LA BUGIA E' IL MALE DELLA SOCIETA'. Card.Carlo M.Martini

Segnalazioni di giornali, riviste, trasmissioni radio-televisive che riguardino i Movimenti Religiosi Alternativi e le tematiche a questi connesse.

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LA BUGIA E' IL MALE DELLA SOCIETA'. Card.Carlo M.Martini

Messaggioda Leonardo » dom giu 28, 2009 8:38 pm

Le risposte e le verità da non nascondere - CORRIERE DELLA SERA 28 Giugno 2009 -
Dialogo con i lettori del Corriere. Si rinnove­rà l’ultima domenica di ogni mese il dialogo del cardinale Carlo Maria Martini con i lettori del «Corriere».
CULTURA. L’ offerta, fattami dal Direttore del Corriere, di avere a disposizione una pagina al mese per rispondere a domande della gente, ha creato in me un certo imbarazzo e smarrimento


La bugia è il Male della società
Della menzogna, come peccato originario, vero cancro delle comunità, facciamo esperienza anche in questi giorni

Eminenza, desidero sottoporle un caso di esegesi biblica del capitolo V degli Atti degli Apostoli, l’episodio di Anania e Saffira, che frodarono Pietro per amore del denaro e morirono all’istante. Mi sono sempre chiesto, leggendo diverse interpretazioni dell’accaduto, perché ebbero un castigo così duro, ma soprattutto se il denaro che dovevano versare a Pietro rappresentasse una forma di comunione dei beni delle prime comunità cristiane.
Gabriele A. Ginnasi Milano

Gentile Cardinale Martini, mi aiuti a comprendere il significato di un episodio biblico, quello dell’Esodo 12,29-30, perché io possa a mia volta spiegarlo a mio figlio. Al rifiuto del Faraone di lasciare liberi gli israeliti Mosé riferì le parole di Dio e il volere di Dio fu fatto. «A mezzanotte il Signore colpì ogni primogenito della Terra d’Egitto...». Come ha potuto il Signore sacrificare i bambini?
Stefania Donadeo Milano


Comincio con alcune domande bibliche, così mi sento un po’ di più sul mio terreno. I. Mi fermo anzitutto sulla prima delle lettere citate, quella che riguarda il comportamento di Pietro negli Atti degli Apostoli a proposito di Anania e Saffira (Atti 5,1-11). Ricordo che anch’io fui spaventato quando lessi per la prima volta questo episodio. I due, marito e moglie, cadono a terra morti, a poca distanza l’uno dall’altro, dopo aver mentito a Pietro sul prezzo del campo da loro venduto. Gli avevano dichiarato di consegnargli tutto il ricavato, invece avevano tenuto per sé di comune accordo una parte dei soldi ricevuti. La severità di Pietro appare tanto più difficile da comprendere in quanto lo stesso apostolo, pochi capitoli dopo, tratta con maggiore benignità un certo Simone. Questi vorrebbe acquistare per denaro la capacità di fare guarigioni (di qui il nome di «simonia» per il tentativo di acquistare con denaro un potere nella Chiesa). Anche in tal caso le parole sono forti: «Possa andare in rovina tu e il tuo denaro, perché hai pensato di poter comprare con i soldi il dono di Dio» (Atti 8,20). Ma a queste parole viene aggiunto l’invito alla conversione: «Convertiti dunque da questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonata l’intenzione del tuo cuore. Ti vedo infatti pieno di fiele amaro e preso nei lacci dell’iniquità» (Atti 8,22-23).

Anche Paolo, sempre negli Atti degli apostoli, tratta con severità un certo Elima, che cercava di distogliere il proconsole Sergio Paolo dalla fede: «Uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, quando cesserai di sconvolgere le vie diritte del Signore?» (Atti 13,10). Il castigo è la cecità temporanea, ma non la morte. Che cosa è dunque accaduto, secondo la mente dell’autore degli Atti, nel caso di Anania e Saffira? Essi avevano compiuto il gesto solenne e pubblico di donare tutto per la comunità, dalla quale sarebbero stati tenuti in grande onore e probabilmente anche mantenuti. La loro parola data a Pietro era una dichiarazione sacra di fronte a Dio. Si può pensare che in quei primi inizi fosse di grande importanza sottolineare il carattere sacro della comunità e l’autorità piena data agli apostoli. Confesso che questi argomenti, con cui tento di ricostituire la mentalità di quel tempo, non ci lasciano del tutto convinti.

