I Padri della Chiesa e le eresie

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I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda Citocromo » ven lug 15, 2011 3:23 pm

Nel suo trattato Contro le eresie S. Ireneo da Lione, riferendosi agli gnostici valentiniani, scrive queste parole, che si possono riferire a tutti coloro che sono portatori di un messaggio alternativo alla fede cattolica:

“Tale è dunque la loro dottrina, che né i profeti annunciarono né il Signore insegnò né gli apostoli trasmisero: una dottrina riguardante tutte le cose, che si vantano di conoscere più di tutti gli altri: leggono qualcosa da ciò che non è stato scritto e adoprandosi, come si suol dire, a intrecciare funi con la sabbia, tentano di mettere d’accordo con quanto è stato detto, in maniera verosimile, le parabole del Signore, gli oracoli dei profeti o i discorsi degli apostoli, affinché le loro invenzioni siano confortate da testimonianze bibliche. Calpestando l’ordine e il collegamento delle Scritture e, per quanto sta in loro, dividendo le membra della verità, le riferiscono ad altro e le trasformano, e di una cosa facendone un’altra, ingannano molti con la mal combinata sapienza dei detti del Signore adattati da loro”. (Ad. Haer. I, 8,1)

Inoltre, con un esempio calzante, spiega in modo molto semplice il modus operandi dei dirigenti dei NMR (ad esempio, le astuzie e i trucchi della WT dei tdg):

“Immaginiamo che uno, avendo dinanzi una bella immagine del re, fatta con tessere preziose da un abile artista, ne distrugga la figura umana che ne costituisce il soggetto, sposti le tessere e le rimetta insieme per rappresentare un cane o una volpe, e per di più rappresentati male. Immaginiamo che a questo punto affermi decisamente che questa è la bella immagine del re fatta dall’abile artista, mostrando le tessere che il primo artista aveva disposto bene per rappresentare il re e che l’ultimo ha disposto diversamente per rappresentare un cane, e che, facendo leva sulla bella apparenza delle tessere, riesca ad ingannare gli inesperti che non conoscono la fisionomia del re e a persuaderli che la brutta figura della volpe è la bella immagine del re… Allo stesso modo costoro, cucendo insieme favole da vecchierelle, tolgono le parole, le frasi e le parabole dall’uno e dall’altro contesto della Scrittura e tentano di mettere d’accordo con le loro favole le parole di Dio. E già abbiamo detto quanti passi riescono a mettere d’accordo con ciò che sta entro il Pleroma!” (Ad. Haer. I, 8,1)

Prendendo come esempio il racconto inventato da un tizio, che aveva messo insieme versetti presi a caso dell’Iliade e dell’Odissea, s. Ireneo scrive:

“Ora quale persona semplice non si lascerebbe ingannare da questi versi e non penserebbe che Omero li abbia scritti per trattare questo argomento? Ma chi conosce l’argomento dei poemi omerici riconoscerà bensì i versi, ma non riconoscerà l’argomento, ben sapendo che, di quello che si dice, qualcosa si riferisce ad Ulisse, qualcosa ad Eracle stesso, qualche altra cosa a Priamo o a Menelao ed ad Agamennone. Perciò spostando i versi e ricollocandoli ciascuno al suo posto, toglierà di mezzo questo argomento che ha dinanzi. Così chi conserva salda in se stesso la regola della verità, che ha ricevuto per mezzo del battesimo, riconoscerà bensì le parole, le frasi e le parabole delle Scritture ma non riconoscerà questo blasfemo insegnamento. Perché se anche riconoscerà le tessere, non accetterà la volpe al posto dell’immagine del re; ma, ricollocando al proprio posto ciascuna delle cose dette e adattandole al corpo della verità, metterà a nudo la loro invenzione dimostrandone l’inconsistenza. Poiché però a questa rappresentazione manca l’atto finale, che cioè qualcuno riveli la loro farsa dandole il colpo di grazia, crediamo necessario mostrare in primo luogo quelle cose sulle quali i padri di questa favola sono in disaccordo tra loro, tributari come sono di diversi spiriti erronei. In tal modo si potrà scoprire perfettamente, anche prima della dimostrazione, la saldezza della verità predicata dalla Chiesa e la falsità delle favole inventate da loro”. (Ad Haer. I, 9,4 – 9,5)
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Re: I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda Citocromo » ven lug 15, 2011 3:24 pm

Un altro Padre della Chiesa, S. Cirillo di Gerusalemme, scrive:

“Nell'apprendere e professare la fede, abbraccia e ritieni soltanto quella che ora ti viene proposta dalla Chiesa ed è garantita da tutte le Scritture. Ma non tutti sono in grado di leggere le Scritture. Alcuni ne sono impediti da incapacità, altri da occupazioni varie. Ecco perché, ad impedire che l'anima riceva danno da questa ignoranza, tutto il dogma della nostra fede viene sintetizzato in poche frasi.

