colpito con una maledizione: "Maledetto colui che fa un idolo scolpito e fuso, abominio per il Signore" (Dt 27,15).
Come si vede, era proibita dalla Legge di Dio ogni raffigurazione di piante, di animali o di esseri umani nel culto.
Seguendo questo precetto, molte chiese cristiane attualmente respingono le immagini nel loro culto e biasimano coloro che ne fanno uso.


Ciò che il popolo viveva

Nonostante le categoriche disposizioni bibliche, il popolo ebraico non fece del tutto a meno delle immagini. Vari passi della Bibbia stanno a indicare che erano tollerate, e persino permesse nell'Antico Testamento. Più ancora: in alcuni casi Dio stesso ha prescritto la costruzione di immagini sacre..
Per esempio durante Ia traversata del deserto, allorché Jahveh comandò di costruire l'arca dell'alleanza in cui venivano custodite le tavole della Legge, ordinò che da ciascun lato si collocasse l'effige dorata di un cherubino, essere angelico con fattezze metà di animale e metà di essere umano (Es 25,18). Anche il candelabro di sette braccia, collocato all'interno della Sacra Tenda, aveva incisioni con fiori di mandorlo (Es 25,33).
Queste opere non erano frutto di decisioni umane. Secondo la Bibbia era stato Dio a riempire del suo Spirito l'artista Bezaleel fornendogli abilità e talento per idearle (Es 31,1-5).
In altri episodi della storia d'Israele vediamo pii personaggi utilizzare per il culto, senza alcuna riserva, immagini e oggetti con figure. Gedeone, ad esempio, uno dei giudici più importanti d'Israele, fabbricò con anelli e altri oggetti d'oro una figura di Jahveh, alla quale gli israeliti tributavano culto (Gdc 8,24-27). E Mica, un ardente e pio jahvista, fece un'effige d'argento di Jahveh e fondò un santuario per tributarle culto (Gdc 18,3 I). Persino lo stesso re Davide, amato e benedetto da Dio, teneva tranquillamente in casa immagini della divinità (1 Sam 19,11-13).


Un tempio senza prevenzioni

Dalle descrizioni bibliche il maestoso tempio di Gerusalemme costruito da Salomone, sembra essere stato ornato con raffigurazioni e sculture, a cominciare dalla stanza interna più sacra, chiamata Santo dei Santi, dove due enormi cherubini scolpiti nel legno più pregiato si ergevano accanto all'arca dell'alleanza (I Re 6,23).
L'interno era completamente decorato con immagini di cherubini, oltre che di palme e di altri ornamenti arborei (1 Re 6,29). E per sostenere il grande deposito di acqua per le purificazioni all'ingresso del tempio, vennero costruiti dodici magnifici tori di metallo rivolti ai quattro punti cardinali (1 Re 7,26).
I capitelli delle colonne del Tempio avevano forma di gigli e duecento melagrane scolpite si aggrappavano attorno a ciascuna (1 Re 7,18-2O). I recipienti per le abluzioni liturgiche erano rivestiti con immagini di leoni, buoi e cherubini (1 Re 7,29). Il tutto con l'approvazione di Dio stesso.
E come se non bastasse, il grande serpente di bronzo che Mosè aveva foggiato nel deserto per ordine di Jahveh, per guarire quanti, morsi dai serpenti, l'avessero guardato, rimase per duecento anni esposto nel Tempio fino a che non venne eliminato dal re Ezechia (2 Re 18,4).
Quando il tempio di Gerusalemme fu distrutto nel secolo VI a.C., il profeta Ezechiele ebbe una visione del futuro tempio. Di esso descrive i cherubini e le palme che Io avrebbero ornato (Ez 41,18).
La quantità di immagini, pitture, statue e decorazioni che riempivano il grandioso tempio di Dio in Gerusalemme, era addirittura incredibile.


Non una sola voce

Nonostante il secondo comandamento, nella Bibbia non troviamo alcun profeta antico che censuri le immagini. Essi, che erano le sentinelle di Dio, ed alzavano la voce contro qualsiasi peccato del popolo, e non concedevano la più piccola deviazione, rimasero in silenzio per secoli.
Neppure i grandi Elia ed Eliseo, acerrimi difensori dell'ortodossia, le riprovarono. Nemmeno Amos, la cui unica missione fu quella di andare a predicare presso il tempio della città di Betel, dov'era stata collocata la statua di un toro che adornava l'altare di Jahveh, parlò contro le immagini. Recriminò soltanto contro il lusso, l'avarizia e la crudeltà del popolo, senza fare cenno al vitello del Tempio.
Come la mettevano allora con la proibizione? Sembrava non essere in vigore. O perlomeno non era così assoluta.
Qual era la motivazione che fondava il rifiuto delle immagini? La Bibbia in realtà non dà alcuna ragione e il popolo d'Israele non disse mai di conoscerne i motivi. Un solo testo, nel libro del Deuteronomio, cerca di dare una spiegazione: "Poiché dunque non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò sull'Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita" (4,15). Vale a dire, quando Dio aveva loro parlato dalla montagna, udirono soltanto la sua voce senza vedere alcuna immagine.
Questa però non è una vera spiegazione. É solo un motivo storico, che ci porta di nuovo a chiedere: perché non apparve quel giorno nessuna immagine sul monte Sinai? E non c'è risposta.