Forse occorre penetrare nel significato profondo della menzogna, come peccato originario, vero cancro delle comunità e della società. Ne facciamo esperienza anche in questi giorni. Gesù nel Vangelo secondo Giovanni (8,44) dice che lo spirito del male «è stato omicida fin dal principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui». Ma temo che questo tipo di riflessioni siano, per il lettore medio, piuttosto causa di nuovi problemi e perciò mi fermo qui. In ogni caso mi pare chiaro, come si vede dalla dichiarazione di Pietro (Atti 5,4) che si trattava di una qualche forma di comunione dei beni, non obbligatoria: quindi di una certa forma di «comunismo», che scomparve ben presto nelle prime comunità per dare luogo ad altri modi di aiuto reciproco (vedi la «colletta» in san Paolo, per es. 2a Lettera ai Corinzi, capitoli 8 e 9). Lo scrivente dice di aver trovato anche altre interpretazioni dell’episodio. Non mi stupirei di questa molteplicità, che era già nota agli Ebrei fin dai tempi più antichi. Essa non solo denuncia la nostra lontananza dai testi, per cui non riusciamo sempre a metterci d’accordo sul loro significato, ma mostra anche, in determinati casi, la ricchezza delle Scritture e la loro molteplice validità.

II. Come seconda lettera scelgo quella che riporta un passo ancora più duro dell’Antico Testamento: Dio colpisce tutti i primogeniti delle famiglie d’Egitto, causando un lutto incalcolabile e crudele. Noto anzitutto che non è del tutto esatto dire che Dio sacrifica «i bambini». Il primogenito, nelle famiglie numerose, era il più anziano di tutti i figli. Quindi non si tratta solo di bambini, ma di adulti e anche di bambini. In ogni caso Dio non intendeva condannare i primogeniti degli egiziani alla morte eterna, ma soprattutto (si consoli il mio interlocutore) queste morti dei primogeniti non fanno probabilmente parte della storia reale. Nei documenti egiziani non si trova traccia di questo misterioso giudizio di Dio. Si tratta di un racconto idealizzato, che vuol mettere in risalto lo straordinario aiuto di Dio nel far uscire gli Ebrei dall’Egitto. Noi non possiamo oggi sapere bene quale fu questo aiuto, ma esso rimase nella memoria del popolo come quello di un «inizio» straordinario della sua liberazione. Ancora oggi nella festa di Pasqua esso viene cantato da tutti i membri della famiglia riuniti a mensa nel ricordo di questi fatti.

Con questo noi abbiamo non diminuito, ma moltiplicato i problemi: le pagine dell’Antico Testamento non vanno sempre prese alla lettera, ma contengono anche una riedizione sacrale e aulica di una storia antica molto più semplice? Su questo argomento ci sarebbe molto da dire e da discutere, e per oggi me ne astengo. Ma rimane una difficoltà: prescindendo dal fatto, se esso sia avvenuto o no, come mai l’autore sacro ha riportato la notizia della morte dei primogeniti come un fatto sì doloroso, ma anche come qualcosa che Dio può fare senza condanna morale? Ebbene, quando noi leggiamo l’«Antico Testamento» dobbiamo considerare che esso è scritto «dalla parte di Israele», cioè con molta sensibilità per il benessere del popolo e con l’accettazione per gli altri del potere di vita e di morte che Dio ha e che esercita soprattutto sull’uomo peccatore. Si tratta di qualcosa che non è tanto «palatabile» per noi, ma che non faceva alcuna difficoltà per quel tempo.

23 giugno 2009
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Leonardo
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Re: LA BUGIA E' IL MALE DELLA SOCIETA'. Card.Carlo M.Martini

Messaggioda Leonardo » dom giu 28, 2009 8:59 pm

I messaggi al cardinale Carlo Maria Martini

VIRTÙ E COMPORTAMENTI
Il valore degli amici
«Chi trova un amico trova un tesoro» è una famosissima frase biblica (Siracide 6,14) entrata nel linguaggio comune, anche di chi non ha mai aperto la Bibbia oppure non è credente. Eminenza, può spiegarmi che cosa deve fare un amico, che qualità deve avere, che azioni e comportamenti deve tenere nei confronti degli amici per meritarsi di essere considerato un tesoro d’amico?
Giovanni Marcon Mareno di Piave (Treviso)


*La Bibbia parla spesso dell’amicizia.