Io ti consiglio di portare questa fede con te come provvista da viaggio per tutti i giorni di tua vita e non prenderne mai altra fuori di essa, anche se noi stessi, cambiando idea, dovessimo insegnare il contrario di quel che insegniamo ora, oppure anche se un angelo del male, cambiandosi in angelo di luce, tentasse di indurti in errore. Così "se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un Vangelo diverso da quello che abbiamo predicato, sia anàtema!" (Gal 1, 8 ).

Cerca di ritenere bene a memoria il simbolo della fede. Esso non è stato fatto secondo capricci umani, ma è il risultato di una scelta dei punti più importanti di tutta la Scrittura. Essi compongono e formano l'unica dottrina della fede. E come un granellino di senapa, pur nella sua piccolezza, contiene in germe tutti i ramoscelli, così il simbolo della fede contiene, nelle sue brevi formule, tutta la somma di dottrina che si trova tanto nell'Antico quanto nel Nuovo Testamento.

Perciò, fratelli, conservate con ogni impegno la tradizione che vi viene trasmessa e scrivetene gli insegnamenti nel più profondo del cuore. Vigilate attentamente perché il nemico non vi trovi indolenti e pigri e così vi derubi di questo tesoro. State in guardia perché nessun eretico stravolga le verità che vi sono state insegnate. Ricordate che aver fede significa far fruttare la moneta che è stata posta nelle vostre mani. E non dimenticate che Dio vi chiederà conto di Ciò che vi è stato donato”. (Catechesi 5 sulla fede e il simbolo, 12-13*)

Infatti, il Simbolo della fede è ciò che Ireneo ha chiamato precedentemente “regola della verità”, la quale è sintetizzata nel Credo che recitiamo ogni domenica a Messa. Tuttavia, non basta recitare il Credo; bisogna approfondire gli articoli di fede con una catechesi sistematica, in modo tale che la recita sia consapevole e che la fede poggi su un solido fondamento. Infatti, i portatori di una fede alternativa possono fare breccia nella cittadella di colui che è indifeso in conoscenza biblica e dottrina di fede.
Inoltre, S. Cirillo di Gerusalemme dà una bellissima descrizione della catechesi:

”Ecco ora un altro avvertimento. Ascoltalo e ritienilo sempre bene a mente. Rifletti: queste omelie non sono come le solite, peraltro buone e degne di credito. Se le trascuri oggi, non le potrai recuperare domani. Quando ti si impartirà un'ordinata dottrina sulla rinascita mistica qual è questa che oggi trascuri?
Fa' conto che questo sia il tempo della piantagione degli alberi. Se non scassiamo e non scaviamo in profondità e se non piantiamo bene adesso, come potremo riparare poi il mal piantato prima? Pensa alla catechesi come alla costruzione di un edificio. Se non scaviamo in profondità per porre solide fondamenta, se non raccordiamo e non rinforziamo i muri sì che non manchi la consistenza a tutto l'edificio, ogni fatica precedente risulterà del tutto vana”. (Protocatechesi, n. 11)


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* Testo tratto dall’Ufficio delle Letture
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Re: I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda opepo » sab lug 16, 2011 5:00 pm

Non ho ancora ben compreso che cosa si intenda per padri della chiesa...ad esempio è giusto affermare che Tertulliano sia stato un grande padre della chiesa anche se poi ha abbracciato l'eresia montanista?
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Re: I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda francocoladarci » sab lug 16, 2011 7:12 pm

Caro Tiziano leggi questo interessante link.
http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html
Ciao.
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Re: I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda opepo » sab lug 16, 2011 10:04 pm

Letto...grazie Franco...mi resta di difficile comprensione questa parte ...o almeno mi pare che la frase in blu si contrapponga a quella in rosso

il consenso unanime dei Padri in materia di fede e di costumi è da considerarsi autorità irrefragabile, perché equivale alla dottrina stessa della Chiesa: questo è stato l'insegnamento dei Concili Tridentino (sess. IV) e Vaticano I (sess. III, 22), che proibirono di dare alla S. Scrittura un significato contrario alla dottrina concorde dei Padri della Chiesa; tale consenso non richiede tuttavia l'unanimità numerica, è sufficiente quella morale, quale potrebbe aversi anche dalla testimonianza di pochi, purché dalle circostanze in cui fu emessa si possa arguire che essa rispecchia la fede comune della Chiesa;
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Re: I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda Trianello » dom lug 17, 2011 3:12 pm