Si sospetta una ragione

Anche se la Bibbia non lo dice, possiamo ipotizzare il motivo della proibizione delle immagini grazie alla conoscenza dell'ambiente religioso antico.
Tutti i popoli che erano in contatto con Israele ritenevano che l'immagine non solo fosse un simbolo della divinità, ma che questa abitasse lì realmente. L'immagine era in un certo modo lo stesso Dio che rappresentava.
Così, secondo la mentalità orientale primitiva, nell'immagine della divinità risiedeva un Fluido personale divino.
Quando qualcuno creava un'immagine, il dio doveva venire a risiedere in essa, dal momento che ogni immagine costituiva in certo senso una epiclesis, cioè una invocazione a Dio perché venisse ad abitarla. Era una specie di "doppione" della divinità simbolizzata.
Per questo la Bibbia racconta che quando Rachele. sposa di Giacobbe, rubò gli idoli al padre Labano, egli si lamentò perché gli avevano sottratto i suoi dei, non le immagini (Gli 31,30). E Mica, già ricordato, accusa la tribù dei dainiti di avergli rubato il suo dio, mentre essi se ne sono andati soltanto con un'immagine (Gdc 18,24).


La voce, sì

Si capisce allora, quanto fosse facile cadere in un'idea magica della divinità. Disporre dell'immagine era come avere i poteri del dio, esercitare una specie di dominio su di lui, manipolarlo a proprio piacimento, possedere un dio a misura d'uomo.
Questo poteva mettere seriamente in pericolo l'identità di Jahveh. Egli si manifestava liberamente e spontaneamente dove voleva, molto al di sopra delle forze delle sue creature, e indirizzava il corso della storia secondo la sua volontà.
Fin tanto che questa idea non era in pericolo, non ci furono difficoltà. Ma a partire dal secolo VIII a.C., il popolo d'Israele cadde fortemente nelle tentazioni. Allora i profeti si fecero sentire. Eccome!
Osea fu il primo a denunciare i sacrifici e l'incenso offerti dal popolo alle immagini delle divinità straniere, per ottenerne i favori.
Isaia, un po' più tardi, userà feroce ironia nei confronti del culto magico. Con la metà di una pianta, dice, accendono un fuoco per scaldarsi e cuociono un arrosto per saziarsi e con l'altra metà fanno un dio, che adorano e pregano: "Salvami, perché sei tu il mio dio". La satira è spietata.
Geremia ed Ezechiele, nei secoli VII e VI a.C., censurarono anche il più piccolo simbolo della divinità, come una pietra o un pezzo di legno, perché non s'illudessero di poterlo manipolare.
Non era ancora giunto il tempo in cui l'uomo avrebbe potuto adorare Dio in forma umana.


Quando Dio fabbrica immagini

Passarono i secoli. L'ambiente greco andò formando persone meno dedite alla magia e più influenzate dal pensiero filosofico e razionale. Questo contribuì a ridurre la concezione feticista delle immagini divine.
Inoltre, Israele venne a comprendere che Jahveh era l'unico Dio di tutti i popoli e non esistevano divinità distinte per le altre nazioni. Pertanto qualsiasi immagine, altare, preghiera o culto che si fosse celebrato in qualsiasi luogo e lingua, era destinato solo a lui. Così, il pericolo che si adorassero divinità diverse scomparve.
Lo stesso Dio, che si era mantenuto invisibile fino a quel momento, di fronte ad una tappa più matura dell'umanità volle farsi un'immagine perché tutti lo potessero contemplare. E se nell'Antica Alleanza si era rivelato al popolo senza alcuna immagine, nella Nuova Alleanza ritenne necessario averne una ed essere visto. Per questo nella notte di Natale gli angeli daranno ai pastori questo segno della nuova rivelazione: "Troverete un bambino avvolto in panni e adagiato in una mangiatoia" (Lc 2,12).
Dio stesso volle, ora che non c'era più pericolo, avvicinarsi agli uomini attraverso una figura, quella di Cristo, perché lo vedessero, ascoltassero, toccassero e percepissero.


Non è più necessario

San Paolo, che era vissuto per un periodo sotto la Legge antica, comprese molto bene la nuova disposizione e poté parlare di Cristo come dell'”immagine di Dio" (2 Cor 4,4). In uno splendido inno canta Cristo "immagine del Dio invisibile" (Col 1.15). Gesù, parlando un giorno con l'apostolo Filippo, gli aveva anticipato: "Chi vede me, ha visto il Padre" (Gv 14,8).
Dunque, se Dio stesso ha voluto non continuare a restare celato e farsi vedere attraverso un'immagine, chi siamo noi per proibire la sua raffigurazione?
Come si vede, il comando circa le immagini nell'Antico Testamento aveva uno scopo pedagogico e pertanto era temporaneo.
Trascorsi i secoli e venuto meno il pericolo passò anche il comandamento. Così intesero la cosa i cristiani fin dall'antichità. Per questo iniziarono a fare immagini di Cristo e a rappresentare scene della sua vita, come aiuto al popolo per accostarsi a Dio. I cimiteri, le chiese e i templi si popolarono di figure per l'importanza che avevano sul piano psicologico, come aiuto nella preghiera. Con l'andar del tempo divennero la Bibbia dei bambini e degli analfabeti. […]