DA GALILEO A OGGI
Scienza, fede, futuro
Ho imparato la religione come si impara a leggere e a contare: cose che si devono sapere, ovvie, necessarie per vivere nel mondo Ma un giorno uno si sveglia e orecchiando i rumori del grande mondo comincia a porsi delle domande. Questi libri che si dicono «sacri» non hanno un gran senso per uno che li legge come leggerebbe Stendhal. Si devono «interpretare»? Va bene, ma chi dice quale interpretazione sia la giusta? Le scoperte scientifiche recenti, come lo furono già quelle di Galileo, sono abbastanza impietose, almeno a me pare.
Marie-Elisabeth Roger


*L’interpretazione è del Cristo risorto. Non c’è contrasto tra scienza e fede.

LE SCRITTURE
Buonismo e sentimenti
Allego alcune considerazioni avendo da poco letto alcuni passi del Levitico. In particolare 19-18 «amerai il tuo prossimo (usandogli rispetto e indulgenza) come te stesso» e, al passo 10-1, «i figli di Aronne, Nadav e Avihu, presero ciascuno il propri braciere, vi misero dentro del fuoco, posero incenso su di esso e presentarono dinnanzi all’Eterno un fuoco non conforme... dall’Eterno uscì un fuoco che li divorò...». Dio non richiede azioni di slancio emotivo ma una utile e incarnata azione dettata dallo studio delle Scritture. La Teoria è messa in pratica senza nessuna mediazione dettata da opportunismo e integrata al corpo vivente. La spettacolarizzazione dei sentimenti e il buonismo verso il prossimo ne danno invece un’immagine distorta e grottesca dove la «buona azione» è fatta a spot con tanto di lacrimucce a comando. La pratica religiosa risulta così fatta in serie e a proprio modo, ma le cose non sono così.
Umberto Luppi Porto Mantovano (Mantova)

*Immensa grandezza della religione e sue interpretazioni grottesche.

IL CAMMINO DEL PAPA
La traccia divina
L’essere umano porta nel proprio «genoma» la traccia profonda della Trinità, di Dio-amore. Lo ha detto Benedetto XVI in piazza San Pietro. Questo Papa penso che sarà uno dei più grandi re-edificatori della Chiesa Cattolica Universale, sta riconducendo al livello dovuto, tramite i binari della filosofia scientifico-teologica, la «substantia rerum», il concetto delle cose «super materiam». Ha usato la «scientia», cioè il ragionamento logico-deduttivo per dimostrare la Trinità. Senza mancare di rispetto per i predecessori, Papa Benedetto sta riproponendo una Chiesa concettuale - filosofica a fronte dell’impoverimento barbarico relativista.
Romualdo di Valguarnera


*Siamo tutti con il Papa ma non «dimostriamo» la Trinità.
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Re: LA BUGIA E' IL MALE DELLA SOCIETA'. Card.Carlo M.Martini

Messaggioda Leonardo » dom giu 28, 2009 9:06 pm

Oltre dolore e malattia
La forza dentro di noi

Perché questa malattia a me? È colpa dei miei peccati o è un castigo di Dio per colpe che ignoriamo?
Invia un messaggio al cardinale Carlo Maria Martini
Sono un medico di 43 anni e da 6 sono affetta da morbo di Parkinson. Sposata, ho un bimbo di 8 anni. È stato molto difficile rinunciare alla mia vita precedente, in particolare all’attività clinica a contatto con ammalati di gravi patologie. Ho visto decine di persone affrontare con dignità lunghi percorsi di sofferenza per poi morire sereni nella grazia di Dio. Non bisogna mai perdere la speranza e mai lasciarsi sopraffare dal panico. Mi è capitato spesso di svegliarmi nel corso della notte pensando a cosa succederà quando sarò morta. Solo da poco ho capito che l’aiuto dell’amore e di Dio può aiutarti ad affrontare il percorso difficile della vita.
Antonella Di Mario Roma