I due periodi non sono in contraddizione. Il secondo, infatti, ci specifica che perché si parli di consenso unanime dei Padri su una data dottrina non è necessario che TUTTI i Padri l'abbiano esplicitamente insegnata in qualche loro scritto, ma è sufficiente che almeno alcuni di questi lo abbiano fatto in modo tale che il contesto in cui si espressero possa farci arguire che quanto da loro propugnato sia da considerare come appartenente alla fede della Chiesa in quanto tale. Ciò viene specificato per evitare di incorrere in quella fallacia argomentativa che viene detta argumentum ex silentio. Il fatto che determianti Padri, infatti, non dicano nulla a riguardo di una specifica dottrina non significa che questa non debba essere considerata come verace; che non ne parlino mai, infatti, potrebbe dipendere da un'ìnfinità di motivi, primo fra tutti il fatto che, magari, alla loro epoca nessuna la metteva in dubbio, per cui questi non sentirono la necessità di occuparsene nei loro scritti. Per questo, quindi, nel caso che una determinata dottrina non venga insegnata da TUTTI i Padri, per considerarla come appartenente alla fede cattolica è sufficiente che almeno alcuni di costoro ne parlino in circostanze tali da farci comprendere, appunto, che questi non stessero che esponendo una dottrina comunemente accettata.
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Re: I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda Citocromo » dom ott 09, 2011 4:40 pm

Sant'Ireneo di Lione, inoltre, afferma che coloro che portano un messaggio alternativo alla fede cattolica (grassetto mio):

"Grazie ad una forza di persuasione ingegnosamente combinata sviano la mente dei meno esperti e li fanno prigionieri, falsificando i detti del Signore e diventando, così, cattivi interpreti di ciò che è stato detto bene; rovinano molti, allontanandoli, con il pretesto di una conoscenza, da colui che ha formato e ordinato questo universo, come se potessero mostrare qualcosa di più alto e più grande del Dio che ha fatto il cielo e la terra e tutto ciò che contengono; essi in maniera persuasiva, grazie all'arte della parola, inducono i semplici ad un atteggiamento di ricerca, ma li rovinano in maniera assurda perché rendono il loro pensiero blasfemo e assurdo nei confronti del Demiurgo, non potendo essi distinguere il falso dal vero." (Ad. Haer. I, 1,1)

Sono anche esperti nel mascherare i loro errori dottrinali così bene (Mons. Minuti direbbe che "li incartano") da farli sembrare verità:

"Infatti, l'errore non si mostra in se stesso per non essere colto in flagrante, una volta messo a nudo, ma adornandosi ingegnosamente di un rivestimento verosimile, sembra presentarsi agli inesperti - è ridicolo perfino dirlo - più vero della stessa verità, grazie all'apparenza esterna. Da uno più bravo di noi è stato detto, a proposito di questi tali, che il vetro divenendo simile ad essa per artificio, disprezza una pietra preziosa come lo smeraldo, che è molto stimata da alcuni, quando non ci sia chi sa valutarlo e smascherare l'artificio compiuto ingegnosamente. Quando, ad esempio, si mescola il bronzo con l'argento, chi potrà valutarlo facilmente, se è inesperto? Non vogliamo dunque che qualcuno per colpa nostra sia rapito, come pecore dai lupi, non riconoscendoli per l'insidia della pelle di pecora che li ricopre all'esterno: quei lupi dai quali il Signore ci ha annunciato di stare in guardia, perché dicono cose simili, ma pensano cose diverse." (Ad. Haer. I, 1,2)

Come difendere le persone "culturalmente indifese"? Sant'Ireneo dice una cosa giustissima (a mio avviso): smascherare l'errore, evitando così di sprecare molte parole per dispute inutili.

"Perciò abbiamo tentato di mostrare l'informe e misero corpo di questa subdola volpe, rendendolo manifesto. Infatti non ci sarà più bisogno di molti discorsi per demolire la loro dottrina, una volta resa manifesta a tutti. Quando una belva si nasconde in un bosco e di qui assalta e devasta, se si taglia e si sfronda la selva e si fa apparire la belva stessa, non si deve più faticare per catturarla, perché si vede che quella belva è una belva (si può scorgerla, ci si può guardare dai suoi assalti, si può prenderla di mira da ogni parte, ferirla ed ucciderla). Così anche noi, allorché avremo messo in luce i loro misteri occulti e segreti, non avremo più bisogno di demolire il loro sistema con molte argomentazioni." (Ad. Haer. I, 31,4).
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Re: I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda francocoladarci » lun ott 10, 2011 4:23 pm

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Sant'Ireneo di Lione, inoltre, afferma che coloro che portano un messaggio alternativo alla fede cattolica.