Lutero stesso

I protestanti, quando si separarono dalla Chiesa cattolica nel secolo XVI, reagirono contro le esagerazioni nel culto delle immagini e provocarono la distruzione di molte di esse. Senza dubbio, Lutero, l'iniziatore di questo movimento, non fu così intollerante. Al contrario, riconobbe la loro importanza, in una lettera del 1528 scriveva: "Penso che quanto riguarda le immagini, i simboli e le vesti liturgiche... e cose simili, lo si debba lasciare alla libera scelta. Chi non le vuole, le lasci in disparte. Quantunque, le immagini ispirate alla Scrittura o a storie edificanti mi sembrano molto utili". E in un altro passo affermava che le immagini erano "il vangelo dei poveri".
Lutero intuì molto bene ciò che molti protestanti non vogliono capire: non si tratta di adorare un'immagine, ma di adorare Dio attraverso l'incentivo che l'immagine può offrire. Credere che quando uno s'inginocchia davanti a un'immagine stia sciupando l'adorazione che deve offrire a Dio solo, è avere una mentalità primitiva, continuando a pensare che abbia il fluido di altre divinità, e non si è ancora venuti fuori dall'Antico Testamento.
Se vogliamo applicare a oltranza il secondo comandamento, non possiamo neppure accendere la televisione, perché in tal modo vengono prodotte immagini con l'aiuto della moderna tecnologia.


L'immagine obbligata

Quando Gesù, il Figlio di Dio, prese forma umana. mostrò la dimensione temporale del comandamento in questione e l'utilità delle raffigurazioni tangibili per la catechesi e la preghiera. Ciò che colpì i contemporanei di Cristo fu il fatto di averlo visto, contemplato e toccato, come diceva Giovanni (l Gv 1,1).
Se è necessario evitare la superstizione e gli errori nell'uso delle immagini, non lo si può fare basandosi sulla loro proibizione nella Bibbia, come erroneamente pensano alcune sette e chiese. Ma c'è un'immagine che non possiamo far a meno di costruire: quella di Cristo in noi.
Paolo scrivendo ai Romani dichiarava che "coloro che da sempre egli [Dio] ha fatto oggetto delle sue premure, li ha anche predeterminati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo" (8,29). Non coltivare questa immagine vorrebbe dire sciupare il nostro destino.
Ogni azione, ogni opera che realizziamo, ogni contributo alla giustizia nel mondo, al bene comune, alla solidarietà, va cesellando in modo luminoso ed esatto l'immagine di Gesù Cristo nelle nostre vite. Alla fine deve riuscire quasi perfetta. Gesù stesso lo aveva chiesto: "Voi dunque sarete perfetti, come perfetto è il Padre vostro che è nei cieli" (Mt 5,48).


Nota:
Tratto da A. A. Valdés, Cosa sappiamo della Bibbia? Vol. 2, pp. 45-54
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Re: Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda francocoladarci » sab lug 09, 2011 10:44 am

Queste due donne continuano nelle loro assurdità, esse affermano.
Trovammo in Esodo 20,4.6 il comandamento che proibisce di farsi statue o pitture per adorarle
Ora capivamo perché tante statue, dipinti sacri, candele, ceri, eccetera nelle chiese e nelle case cattoliche.
Distruggemmo perciò tutte le statue e le immagini sacre di nostra devozione! E ci liberammo da ogni devozione che non fosse rivolta al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Il comandamento proibisce il farsi degli “Idoli”.
Quando Mose tardava nel ritornare tra il popolo, i medesimi hanno chiesto ad Aronne di fare un vitello d’oro, quel vitello non era una “Scultura” per gli israeliti, bensì un “dio”, “Ecco il nostro dio che ci ha tratto fuori dall’Egitto”, quel vitello non era rappresentativo di qualche divinità, esso stesso era una divinità quindi un idolo ed è a questo che il comandamento fa riferimento.

Forse queste donne è sfuggito un piccolo particolare, che nel tempio di Salomone era arricchito con immagini.
1 Re.
23Nel santuario furono collocate due figure alate di cherubini, scolpite in legno di ulivo, alte cinque metri.
24- 26Avevano tutt'e due la stessa forma e le stesse dimensioni. Ogni cherubino era alto cinque metri e aveva due ali lunghe due metri e mezzo. La distanza dalla punta di un'ala all'altra era dunque di cinque metri. 27I due cherubini furono collocati nel santuario, uno di fianco all'altro, con le ali aperte. Le punte delle ali più esterne sfioravano le pareti, mentre le altre due si toccavano in corrispondenza del centro della stanza. 28I due cherubini erano rivestiti d'oro. 29Le pareti del tempio, sia interne che esterne, furono decorate con incisioni di cherubini, palme e calici di fiori.

32I due battenti erano decorati con incisioni di cherubini, palme e calici di fiori. I battenti, i cherubini e le palme erano ricoperti d'oro.
35I battenti vennero decorati con incisioni di cherubini, palme e calici di fiori. Queste incisioni furono riempite d'oro.