Amo la vita, sono felice, amo mia moglie, ho un lavoro che mi piace, credo in Dio, vivo intensamente le giornate, amo le cose belle e la natura, mi accontento di ciò che ho, chiedo sempre perdono dei miei peccati. Quando sono solo penso al mistero della vita e della morte fino al punto in cui mai la mente può arrivare, poi penso a Dio. Rimango sempre pieno di paura. Non sono pronto per morire?
Ferdinando Galli Casalbuttano (Cremona)


Due notizie che, apparentemente, non hanno nulla in comune, occupano Tv e giornali: la scomparsa di un aereo dell’Air France e la minaccia dell’atomica da parte della Corea del Nord. Nostra sorella morte, come la chiamava San Francesco, si acquatta ad ogni angolo. Chi scrive è un novantenne che ha moglie con l’Alzheimer da 15 anni e da un anno a letto tracheotomizzata e gastrotomizzata, e un figlio di 62 anni con atrofia spino cerebellare, tracheotomizzato e colostomizzato. Un santo diceva: «De morte subita et improvisa libere nos Domine». Direi il contrario: «Mortem subitam et improvisam concedat nobis Domine».
Mario Spallicci San Paolo del Brasile


Un argomento che non può mancare in una simile corrispondenza è la malattia. Interessa un po’ tutti, direttamente o indirettamente, e suscita molte e gravi questioni: perché la malattia, e perché questa malattia a me? è colpa dei miei peccati e/o delle mie trascuratezze (fumo, alcool ecc.) o è un castigo misterioso di Dio per colpe che ignoriamo, oppure è nulla di tutto questo? E poi: non è ingiusto Dio nel mandare malattie, soprattutto a coloro che più devotamente lo hanno servito? perché tanta sofferenza soprattutto con persone innocenti? perché Gesù ha guarito i malati? perché Gesù non ha risanato tutti i malati del suo tempo? E inoltre: possiamo aver fede nei racconti di guarigione di Gesù riferiti dai Vangeli? esistono ancora oggi fenomeni di guarigione «miracolosa»? e come comportarsi per trarre frutto dalla malattia e non lasciarsi prendere dal pessimismo o dalla disperazione? ecc. ecc. Un grave errore sarebbe certamente quello di cercare risposte solo razionali a un fenomeno che razionale non è, oppure trascurare il Maestro interiore. Quanto all’origine della malattia da peccati palesi o nascosti, Gesù ha atteggiamenti diversificati, a seconda delle persone. Ai discepoli che lo interrogano sul cieco nato, se ha peccato lui o i suoi genitori, risponde: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio» (Giovanni 9,3). Ma al paralitico guarito a Gerusalemme dice: «Ecco che sei guarito: non peccare più». (Giovanni 5,14). In ogni caso parecchie delle lettere che ricevo mi sono di esempio e di aiuto nel superare le difficoltà dovute al morbo di Parkinson. Citerò, tra le altre, due che mi sono state di vera consolazione. Mostrano che non è tanto «trovando le ragioni» della propria malattia, ma cercando di «farsene una ragione», traendone l’impulso ad aiutare anche altri, che si può superare l’inevitabile depressione che accompagna ogni coscienza di malattia un po’ grave. Antonella Di Mario, ti ringrazio per quanto mi scrivi. Sono anch’io convinto che l’amore di Dio è una grande forza soprattutto per il momento della morte. Talvolta mi sveglio di notte con la sensazione della morte vicina, specialmente quando il respiro sembra mancare. Le tue parole mi danno conforto e mi aiutano a guardare con fiducia a ciò che succederà. Fernando Galli, noi non siamo mai abbastanza pronti per morire. Anch’io non so se in quel momento rimarrò in pace o sarò tentato di ribellarmi a Dio e al destino. Ma mi affido al Padre, che guida ogni istante della mia vita, quindi anche quello della morte, e confido in Gesù che morì dicendo: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Vangelo secondo Luca 23,40). Mario Spallicci, partecipo vivamente delle tue grandi sofferenze. Sì, è vero, possiamo anche pregare per una morte subitanea ed improvvisa. Ma l’essenziale è che guardiamo a queste cose con la fiducia di un bambino che si nasconde nel grembo della madre. Perché abbiamo in Dio un padre e una madre, e in Maria madre di Gesù abbiamo anche l’espressione visibile di questo amore.
Card. Carlo Maria Martini
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