"Grazie ad una forza di persuasione ingegnosamente combinata sviano la mente dei meno esperti e li fanno prigionieri, falsificando i detti del Signore e diventando, così, cattivi interpreti di ciò che è stato detto bene; rovinano molti, allontanandoli, con il pretesto di una conoscenza, da colui che ha formato e ordinato questo universo, come se potessero mostrare qualcosa di più alto e più grande del Dio che ha fatto il cielo e la terra e tutto ciò che contengono; essi in maniera persuasiva, grazie all'arte della parola, inducono i semplici ad un atteggiamento di ricerca, ma li rovinano in maniera assurda perché rendono il loro pensiero blasfemo e assurdo nei confronti del Demiurgo, non potendo essi distinguere il falso dal vero."


Mai parole furono appropriate come in questo tempo, esse calzano perfettamente al "Modus Operandi" dei TdG.
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Re: I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda berescitte » mer ott 12, 2011 11:07 am

Già, secondo me sono calzanti anche se, pur dicendo di voler presentare il vero volto di Dio, di fatto presentano un Dio a cui ben difficilmente potrebbe applicarsi il concetto esatto di divinità. Infatti i tratti specifici di Geova, presentati dalla WT, che si spingono fino alla corporeità spaziata, alla sessualità, al cervello (un cervello che impara studiando le cose!), agli organi di senso, alla collocazione in un luogo con esclusione della sua presenza altrove ecc... né fanno più un Demiurgo d'altri tempi o, se si preferisce, un uomo promosso ad un livello sovrumano ma sempre "marchiato" dalla sua povera (e perfino difettosa) umanità.
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Re: I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda Citocromo » dom ott 16, 2011 9:26 am

Prendendo spunto dal testo letto da Sandro durante la trasmissione di Ottobre a Radio Maria, inserisco questo brano di S. Agostino. I Padri della Chiesa sono straordinari. Da loro abbiamo molto da imparare. Ciò che qui è riferito ai Manichei vale per tutti i seguaci dei MRA.

"Ci si preoccupi piú della correzione degli eretici che della loro rovina.
1. 1. Ho pregato e prego l’unico vero Dio onnipotente, dal quale, per il quale, nel quale sono tutte le cose, o Manichei, affinché - nel confutare e nello smentire la vostra eresia, alla quale anche voi avete probabilmente aderito più con imprudenza che con intenzione disonesta - mi dia una mente pacata e tranquilla, che si preoccupi più della vostra correzione che della vostra rovina. Quantunque infatti il Signore sovverta i regni dell’errore attraverso i servi suoi, tuttavia ordina che gli uomini, in quanto uomini, debbano essere corretti piuttosto che mandati in perdizione. E qualunque cosa sia soggetta a punizione per volontà di Dio prima del divino giudizio finale, sia che ciò avvenga per mezzo di malvagi o di giusti, per mezzo di gente inconsapevole o consapevole, in segreto o apertamente; in ogni caso bisogna credere che tutto questo serve non per la rovina degli uomini, ma come una medicina: coloro che la rifiutano, sono pronti per l’estremo supplizio. Perciò, essendoci in questo universo alcune cose che servono per la punizione corporale - come fuoco, veleno, malattie e altre cose di tal genere - e altre con le quali l’animo si punisce da se stesso, non attraverso sofferenze corporali, ma con i lacci delle sue stesse cupidige - il danno, l’esilio, la privazione, gli oltraggi e altre realtà simili a queste -; invece certe cose non sono tormenti, ma quasi conforto e sollievo dei malati, come ad esempio le consolazioni, le esortazioni, le discussioni, e altri analoghi rimedi: la somma giustizia di Dio mette in opera alcuni tra tutti questi rimedi anche per mezzo di persone cattive ignare, altri invece mediante persone buone consapevoli. Dunque mi sono proposto di scegliere e preferire i mezzi migliori, affinché io abbia la possibilità di accostarmi alla vostra correzione, non con rivalità né con gelosia né con persecuzioni; ma consolando docilmente, esortando benevolmente, disputando amabilmente: così è scritto: non è opportuno che il servo del Signore sia litigioso; ma dev’essere mite con tutti, atto ad insegnare, paziente, che riprende con misura coloro che la pensano in modo diverso 1. Quindi ho deciso di propendere verso questa soluzione: è proprio di Dio donare ciò che è buono a coloro che lo desiderano e lo chiedono.