2 Cronache
10Nel Santo dei Santi eresse due cherubini, lavoro di scultura, e li rivestì d'oro. 11Le ali dei cherubini erano lunghe venti cubiti. Un'ala del primo cherubino, lunga cinque cubiti, toccava la parete della sala; l'altra, lunga cinque cubiti, toccava l'ala del secondo cherubino. 12Un'ala del secondo cherubino, di cinque cubiti, toccava la parete della sala; l'altra, di cinque cubiti, toccava l'ala del primo cherubino. 13Queste ali dei cherubini, spiegate, misuravano venti cubiti; essi erano raffigurati ritti, voltati verso l'interno. 14Fece il velo di stoffa di violetto, di porpora, di crèmisi e di bisso; sopra vi fece ricamare cherubini.

La vasca di bronzo
1 Re cap.7
25La vasca poggiava su dodici tori di bronzo, disposti con la testa verso l'esterno e la schiena verso il centro della vasca. Tre erano orientati verso nord, tre verso sud, tre verso est e tre verso ovest.

Fermiamoci qui.
Quindi secondo queste due donne anche Salomone sarebbe stato un “idolatra” facendo costruire queste sculture ed immagini, chiediamoci, Dio approvava o meno tale abbellimento del tempio e del Santissimo?.
1 Re cap.8
10Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, 11e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore. 12Allora Salomone disse:
"Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura.
13Ho voluto costruirti una casa eccelsa,
un luogo per la tua dimora in eterno".


Con buona pace di queste due donne Dio approvava le sculture e le immagini fatte nel Suo tempio da parte di Salomone.
Quelle sculture ed immagini erano rappresentative, non erano “idoli” nella stessa maniera le statue e le immagini che vi sono nelle chiese (cattoliche) non sono idoli, ma rappresentative, possono ricordarci chi esse rappresentano sicché la nostra “Venerazione” (una Dulia) viene rivolta ai Santi, al contrario la “Latria” adorazione è esclusiva a Dio (S.Trinità).
Quindi la proibizione degli “idoli” è motivata dalla credenza che in quella statua risiedesse la divinità quindi la statua era divina, in Deuteronomio al cap. 4 chiarisce molto bene questo punto.
28In quei luoghi sarete costretti a rendere culto a dèi fatti dagli uomini, semplici pezzi di legno e di pietra, che non sono in grado né di vedere, né di ascoltare, né di mangiare, né di sentire odori.

Isaia cap.44
Quelli che fabbricano gli idoli
9"Quelli che fabbricano gli idoli
sono gente da nulla.
I loro dèi preziosi non servono a niente.
Quelli che li adorano non vedono
e non si rendono conto;
perciò saranno coperti di vergogna.
10Chi fabbrica un idolo
o fonde una statua
si illude di averne un vantaggio.
11Quelli che li prendono sul serio
saranno umiliati,
perché gli idoli
sono stati fatti da semplici uomini.
15usa una parte dell'albero
per accendere il fuoco,
e una parte per costruire un idolo.
Mette la prima in un braciere
per riscaldarsi e cuocere il pane;
con l'altra invece fa la statua di un dio
e la adora con grande rispetto.
16Con un po' di legna fa fuoco;
arrostisce la carne,
se la mangia ed è sazio.
Poi si riscalda e dice:
Che bel calduccio! Che bel fuocherello!
17Poi con il resto si costruisce un dio,
il suo idolo, lo adora,
si inchina e lo prega così:
Tu sei il mio Dio, salvami!
18Questa gente è troppo stupida
per capire che cosa sta facendo:
hanno gli occhi e l'intelligenza
chiusi alla verità.
19Nessuno di loro riflette,
nessuno ha il buon senso
o l'intelligenza di dire:
Ho bruciato metà di un albero;
sulla brace ho cotto il pane
e arrostito la carne che mangio.
Dell'altra metà ho fatto un idolo inutile.
Mi prostro davanti a un pezzo di legno!
20Niente affatto!
La loro mente si nutre di cenere;
il loro cuore è sviato, li fa sragionare.
Il loro idolo non li può salvare,
ma essi non riescono a pensare:
È evidente che quello che ho in mano
è un falso dio.



C’è inoltre da dire che l’iconografia non era solo nelle Chiese, ma prima d’esse le troviamo nelle catacombe, come ad esempio nella catacomba di Santa Priscilla (Roma, via Salaria) vi è una pittura (tra le molte) che rappresenta la Vergine Maria con Gesù bambino in braccio, tale pittura risale a poco più della metà del II secolo, siamo agli inizi del cristianesimo.
Queste due ex suore distruggendo le immagini hanno dimostrato di credere che tali immagini fossero degli idoli, che avessero chissà quale proprietà o che avessero in se la “vita”, mi domando, come hanno fatto a diventare suore?, e cosa hanno studiato?.
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Re: Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda Trianello » mer lug 13, 2011 5:22 pm

Le nostre due ex-suore scrivono poi:

Approfondimmo l’ordine di Dio che recita: «Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose che vi comando; non v’aggiungerai nulla e nulla ne toglierai» (Dt 12,32).