Quanti sospiri e gemiti per arrivare a comprendere Dio.
2. 2. Infieriscano contro di voi coloro che non sanno a prezzo di quale fatica si trovi il vero, e quanto difficilmente si possano evitare gli errori. Infieriscano contro di voi coloro che non sanno quanto sia difficile e arduo superare le illusioni carnali con la serenità di una mente pia. Infieriscano contro di voi coloro che non sanno con quanta difficoltà guariscano gli occhi dell’uomo interiore, per poter scorgere il suo sole: non questo sole dotato di corpo celeste, che voi venerate, il quale rifulge e irradia agli occhi della carne di uomini e bestie, ma quello del quale è scritto per mezzo del profeta: è sorto per me il sole di giustizia 2; e del quale si dice nel Vangelo: era la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo 3. Infieriscano contro di voi coloro che ignorano con quali sospiri e gemiti si riesce a fare in modo che Dio possa essere compreso, anche se solo parzialmente. Infine, infieriscano contro di voi coloro che mai furono ingannati in un errore tale, quale quello in cui vedono traviati voi.

Agostino a stento con l’aiuto divino si è allontanato dalle favole manichee.
3. 3. Io invece che, a lungo e molto tormentato, alla fine ho potuto scorgere cosa sia quella verità che si comprende senza il racconto di vane favole; io misero, che a stento sono riuscito con l’aiuto di Dio a confutare le vane immaginazioni prodotte dal mio animo, congiunte con opinioni ed errori di diversa provenienza; io che tanto tardi mi sono assoggettato al clementissimo medico che mi chiamava e mi blandiva per dissipare la tenebra della mente; io che ho pianto a lungo, affinché l’immutabile e immacolata sostanza si degnasse a convincermi internamente facendo risuonare in armonia i libri divini; io infine che tutte quelle invenzioni, che con il contatto quotidiano, vi tengono avviluppati e legati, le ricercai con curiosità, le udii attentamente, le credetti con temerarietà; di quelle all’istante persuasi coloro che potei, le difesi ostinatamente e animosamente contro altri; proprio io dunque non posso infierire contro di voi, che ora mi sento in dovere di aiutare come me stesso a quel tempo; e devo trattarvi con pazienza, quanta ne ebbero i miei amici con me, quando erravo rabbioso e cieco nella vostra dottrina.

Si deponga l’arroganza e si cerchi la verità.
3. 4. Ma affinché più facilmente possiate placarvi, e non mi siate avversi con un animo ostile e dannoso per voi stessi, è necessario che io ottenga da voi a qualsiasi condizione, che si deponga ogni arroganza da entrambe le parti. Nessuno di noi dica di aver già trovato la verità: cerchiamola, come se sia ignota ad entrambi. La si può dunque cercare in modo diligente e concorde, purché non si creda con una temeraria presunzione di averla già trovata e conosciuta. Se non posso ottenere ciò da voi, almeno concedetemi che, come se mi foste sconosciuti, io vi ascolti ora per la prima volta e discuta con voi ora come fosse la prima volta. Credo che ciò che chiedo sia giusto: supposta certo questa condizione, che io non preghi con voi, non celebri riunioni comuni, non accolga il nome di Mani, se prima non mi darete una ragione perspicua su tutte le questioni pertinenti alla salvezza dell’anima, senza alcuna ombra.

La purissima sapienza presente nella Chiesa cattolica.
4. 5. Senza parlare di quella purissima sapienza presente nella Chiesa cattolica, alla cui penetrazione pochi uomini
spirituali, e in verità solo in minima parte, giungono senza incertezza in questa vita, causa l’umana condizione (giacché non è la vivacità del capire che rende sicurissima la restante massa del popolo, ma la semplicità del credere); anche tralasciando di parlare di questa sapienza, che voi non credete sia presente nella Chiesa cattolica, ci sono molte altre cose che a buon diritto mi tengono nel suo grembo. Mi mantiene fermo il consenso dei popoli e delle genti; mi mantiene fermo quell’autorità avviata dai miracoli, nutrita dalla speranza, aumentata dalla carità, confermata dall’antichità; mi mantiene fermo la successione dei sacerdoti sulla stessa sede di Pietro apostolo, al quale il Signore affidò da pascere le sue pecore dopo la risurrezione, fino al presente episcopato; mi mantiene
fermo infine lo stesso nome di Cattolica, che, non senza un motivo, solo questa Chiesa ha ottenuto in mezzo a numerosissime eresie, per cui, benché tutti gli eretici vogliano dirsi cattolici, tuttavia se uno domanda a qualche straniero dove si riunisca la Cattolica, nessuno degli eretici ha l’ardire di mostrare la sua basilica o la sua casa. Dunque tali e tanti dolcissimi vincoli del nome cristiano mantengono rettamente fermo il credente nella Chiesa cattolica, benché - a causa della lentezza della nostra intelligenza o del demerito della nostra vita - la verità non si manifesta ancora apertamente. Ma presso di voi, dove non c’è nessuna di queste cose che mi inviti e mi trattenga, risuona solo una promessa di verità: certamente, se questa mi viene dimostrata in modo talmente chiaro che non possa essere messa in dubbio, la si deve preporre a tutte quelle ragioni, dalle quali sono trattenuto in seno alla Cattolica; ma se solo si promette, e non si dimostra, nessuno potrà allontanarmi da quella fede che lega l’animo mio con numerosi e così convincenti argomenti alla religione cristiana." (Contro la lettera di Mani)
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Re: I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda Citocromo » dom ott 30, 2011 2:22 pm

Sant'Agostino distingue molto bene l'eretico, che può essere rappresentato dall'organizzazione religiosa che crea e diffonde un messaggio alternativo alla fede cattolica, dall'errante, la persona "culturalmente indifesa" ingannata dall'errore (grassetto mio):

"1. 1. Se pensassi, o Onorato, che l'eretico e chi crede agli eretici siano una sola ed identica cosa, non riterrei di dover intervenire nella questione, né a parole né per iscritto. Ora, però, vi è una grande differenza tra questi due tipi di persone, dal momento che, secondo la mia opinione, l'eretico è colui che, in vista di qualche vantaggio temporale e, soprattutto, per la propria gloria e per il proprio potere, genera o segue opinioni false e insolite, mentre chi crede agli eretici è un uomo ingannato da un'errata rappresentazione della verità e del sentimento religioso. Appunto per questo ho ritenuto bene di non doverti nascondere quello che penso sul modo di scoprire e di custodire la verità, per la quale, come sai, siamo arsi di grande amore fin dai primi anni della gioventù." (De utilitate credendi)

Nel brano successivo Agostino descrive in che modo viene veicolato l'errore e conclude il discorso con un esempio:

"1. 2. È mia intenzione dunque dimostrarti, se posso, perché i Manichei inveiscano in modo empio e sconsiderato contro coloro che, seguendo l'autorità della fede cattolica, si fortificano credendo e si preparano alla futura illuminazione di Dio prima di poter contemplare quella verità che si coglie solo con la mente pura. Tu sai infatti, o Onorato: noi siamo capitati fra tali uomini unicamente perché promettevano che, messa da parte l'autorità che incute timore, con la pura e semplice ragione avrebbero condotto a Dio e liberato da ogni errore coloro che volessero ascoltarli. Che altro infatti, una volta rifiutata la religione che mi era stata instillata dai miei genitori fin dall'infanzia, mi avrebbe spinto a seguire ed ascoltare diligentemente quegli uomini per quasi nove anni, all'infuori del fatto che dicevano che siamo dominati dalla paura della superstizione e che la fede ci viene imposta prima della ragione, mentre essi non spingono nessuno a credere se la verità non è stata prima discussa e chiarita? Chi non sarebbe allettato da queste promesse, soprattutto essendo un adolescente dall'animo bramoso del vero e reso altresì superbo e loquace dalle discussioni sostenute a scuola con alcuni uomini dotti? Tale allora essi mi trovarono: naturalmente, pieno di disprezzo per quelle che mi parevano favole da vecchierelle e desideroso di possedere, per attingervi, la verità palese e integra da essi promessa. D'altro canto, quale fondato motivo mi tratteneva dall'attaccarmi interamente a loro? Tanto che restai in quello stadio che chiamano degli uditori e non rinunciai alle speranze e alle attività di questo mondo. Senonché vedevo che erano più facondi e ricchi di argomenti nel confutare le dottrine altrui di quanto fossero fermi e sicuri nel dimostrare le proprie. Ma perché dovrei parlare di me, che ero già cristiano cattolico? Quasi esausto e arido per una lunghissima sete, mi sono attaccato con grande avidità a queste mammelle e, gemendo e piangendo profondamente, le agitai e spremetti affinché ne uscisse ciò che a me, così indebolito, potesse essere sufficiente per ristabilirmi e per restituirmi la speranza della vita e della salvezza. Che cosa, dunque, dovrei dire di me stesso? Tu che, non ancora cristiano, per mio consiglio, benché li detestassi vivamente, a fatica hai acconsentito a ritenerli degni di essere ascoltati e presi in considerazione, da quale altra cosa - cerca di ricordare, ti prego - ti sei sentito attratto se non da una certa grande presunzione e promessa di ragioni? Ma siccome discutevano per molto tempo e in modo assai esteso e appassionato degli errori degli sprovveduti - cosa che più tardi ho appreso essere facilissima per chiunque sia appena un po' erudito -, se inculcavano in noi qualcuna delle loro dottrine, pensavamo di doverle far nostre per necessità, dal momento che non ci era offerto altro in cui trovare sollievo. Dunque, con noi essi facevano ciò che sono soliti fare i cacciatori perfidi, i quali configgono i ramoscelli invischiati nei pressi dell'acqua per sorprendere gli uccelli assetati. Interrano e in qualche modo ricoprono interamente le altre acque che sono intorno, oppure ne tengono lontani gli uccelli con spauracchi, in modo che cadano nei loro tranelli non per scelta ma per necessità." (De utilitate credendi)
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Re: I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda Citocromo » mer nov 09, 2011 9:23 pm