Allora, io domando loro, perché avete tolto dalla Bibbia ben sette libri?
Già, perché la Bibbia cristiana ha sempre contenuto quei sette libri (i cosiddetti Deuterocanonici) che non appaiono invece nelle Bibbie evangeliche.
Bisogna attenersi alla Bibbia. Certo! Ma chi ci dice quali libri appartengono alla Bibbia?
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Re: Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda francocoladarci » mer lug 13, 2011 9:44 pm

Queste due ex suore continuano dicendo.
Trovammo sia nell’Antico Testamento sia nel Nuovo Testamento, molti versetti in cui Dio dà l’ordine di non «togliere e non aggiungere»:

In effetti come ha commentato Trianello i protestanti non hanno aggiunto, hanno solo tolto sette libri.
1 Cor 15,1.2: «Vi ricordo fratelli l’Evangelo che vi ho annunziato, che voi avete anche ricevuto,nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l’ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano».

Paolo stava insegnando ciò che egli stesso aveva ricevuto.
1° Corinzi 15, 3
3Prima di tutto vi ho trasmesso l'insegnamento che anch'io ho ricevuto.

Le due donne citano questa scrittura sul "togliere ed aggiungere".
2 Gv 1,9.11: «Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio».

Citando questa scrittura non ci dice assolutamente niente, la medesima non ha nulla a che fare con il togliere o aggiungere, leggendo il contesto si comprende che l’apostolo Giovanni stava parlando di tutt’altra cosa, il verso 10 dice
Se arriva da voi uno che non porta quest'insegnamento, voi non dovete accoglierlo né dargli il benvenuto. 11Chi lo accoglie volentieri si rende complice delle sue imprese malvagie.
Ma anche in questo caso non comprendiamo bene cos’era questo “insegnamento diverso”, bisogna cercare il proseguo in 1° Giov. 2
“22Sapete chi è il bugiardo, l'anticristo: chiunque afferma che Gesù non è il Cristo. Chi dice così rifiuta non solo il Figlio, ma anche il Padre.”
, andiamo avanti su questo falso insegnamento.
2° Giov. Cap 1,” 7Si sono sparsi nel mondo molti falsi maestri, i quali non vogliono riconoscere che Gesù è venuto come vero uomo. Questi falsi maestri, sono proprio loro il seduttore e l'anticristo.”

Cosa vuol dire “ Riconoscere il Cristo nella carne”, significa riconoscerne la sua” natura umana”, oltre quella Divina, natura che lo ha accumunato a tutto il genere umano, subendo nella carne tutti gli aspetti umani, riconoscerne la sua nascita, la crescita, la gioia, la sofferenza, ed infine la sua morte, morte sacrificale per il beneficio di tutto il genere umano, riconoscerne la sua risurrezione come primizia di tutti quelli che verranno risuscitati e riconoscere la Chiesa come depositaria degli insegnamenti del Cristo.
Il cristiano, riconoscendo il Cristo nella carne, ne rimaneva nella sua dottrina.

Ecco dunque cos’era questo falso insegnamento, la negazione dell’umanità del Cristo, il Cristo nella carne e di conseguenza la negazione della sua morte e risurrezione, in tale insegnamento l’eretico Marcione fu un personaggio di spicco.
Queste due ex suore hanno citato questa scrittura che ha tutto un altro significato, estrapolare una scrittura senza tener conto del suo contesto è il “Modus Operandi” di molti movimenti del terzo protestantesimo, come ad esempio i Testimoni di Geova.

Passiamo ora a ciò che sembra che interessi loro.
Trovammo sia nell’Antico Testamento sia nel Nuovo Testamento, molti versetti in cui Dio dà l’ordine di non «togliere e non aggiungere»:

Questa affermazione in se stessa non ci dice niente, sappiamo che la Sacra Scrittura è parola di Dio (Davàr), la Sua rivelazione all’umanità, il problema nasce nell’individuare questa “Parola”, chi ci dice quale essa sia?, chi ci garantisce della sua autenticità?, molti scritti sono stati fatti ma quali di essi meritano la nostra fede?, basti pensare al nuovo testamento o per meglio dire alla seconda alleanza, la quantità di scritti che vi sono, perché queste due ex suore accettano i quattro vangeli , Matteo, Marco, Luca, Giovanni, quanto vi sono ad esempio i vangeli di Tommaso, degli Esseni, di Nicodemo, i vangeli di Filippo di Pietro di Gamaliele di Bartolomeo ecc.? perché queste due donne accettano l’Apocalisse di Giovanni e non quella di Pietro?.