Il Vescovo di Ippona esorta i cristiani del suo tempo alla vigilanza, affinchè nessun membro della famiglia cada nell'errore. Questo perchè tutti siamo responsabili della fede nostra e altrui, quella fede che è molto più preziosa dell'oro. Riferendosi alla parabola dei talenti, scrive:

"Avete sentito parlare nel Vangelo del premio dato ai servi solerti e del castigo dato a quelli infingardi. Ora, tutta la colpa di quel servo riprovato e severamente condannato fu questa: che non volle far fruttare il denaro ricevuto 1. Conservò intatta la somma ricevuta, ma il suo padrone voleva gl'interessi. Dio è avaro per quanto riguarda la nostra salvezza. Se così è condannato colui che non ha fatto fruttare il denaro per gli altri, che cosa devono aspettarsi coloro che lo dissipano? Noi dunque siamo i dispensatori, noi distribuiamo, voi ricevete. Noi andiamo in cerca di guadagni: vivete rettamente. Poiché i guadagni del nostro lavoro di dispensatori sono proprio questi. Voi però non dovete pensare che anche voi non abbiate il dovere di dare. Non potete dispensare la parola di Dio da questo luogo più elevato, ma potete farlo dovunque vi troviate. Dove Cristo è offeso, difendetelo; controbattete le critiche, rimproverate i bestemmiatori, tenetevi lontano dalla loro compagnia. In tal modo voi sarete dispensatori se guadagnerete qualcuno. Fate le nostre veci nella vostra casa. Il vescovo è chiamato così, perché sovrintende, perché si prende cura dei fedeli vigilando su di essi. Ciascuno dunque nella propria casa, se è a capo della propria famiglia, deve riguardare come suo l'ufficio del vescovo: deve cioè vigilare sulla fede dei suoi, perché nessuno di loro cada nell'eresia, né la moglie né il figlio né la figlia, nemmeno il servo poiché è stato comprato a sì caro prezzo. L'insegnamento dell'Apostolo ha posto il padrone al di sopra del servo e ha sottomesso il servo al padrone 2, ma Cristo tuttavia ha pagato un unico prezzo per il riscatto d'entrambi. Non disprezzate i più piccoli tra voi, ma procurate la salvezza dei vostri familiari con ogni sollecitudine. Se farete così, sarete dispensatori, non sarete servi infingardi, non avrete da temere una condanna tanto detestabile." (Discorso 94)
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Mi sembra che si debbano ricondurre gli uomini alla speranza di trovare la verità. (Sant'Agostino, Lettere, 1,1)
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Re: I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda Citocromo » lun gen 02, 2012 5:46 pm

In questo passo Agostino dice che la Divina Provvidenza può servirsi delle eresie a vantaggio dei credenti; infatti, esse spingono i credenti a stare più vigili e attenti e ad adoperarsi per difendere la dottrina cattolica dalle loro insidie:

8. 15. Ma, siccome è stato detto con assoluta verità che è necessario che vi siano molte eresie, perché risulti manifesto chi sono i veri credenti tra voi 15, serviamoci anche di questo beneficio della divina Provvidenza. Gli eretici infatti sorgono fra quegli uomini che errerebbero ugualmente, anche se restassero nella Chiesa. Per il fatto che ne sono fuori, invece sono di grande giovamento, non certo perché insegnano il vero che non conoscono, ma perché spingono i cattolici carnali a cercarlo e i cattolici spirituali a renderlo manifesto. Nella santa Chiesa sono moltissimi gli uomini cari a Dio 16, ma essi restano tra noi sconosciuti almeno fino a che, trovando noi piacere nelle tenebre della nostra ignoranza, preferiamo dormire piuttosto che contemplare la luce della verità 17. E però sono molti quelli che sono svegliati dal sonno ad opera degli eretici, perché vedano il giorno del Signore e ne gioiscano 18. Serviamoci dunque anche degli eretici, non per condividerne gli errori, ma per essere più vigili e scaltri nel difendere la dottrina cattolica contro le loro insidie, anche se non siamo capaci di ricondurli alla salvezza. (De vera religione)

Inoltre, le eresie hanno favorito una migliore comprensione delle Scritture che permette di confutare meglio i loro errori:

39. [...] In realtà molti significati delle sante Scritture rimangono occulti e solo pochi spiriti più acuti riescono ad afferrarli. Né vengono compresi o proposti in maniera agevole e comprensibile se non quando vi si è spinti dalla necessità di rispondere agli eretici. Allora infatti anche coloro che trascurano gli studi della dottrina, scosso il sonno, sono spinti ad ascoltare con diligenza per poter ribattere gli avversari. Quanti significati delle sante Scritture concernenti il Cristo-Dio sono stati messi in rilievo nel confutare Fotino! Quanti sul Cristo-uomo nella polemica contro Manicheo! Quanti ancora, a proposito della Trinità, nel polemizzare con Sabellio! E quanti, sull'unità della Trinità, confutando gli ariani, gli eunomiani e i macedoniani! Quante verità (concernenti la Chiesa cattolica diffusa in tutto il mondo, e la mescolanza dei buoni e dei cattivi nella Chiesa sino alla fine del mondo, e come non danneggi i buoni l'uso che degli stessi sacramenti fanno anche i cattivi) sono venute alla luce nella polemica contro i donatisti e i luciferiani e tutti gli altri (se ve ne sono!) che, con errori più o meno somiglianti, dissentono dalla verità! E quante altre interpretazioni ancora sono state pensate sotto la spinta della polemica con tanti altri eretici, che ora sarebbe troppo lungo elencare e menzionare o certo non rientrerebbe nei limiti di quest'opera! (Ennarratio in Psalmos, 67)
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Re: I Padri della Chiesa e le eresie

Messaggioda Citocromo » mer gen 04, 2012 6:33 pm

Sant'Agostino ricorda che la Chiesa ha sempre pregato per la conversione e la salvezza delle persone catturate dall'errore, confidando nell'aiuto di Dio, il solo che può convertire il loro cuore e donare ai credenti la grazia di conservare intatta la fede:

23. 63. [...] Quando infatti non si è pregato nella Chiesa per gli infedeli e i suoi nemici, perché credessero? Quando un credente ebbe un amico, un parente, una moglie non credente, e non chiese a Dio per essi che il loro intelletto si piegasse obbediente alla fede cristiana? E chi non ha mai pregato per se stesso di rimanere nel Signore? O se il sacerdote invocando il Signore sopra i fedeli dice: "Concedi loro, o Signore, di perseverare in te fino alla fine", chi ha osato mai criticarlo, non dico a voce, ma semplicemente nel pensiero? Al contrario ognuno, su tale benedizione, con la fede del cuore e con la confessione del labbro, risponde: Amen. Perché? Che altro pregano i fedeli nella stessa orazione domenicale, soprattutto quando dicono la frase: Non abbandonarci alla tentazione, se non di perseverare nella santa obbedienza? Queste sono le preghiere, questa è la fede con cui è nata, cresce e crebbe la Chiesa, la fede per cui si crede che la grazia di Dio non viene data secondo i meriti di chi la riceve. In verità la Chiesa non pregherebbe perché sia data la fede ai non credenti, se non credesse che Dio rivolge a sé le volontà degli uomini dirette altrove o addirittura contro. Non pregherebbe di perseverare nella fede di Cristo, mai sedotta o vinta dalle tentazioni del mondo, se non credesse che è il Signore ad avere in suo potere il nostro cuore, e che perciò il bene che noi non osserviamo se non con la nostra propria volontà, non lo osserveremmo se proprio lui non operasse in noi anche il volere. Infatti se la Chiesa chiede a lui queste cose, sì, ma poi pensa di potersele dare da se stessa, allora ha delle preghiere non autentiche, ma per modo di dire; guardiamoci bene dal pensarlo! Chi piangerebbe con sincerità per il desiderio di ricevere quello che prega dal Signore, se pensasse di trarlo da se stesso, non da lui? (De dono perseverantiae)
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