Da ciò si comprende la difficoltà quanto si afferma di non aggiungere o togliere nulla alla scrittura, difficoltà data dalla incapacità di conoscere qual è l’autentica parola di Dio, a meno che ci venga detto quale sia la parola di Dio, ma chi può stabilirlo?. Se non coloro che furono testimoni del Cristo, coloro che furono le colonne portanti della Chiesa da Cristo stesso fondata, gli apostoli ai quali Dio ha affiatata la sua rivelazione, rivelazione per “Nostrae Salutis Causa”, i quali apostoli trasmisero imponendo le mani(Spirito Santo) la Traditio ai loro successori struttura della Chiesa, ed è questa Chiesa che in mezzo ad una moltitudine di scritti ha dichiarato “Ispirati, Infallibile autentica Parola di Dio” alcuni scritti creando un canone il quale è stato preservato fino ai nostri giorni, canone composto di 72 libri (73 se separiamo Geremia da Lamentazioni)

La Chiesa creatrice del canone, ritiene tutti i sacri libri “Ispirati, Infallibile parola di Dio” solo nella loro interezza e integrità, ora queste due ex suore fattesi protestanti hanno accettato l’eliminazione dal canone di vari libri, sicché quel “loro canone” non è più ne ispirato ne infallibile ne parola di Dio, in quanto l’uomo decide quali siano i libri che più gli siano consoni, avendo allora perso la “Sacralità della Rivelazione” un libro vale l’altro potendo usare anche quei libri cosiddetti apocrifi, ed è proprio per questo motivo che prolificano movimenti religiosi e sette varie elaborando dottrine, insegnamenti puramente umani, poiché dal momento che si fa della parola di Dio la parola dell’uomo si è abbandonata “La Via” e le orme che si seguono non sono più del Cristo ma bensì dell’uomo.
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Messaggioda Citocromo » gio lug 14, 2011 4:13 pm

Approfondendo la lettera agli Ebrei, ci rendemmo conto che il sacrificio di Cristo è stato fatto una volta per sempre. Come mai la dottrina cattolica insegna che la messa è il ripetersi «incruento» del sacrifico di Cristo?

Con che coraggio queste suore si definiscono ex cattoliche se non conoscono la dottrina della CC? Il CCC dice:

1104 La Liturgia cristiana non soltanto ricorda gli eventi che hanno operato la nostra salvezza; essa li attualizza, li rende presenti. Il Mistero pasquale di Cristo viene celebrato, non ripetuto; sono le celebrazioni che si ripetono; in ciascuna di esse ha luogo l'effusione dello Spirito Santo che attualizza l'unico Mistero.

Inoltre, si leggano anche il n. 1362 e seguenti, facendo particolare attenzione al linguaggio teologico.
Leggendo questa lettera, sposo in pieno la tesi di un mio amico prete, il quale ha sempre sostenuto che le suore dovrebbero conseguire almeno la laurea in Scienze Religiose, almeno quella. Qui, però, siamo di fronte ad ignoranza del catechismo più elementare!
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Mi sembra che si debbano ricondurre gli uomini alla speranza di trovare la verità. (Sant'Agostino, Lettere, 1,1)
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Re: Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda francocoladarci » ven lug 15, 2011 3:05 pm

Queste due ex suore continuano dicendo.
La questione dell’autorità

Studiando la Bibbia quante dottrine cattoliche dovemmo confrontare con le dottrine bibliche! Per noi la Bibbia era diventata sempre più la nostra «autorità» a cui dovevamo obbedire perché è la «Parola di Dio». Del resto anche Gesù obbedì alla Parola di Dio; disse che era venuto per adempiere tutta la legge (Parola di Dio) e che «neppure uno iota o apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto» (Mt 5,18), asserendo così l’autorità in assoluto della Bibbia sopra ogni altra legge o tradizione umana.


La Bibbia ha autorità solo in virtù di chi ha concesso tale autorità.
Molti si accinsero a scrivere intorno a Gesù, molti cercarono di colmare quel “vuoto” sulla sua fanciullezza, adolescenza e giovinezza, altri scrissero in merito ai suoi insegnamenti, altri ancora in merito ai suoi viaggi (fino in India), molti scrissero pagine di dottrine interpretate secondo il loro punto di vista, e non sto parlando dell’umile cristiano bensì di persone importanti nelle comunità cristiane, come ad esempio i Vescovi.

In mezzo a questo mare di scritti quale sarebbe stata “l’Autorità” della Bibbia?, se dovevano “obbedire” alla Parola di Dio, come potevano sapere quale fosse questa parola?, non potevano, non c’era modo di poter capire quale effettivamente era la parola di Dio a cui obbedire.
Ora queste due donne affermano di “obbedire alla Parola di Dio” citando la Bibbia, ma la medesima sono quei scritti che la Chiesa Apostolica dichiarò “ Ispirati, Autentica” Parola di Dio, gli insegnamenti della Chiesa non sono e non possono essere in contrasto con ciò che Lei stessa dichiarò “ispirati e autentici”, al contrario proprio perché da Lei certificati è la sola che può darne interpretazione.

Cristo non si oppose alla Toràh, ma essendo il “Maestro” ed essendo colui che parla con “Autorità” ne da interpretazione, come fa la Chiesa con la sua scrittura, Cristo la perfezionò, non si fermò a ciò che era l’esteriorità della legge, a ciò che era la formalità la quale era anche necessaria fino al suo tempo, ma ne trasmise l’essenza, il cuore, l’intimo della legge, la legge si fermava ad esempio a “non assassinare” Cristo ne estrae la linfa vitale “ma se odi tuo fratello sei omicida”.
Inoltre la Bibbia non è al di sopra della Traditio, ma nasce dalla Traditio ed insieme formano quello che possiamo definire il “Progetto Shalom”.
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Re: Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda francocoladarci » sab lug 16, 2011 1:39 pm

Riprendiamo per un attimo il “problema” della Tradizione.

Queste donne citano Matteo 15, 3 “ Ma egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?”.
Gesù era ebreo e come ebreo seguiva anche lui la tradizione, queste donne dimenticano che non è la tradizione in se ad essere sbagliata, infatti accusano i discepoli di Gesù di non lavarsi le mani, una delle tante tradizioni, queste donne dimenticano che la Toràh è parola di Dio, ma che le tradizioni erano un aspetto di vita quotidiana le quali avevano come radice la Toràh stessa.

Ad esempio, fare Korban significa fare un dono a Dio, è una tradizione, ora il comandamento di Dio imponeva ed impone di onorare il padre e la madre, tale onore deve essere manifestato anche nel loro sostentamento materiale, dove dunque Gesù critica i farisei? Nel fatto che i medesimi sono andati oltre ciò che è la tradizione, mentre fare Korban è un atto di devozione a Dio essi hanno esteso questa tradizione agli uomini asserendo che il dono fatto a Dio è più importante dell’onore al padre e alla madre sicché il dono fatto al tempio poteva essere usato sia dai sacerdoti che dal donatore stesso, ecco dunque la critica di Gesù ai farisei, non è errato la tradizione del Korban, ma è errata l’interpretazione che i farisei ne davano, cioè, è più importante fare Korban a Dio che non al padre e alla madre che con quel dono potevano essere sostenuti.

Questo del Korban è solo un esempio di come una tradizione che in se stessa è lecita venga stravolta per altri scopi, e Gesù stava condannando questo atteggiamento non la tradizione in se.

In merito poi alla “Tradizione Cattolica”, le due donne dovrebbero ringraziare la Chiesa la quale grazie alla “Tradizione” ci ha fatto conoscere il Cristo, è grazie alla tradizione che sappiamo la rivelazione Divina ed è sempre la tradizione la quale significa “ dare, passare qualcosa a qualcuno, consegnare, affidare e trasmettere” che abbiamo il canone biblico, in quel canone ove la parola di Dio ci ha fatto conoscere il “Verbo” fatto carne, permettendoci con la sua morte nella croce e risurrezione e nella fede in tale sacrificio di essere adottati come figli di Dio.

L’apostolo Paolo, apostolo delle genti, metteva in guardia i cristiani dagli insegnamenti fallaci, non bisogna dimenticare che, con l’estensione del cristianesimo ai pagani i medesimi furono portatori di vari pensieri filosofici, i quali non sempre erano compatibili con il cristianesimo, ed è da queste particolari filosofie che nei primi secoli emersero insegnamenti eretici.
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Re: Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda francocoladarci » dom lug 17, 2011 9:15 pm

Perché la chiesa cattolica continua a sostenere questa tradizione? Non è un inganno per i credenti cattolici che incessantemente fanno celebrare messe per i loro morti? È vero che nel libro dei Maccabei si è trovato un appiglio (2 Maccabei 12,41. 45), ma sappiamo che questo libro non è contenuto nel canone dei libri dell’Antico Testamento accolti dal popolo ebraico come ispirati da Dio.
affermano queste due donne.

A prescindere che tale esternazione è propria dei protestanti, vediamo se effettivamente il libro dei Maccabei faceva parte del canone meno.
Ciò che interessa è comprendere com’era la situazione nel 1° secolo, a dispetto di ciò che pensano queste due ex suore nel 1° secolo vi erano tre tipi di canone.
Canone Alessandrino. III – II secolo
Dato che molti ebrei vivevano al di fuori della Palestina e non sempre erano in grado di capire l’ebraico sorse la necessità di tradurre dall’ebraico in greco, per far questo furono incaricati i 70 i quali tradussero in greco ciò che era chiamato “canone lungo” ed era composto da 46 libri.
Tale canone era in uso al tempo di Gesù, e la Chiesa fece proprio tale canone.

Canone Palestinese o canone corto.
Fu solo verso il 90 d.c. che i Farisei in un loro “concilio” a Jamnia stabilirono il loro canone di 39 libri, escludendo la LXX e i Deuterocanonici inclusi come Maccabei, più per altro come ostilità politica contro i sadducei che sostennero le lotte dei Maccabei, il canone Palestinese è ancora in uso dagli ebrei.
Canone Samaritano o canone cortissimo.
I Samaritani staccatosi dagli ebrei verso il IV secolo hanno adottato solo il Pentateuco con aggiunta di Giosuè condottiero nominato da Mosè.

Fatto interessante che la scoperta dei rotoli del mar Morto, nelle grotte di Qumràn hanno evidenziato l’uso del canone lungo o Alessandrino da parte delle comunità di Qumràn, il che attesta la LXX come canone lungo, canone come si è detto in uso al tempo di Gesù e che la chiesa ha inserito nel proprio canone.
Allo stato attuale, le chiese cattoliche latine e quelle ortodosse hanno accettato il canone Alessandrino eccetto il 4° libro di Esdra e il 3° dei Maccabei.
I Protestanti al contrario hanno accettato il canone Palestinese, nonostante ciò considerano alcuni libri del canone Alessandrino utili per la pietà.
Il concilio di Trento del 1546 confermò il canone Alessandrino.

Ed è proprio nel libro dei Maccabei che viene narrato l’avvenimento che c’interessa.
2° Maccabei.
43Poi Giuda fece una colletta fra il suo esercito. Raccolse del denaro da ciascun soldato e mandò a Gerusalemme la somma di duemila monete d'argento, e con esse fece offrire un sacrificio per il perdono dei peccati. Il suo fu un gesto bello e nobile, suggerito dalla fiducia nella risurrezione. 44Infatti, se Giuda non avesse sperato che quei soldati caduti sarebbero risorti, non avrebbe avuto nessun senso pregare per i morti. 45Invece Giuda era sicuro che a quanti fanno una morte santa è destinata una ricompensa magnifica. Perciò egli si lasciò ispirare da un pensiero santo e bello. E proprio per quel motivo fece offrire un sacrificio per il perdono, perché quei morti fossero liberati dal loro peccato.

E’ altresì evidente che quei morti erano in peccato, ecco allora che Giuda fa offrire un sacrificio a loro favore, affinché Dio perdonasse tale peccato risuscitandoli a suo tempo dai morti.
Ecco allora che, non sapendo se un’anima sia al cospetto di Dio oppure no anche noi seguendo l’esempio di Giuda Maccabei offriamo dei “doni” a suffragio di queste anime affinché possono godere della beatitudine di Dio, e questo lo si fa chiedendo al sacerdote una messa per i defunti, come anche Giuda lo chiese ai sacerdoti del tempio per i propri defunti.
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Re: Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda Generale Specifico » lun lug 18, 2011 9:01 am

Voglio esprimere il mio ringraziamento verso Franco che, con tanto impegno, sta rispondendo punto per punto a quanto scritto dalle due ex-suore evangeliche.

:D
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Re: Testimonianza di due ex suore diventate evangeliche.

Messaggioda francocoladarci » lun lug 18, 2011 2:53 pm

Le due donne dicono.
Che la Bibbia sia ispirata da Dio ce lo conferma la seconda lettera di Pietro 1,20s: «Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale. Infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo»

C’è prima di tutto da evidenziare che il termine “Bibbia” come canone al tempo degli apostoli non esisteva, esisteva il canone Alessandrino, ma tale canone riguardava la Toràh, i Nebehim ( profeti) e i Ketubim (altri scritti) racchiusi nel termine di Tanach.

La citazione fatta dell’apostolo Pietro come anche di San Paolo in 2° Timoteo 3,16 i quali affermano che “Tutta la scrittura è ispirata” non ci dicono che tutta la Bibbia sia ispirata, sia Pietro che Paolo stavano facendo riferimento alle scritture ebraiche, il cristianesimo fonda le sue radici nell’ebraismo, nelle scritture ebraiche, scritture che il Cristo adempì portandole a compimento, da non dimenticare che i primi cristiani erano ebrei israeliti, osservanti della legge, quella legge che avrebbe condotto al Cristo, ecco dunque che nelle scritture cristiane o Neotestamentarie si fa riferimento alla “Legge” poiché la comprensione del cristianesimo può essere solo proiettandolo nella prima alleanza.

Il citare le scritture Veterotestamentarie come “Parola di Dio” ispirate dallo Spirito Santo, pone la base, certifica, legittima il Cristo come fine ultimo della legge, sicché come lo Spirito Santo “Mosse” gli agiografi antichi così lo stesso Spirito Santo “Muoveva” gli autori del nuovo patto, cosa importante che nessun agiografo neotestamentario affermava l’ispirazione del suo scritto, i primi cristiani hanno ereditato gli scritti sacri e non sentirono nessuna necessità di scriverne dei propri.
Predicando l’Evangelo di Gesù Cristo raccontavano dei fatti accaduti e tutto ciò che lo riguardava, trasmettendo oralmente queste informazioni, facendo dove era necessario riferimento alla Legge, come anche Gesù stesso fece riferimento alla Toràh quando confortò i discepoli di Emmaus.
Dunque, come facciamo a sapere che la “Bibbia” è ispirata quando sappiamo che nulla viene detto in merito a questo nel nuovo testamento?, quando gli agiografi tacciono su questo quesito?.

La Bibbia come la conosciamo noi e come dovrebbero conoscerla in modo maggiore queste due ex suore fu definita nel concilio di Cartagine nel IV secolo d.c, nel concilio di Firenze nel 1441 e nel concilio di Trento nel 1546, i Vescovi hai quali fu trasmessa la successione apostolica con le imposizioni delle mani sostenuti dallo Spirito Santo dichiararono che “Tutta la scrittura” ossia quella della Prima Alleanza e quella della Seconda come “Ispirati e infallibile parola di Dio”, questa Bibbia che le due donne credono come ispirata lo credono poiché la Chiesa ha garantito la loro infallibilità e la loro ispirazione, ma se si vuole delegittimare la Chiesa la quale “Ha legittimato la Bibbia” allora anche la Bibbia ne viene delegittimata, o almeno gli scritti neotestamentari, non si può credere nella Bibbia come ispirata e negare la Chiesa che ne ha dato certificazione dell’autenticità, o si accettano ambedue oppure si rifiutano ambedue.
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